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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40928/2023 del 09/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I tre imputati hanno proposto distinti ricorsi in Cassazione avverso la conferma, da parte della Corte d'appello di Firenze, delle condanne pronunciate in abbreviato dal GUP di Prato: Alushaj Mauricio contestava la mancata valutazione dell'esimente della desistenza volontaria e la qualificazione del fatto come rapina consumata anziché tentata, nonché il proprio ruolo (palo) ridotto a mera partecipazione a un furto; Ballhysa Ervis denunciava illogicità nella qualificazione del concorso ex art.110 c.p. (sostenendo che avrebbe dovuto applicarsi art.116 c.p.), omessa motivazione sull'estensione delle aggravanti (art.61 n.5 e art.628 comma 3 n.2 c.p.), diniego dell'attenuante per aver offerto risarcimento (art.62 n.6 c.p.) e vizi nella determinazione della pena; Qazimllari Erikson contestava la valutazione probatoria relativa alla ricettazione, lamentando che la conversazione intercettata usata a fondamento non era temporaneamente collegata alla rapina e che non risultava il rapporto con gli autori materiali. Tutti i ricorrenti chiedevano l'annullamento della sentenza, alcuni con rinvio e altri senza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti e tre i ricorsi. Ha ritenuto che i motivi di Alushaj e Ballhysa fossero in sostanza una rilettura del merito e delle risultanze probatorie già valutate dalla Corte territoriale, privi di autonoma critica giuridica e quindi generici, mentre le doglianze di Qazimllari miravano anch'esse a un improprio sindacato sulle valutazioni di merito. La Corte ha rilevato l'esaustiva motivazione della Corte d'appello, l'adeguata disamina delle prove (in particolare elementi che collegavano i tre all'azione predatoria, sopralluoghi, ruolo di palo, rinvenimento della cassaforte e del denaro) e la correttezza nel rifiuto delle attenuanti invocate. Esiti pratici: dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi; condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende (sentenza resa a Roma il 13/06/2023).

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    La Corte ha ritenuto corretta l'applicazione del concorso di persone nel reato (art.110 c.p.), considerando sufficiente la partecipazione ai sopralluoghi e il ruolo di 'palo' per integrare il concorso nella rapina consumata.

  • art. 116 c.p.

    Richiamata dalla difesa di Ballhysa come alternativa, ma la Corte ha ritenuto che la disciplina del concorso ex art.110 c.p. fosse quella applicabile alla fattispecie, non richiedendo l'impiego della diversa fattispecie prospettata.

  • art. 61 n. 5 c.p.

    Riferimento alle circostanze aggravanti: la Corte ha ritenuto fondate le conclusioni della Corte territoriale circa l'applicabilità delle aggravanti, essendovi elementi che dimostravano consapevolezza e cooperazione nell'azione delittuosa.

  • art. 628 comma 3 n. 2 c.p.

    Richiamato in relazione alle aggravanti connesse alla rapina: la Corte ha confermato la valutazione della Corte d'appello sull'esistenza delle aggravanti di legge in funzione della concreta modalità esecutiva del reato.

  • art. 62 n. 6 c.p.

    Riguardo all'attenuante per aver risarcito il danno, la Corte ha condiviso la Corte territoriale nel ritenere che la mera offerta o la manifestazione di disponibilità a risarcire non costituiscono automaticamente la condizione per riconoscere la diminuente; è richiesta una concreta estinzione o adeguata riparazione.

  • art. 192 c.p.p.

    La Corte ha richiamato il criterio secondo cui la valutazione delle prove è rimessa al giudice di merito, purché la motivazione sia logica e completa; i ricorsi che sollecitano un riesame di merito senza evidenziare vizi di diritto sono inammissibili.

  • Orientamento Sezioni Unite (cfr. "Cena", 29/04/2021)

    Richiamato nelle valutazioni di bilanciamento delle circostanze e nella determinazione della pena; la Corte ha ritenuto che la Corte d'appello avesse applicato correttamente i principi espressi dalle SS.UU. in materia di comparazione tra aggravanti e attenuanti.

Massime di principio

  • Un ricorso in Cassazione che si limiti a proporre una diversa lettura del fatto o a chiedere la rivalutazione delle prove è inammissibile: è necessario indicare vizi di diritto, contraddizioni o omissioni della motivazione percepibili 'ictu oculi'.
  • Per ottenere il riconoscimento della desistenza volontaria è richiesta la prova che la condotta sia stata effettivamente e volontariamente abbandonata prima del compimento del reato; la mera partecipazione a fasi preparatorie o il ripensamento non sufficiente non integra l'esimente.
  • Il ruolo di 'palo' o di ausilio organizzativo può integrare il concorso di persone previsto dall'art.110 c.p. quando vi sia consapevolezza e cooperazione nel disegno criminoso, anche se non si sia entrati materialmente nell'abitazione.
  • L'attenuante per aver risarcito il danno (art.62 n.6 c.p.) richiede atti concreti di riparazione o, quanto meno, una disponibilità attuata in modo concreto: una semplice offerta o missiva di intenzione può non essere sufficiente.
  • Nel contestare una condanna per ricettazione è utile dimostrare il nesso temporale e soggettivo tra la condotta del ricettatore e l'evento delittuoso (es. acquisto immediato, rapporto diretto con gli autori): intercettazioni o contatti lontani nel tempo e privi di collegamento non sempre bastano a fondare la responsabilità.
  • Quando si contestano aggravanti è necessario illustrare in che modo la valutazione del giudice sia illogica o contraddittoria, dimostrando che mancava la conoscenza o la consapevolezza richiesta per l'estensione delle aggravanti stesse.
  • Per massimizzare le possibilità di ammissione del ricorso in Cassazione, la difesa deve concentrare le censure su questioni di diritto (violazioni di norma, vizii formali della motivazione, omessa considerazione di prova decisiva), evitando generiche rielaborazioni del merito.

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