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Cassazione Civile, Ordinanza n. 07945/2025 del 25/03/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dall’espropriazione, da parte di un comune, di due suoli appartenenti a privati, destinati alla realizzazione di una strada di collegamento. L’indennità provvisoria era stata depositata, mentre quella definitiva era stata determinata in misura inferiore rispetto a quanto i proprietari ritenevano dovuto. I proprietari hanno quindi proposto opposizione alla stima sostenendo che le aree erano inserite in zona urbanistica edificabile, che avrebbero avuto concreta capacità edificatoria e che la Commissione provinciale aveva in precedenza attribuito un valore maggiore. La corte d’appello, con c.t.u., ha invece ritenuto che i terreni non fossero in zona edificabile, che avessero destinazione a sede viaria e a verde pubblico arredo urbano, e che tali destinazioni integrassero vincoli conformativi; ha quindi escluso la possibilità di valorizzare le aree come edificabili o edificabili di fatto. In cassazione i ricorrenti hanno dedotto: 1) violazione dell’art. 112 c.p.c. per ultrapetizione/extrapetizione, perché la corte avrebbe deciso su natura del vincolo e edificabilità in assenza di contestazione del comune; 2) violazione dell’art. 115 c.p.c. per avere il giudice trattato come contestati fatti asseritamente non contestati; 3) omesso esame e mancata valutazione della c.t.u., che avrebbe stimato un valore superiore; 4) violazione degli artt. 32 e 9 del d.P.R. 327/2001, per avere qualificato il vincolo come conformativo senza considerare la concreta localizzazione dell’opera e la sua eventuale incidenza espropriativa. Il Comune ha resistito eccependo anche il giudicato per una delle parti e chiedendo comunque il rigetto del ricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato l’eccezione di passaggio in giudicato, ritenendo che dal complesso dell’atto di impugnazione e delle procure risultasse la proposizione del ricorso nell’interesse di tutti i soccombenti. Ha poi dichiarato inammissibili tutti e quattro i motivi: i primi due perché la corte territoriale ha correttamente applicato d’ufficio i criteri legali di liquidazione dell’indennità di esproprio, senza essere vincolata dalle allegazioni delle parti; il terzo perché non censurava realmente la ratio decidendi, avendo la corte esaminato la c.t.u. ma motivatamente disatteso le sue conclusioni, e perché mancava l’autosufficienza nel riportare compiutamente i passaggi rilevanti della consulenza e le critiche ad essa mosse; il quarto per difetto di specificità, non essendo stati trascritti né indicati con precisione gli atti da cui avrebbe dovuto emergere la natura espropriativa del vincolo o la ricorrenza dei presupposti eccezionali per il vincolo preordinato all’esproprio. Il ricorso è stato dunque dichiarato inammissibile, con condanna solidale dei ricorrenti alle spese e con applicazione del raddoppio del contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    è richiamato per escludere il vizio di ultrapetizione/extrapetizione, poiché il giudice può qualificare giuridicamente d’ufficio i fatti ai fini della corretta determinazione dell’indennità

  • art. 115 c.p.c.

    non impedisce al giudice di applicare d’ufficio i criteri legali di liquidazione dell’indennità; inoltre il motivo deve confrontarsi con la reale motivazione della decisione

  • art. 360, 1° comma, n. 3 c.p.c.

    è il parametro di dedotta violazione di legge nei motivi di ricorso

  • art. 360, 1° comma, n. 4 c.p.c.

    è invocato per il vizio di ultrapetizione/extrapetizione

  • art. 360, 1° comma, n. 5 c.p.c.

    è invocato per l’omesso esame della c.t.u., ma il motivo è ritenuto inammissibile perché non coglie la ratio decidendi

  • art. 360-bis n. 1 c.p.c.

    consente l’inammissibilità quando la decisione impugnata è conforme alla giurisprudenza di legittimità e non vi sono elementi per mutarla

  • art. 366 n. 6 c.p.c.

    impone di indicare specificamente e trascrivere gli atti e i documenti su cui il motivo si fonda, pena l’inammissibilità per difetto di specificità

  • art. 32 d.P.R. 327/2001

    è richiamato dai ricorrenti per sostenere la rilevanza del vincolo espropriativo nella determinazione dell’indennità

  • art. 9 d.P.R. 327/2001

    è richiamato dai ricorrenti per contestare la qualificazione del vincolo come conformativo

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    fondamento del raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • In materia di indennità di espropriazione, il giudice non è vincolato alle prospettazioni delle parti sulla qualificazione urbanistica del bene, ma deve autonomamente individuare il criterio legale di stima applicabile e decidere in base alla disciplina normativa, anche se ciò comporta di discostarsi dalle allegazioni non decisive delle parti.
  • La destinazione urbanistica a sede viaria o a verde pubblico integra di regola un vincolo conformativo e non un vincolo preordinato all’esproprio; solo in presenza di rigorosi e specifici presupposti può configurarsi un vincolo espropriativo idoneo a incidere sul criterio di liquidazione dell’indennità.
  • Il motivo di ricorso per cassazione che censuri la valutazione di una c.t.u. deve confrontarsi puntualmente con la ratio decidendi della sentenza impugnata e rispettare il principio di autosufficienza, trascrivendo i passaggi essenziali dell’elaborato e indicando in modo specifico le critiche mosse.
  • La deduzione di violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c. non può fondarsi sul solo fatto che il giudice abbia esaminato d’ufficio questioni giuridiche necessarie alla corretta liquidazione del credito o dell’indennità, quando tale esame rientra nei suoi poteri-doveri decisori.
  • Ai fini dell’ammissibilità del ricorso, chi invochi la natura espropriativa di un vincolo urbanistico deve indicare con precisione gli atti da cui risulterebbe la localizzazione puntuale dell’opera e la ricorrenza dei presupposti concreti che derogano alla regola del vincolo conformativo.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataImpugnazioni
RamiEsecuzioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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