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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8389/2025 del 28/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che confermava il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, diretto o per equivalente, del profitto del reato ex artt. 81, comma 2, e 316-ter c.p. per euro 1.438.825,03. Il ricorrente deduceva: 1) assenza di fumus commissi delicti perché i crediti d'imposta (superbonus 110%) sarebbero derivati da regolari contratti d'appalto e subappalto, con computi metrici congrui, visti di conformità e asseverazioni; i maggiori importi fatturati avrebbero rappresentato legittimi costi di gestione del consorzio ai sensi dell'art. 119 d.l. 34/2020; 2) mancanza del dolo perché la qualificazione delle spese detraibili era incerta e chiarita solo successivamente da norme e circolari; 3) vizio di motivazione circa il periculum in mora, dato che il ricorrente era a conoscenza del procedimento e non aveva depauperato il patrimonio; 4) errore nel calcolo del profitto per mancato scorporo di costi e imposte effettivamente sostenute. In sede di memorie il ricorrente ha inoltre sostenuto che il superbonus è un vantaggio fiscale e non una sovvenzione soggetta all'art. 316-ter, e ha reiterato censure sul quantum del credito.

La decisione

Ricorso rigettato. La Corte ha ritenuto infondati i motivi e ha confermato l'ordinanza di sequestro preventivo. Motivi principali: 1) l'art. 316-ter c.p. si estende anche ai crediti fiscali e quindi al c.d. superbonus; 2) il Tribunale di merito ha accertato un modus operandi consistente in maggiorazioni in fattura non giustificate dai minori importi fatturati dai subappaltatori, con evidenza di un disallineamento sistematico tra fatture dell'appaltante e fatture dei subappaltatori; 3) i costi di gestione del consorzio non risultano, secondo i giudici, documentalmente e funzionalmente collegati agli interventi agevolabili e quindi non rientrano nelle spese "documentate e sostenute" ai sensi dell'art. 119 d.l. 34/2020; 4) il dolo non è escluso: l'assenza di riferimenti nei contratti di subappalto a computi con prezzi diversi e altri elementi probatori hanno dato rilevanza alla finalità fraudolenta; 5) le eccezioni sul calcolo del credito sono state giudicate inammissibili o non specifiche; 6) il periculum in mora è stato adeguatamente motivato in relazione all'entità del credito, all'incapienza patrimoniale e a comportamenti di acquisizione di beni incompatibili con la situazione economica. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato ope legis alle spese.

Norme richiamate

  • art. 316-ter cod. pen.

    La Corte interpreta la locuzione ampia della norma ("contributi, sovvenzioni, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominati, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee") come estensiva ai crediti fiscali, inclusi i crediti derivanti dal superbonus 110%.

  • art. 81, comma 2 cod. pen.

    Richiamato quale riferimento alla determinazione del profitto del reato (concetto di confisca del profitto), applicato al credito d'imposta oggetto di sequestro.

  • art. 119 d.l. 19 maggio 2020, n.34 (Superbonus)

    La Corte rileva che l'art. 119 parla di "spese documentate e sostenute" e richiede un nesso di stretta funzionalità tra le spese e gli interventi agevolabili; i costi generali/di gestione del consorzio non sono automaticamente ricompresi se non sono funzionalmente collegati e documentati rispetto alle lavorazioni agevolate.

  • art. 121 d.l. 19 maggio 2020, n.34 (sconto in fattura)

    Richiamato in riferimento al meccanismo con cui il committente optava per lo sconto in fattura e il consorzio maturava il credito d'imposta oggetto del sequestro.

  • art. 47, comma 3, cod. pen.

    La Corte chiarisce che l'errore su legge extra-penale rileva solo se l'agente ha potuto fondare il convincimento sulla correttezza dell'interpretazione su un comportamento positivo degli organi amministrativi o su un orientamento giurisprudenziale pacifico, o se ha fatto ogni sforzo per informarsi e richiedere chiarimenti.

Massime di principio

  • I crediti fiscali (es. superbonus 110%) possono essere considerati "erogazioni" ai fini dell'art. 316-ter c.p.; pertanto il conseguimento indebito di tali crediti può integrare il profitto del reato soggetto a sequestro e confisca.
  • Perché spese siano ritenute ammissibili ai fini del credito d'imposta serve una documentazione che dimostri il nesso di stretta funzionalità tra le spese e gli interventi agevolabili; costi generali o di gestione non collegati in modo diretto e verificabile rischiano di essere esclusi.
  • La differenza sistematica tra importi fatturati dall'appaltante e quelli fatturati dai subappaltatori costituisce elemento probatorio rilevante per il fumus e può essere valutata come indice di finalità fraudolenta.
  • L'errore sulla legge o su norme amministrative successive non esclude automaticamente il dolo: rileva solo se l'operatore ha potuto ragionevolmente fondare la propria interpretazione su atti o orientamenti chiari dell'amministrazione o se ha adoperato ogni diligenza per ottenere chiarimenti.
  • In tema di misure cautelari reali, il periculum in mora può essere desunto sia da elementi oggettivi (entità e natura dei beni vincolati) sia da elementi soggettivi (comportamenti dell'interessato tali da far temere dispersione del patrimonio); acquisti o movimentazioni patrimoniali incongrue dopo l'avvio del procedimento aggravano il rischio.
  • Contestazioni sul quantum del presunto profitto o su voci di costo devono essere specifiche e documentate: censure generiche o tardive possono essere dichiarate inammissibili o non persuasive.

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