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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33981/2024 del 23/12/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Una società concessionaria di un’area demaniale marittima destinata a stabilimento balneare ha promosso azione di accertamento negativo per contestare la debenza del canone concessorio rideterminato per l’anno 2007 dal Comune, in applicazione dei criteri introdotti dalla legge finanziaria 2007. In primo grado il Tribunale aveva accolto solo in parte la domanda, escludendo alcune voci del canone e rideterminando altri importi, ritenendo tra l’altro non dovuta la tariffazione come pertinenza demaniale commerciale per i manufatti insistenti sul suolo e applicando la riduzione per l’arenile utilizzato solo stagionalmente. In appello l’Agenzia del Demanio aveva chiesto la riforma della decisione e il riconoscimento della legittimità del canone come determinato dal Comune, sostenendo che le opere in muratura erano state acquisite allo Stato ex art. 49 cod. nav. alla scadenza di precedenti titoli concessori e che, quindi, era corretto applicare i criteri di calcolo riferiti alle pertinenze commerciali e alle superfici scoperte, senza riduzione per uso infrannuale. La società, nel ricorso per cassazione, ha dedotto: 1) violazione dell’art. 81 c.p.c., per asserita carenza di legittimazione/interesse dell’Agenzia del Demanio a proporre appello, dopo il trasferimento delle funzioni demaniali alle Regioni e ai Comuni; 2) violazione dell’art. 49 cod. nav., perché la Corte d’appello avrebbe ritenuto l’acquisizione allo Stato delle opere al rinnovo della concessione e non alla cessazione del rapporto, con indebita estensione dell’effetto acquisitivo; 3) ulteriore violazione dell’art. 49 cod. nav., per non aver esaminato il contenuto del precedente titolo concessorio e per aver presunto un’acquisizione automatica senza iniziativa del Comune; 4) violazione degli artt. 1, comma 5, l. n. 296/2006 e 1, comma 4, d.l. n. 400/1993, per avere applicato i criteri OMI anche a manufatti e aree che la ricorrente qualificava come amovibili e per non aver riconosciuto la riduzione del canone in ragione dell’uso limitato alla stagione balneare.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che l’Agenzia del Demanio, pur nel sistema di gestione operativa affidata ai Comuni, conserva legittimazione formale e interesse a contraddire nelle azioni di accertamento negativo relative al canone demaniale, essendo parte del giudizio di primo grado e titolare delle somme. Ha poi dichiarato il secondo e il terzo motivo in parte inammissibili e in parte infondati: inammissibili nella misura in cui non si confrontavano con la ratio decidendi della sentenza impugnata, fondata sul fatto che le opere erano state realizzate in esecuzione di un precedente rapporto concessorio già scaduto; infondati perché l’art. 49 cod. nav. opera, secondo l’interpretazione richiamata, alla scadenza della concessione e il rinnovo, se interviene senza soluzione di continuità e come prosecuzione del rapporto, non impedisce l’acquisizione dei manufatti non amovibili al demanio, salvo diversa previsione. Ha infine dichiarato inammissibile il quarto motivo perché mirava a una diversa ricostruzione fattuale e a censurare il merito del criterio di calcolo del canone, presupponendo inoltre erroneamente che nessuna opera fosse stata acquisita allo Stato. La ricorrente è stata condannata alle spese in favore del Comune di Gaeta e dell’Agenzia del Demanio.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.c.

    La Corte esclude il difetto di legittimazione dell'Agenzia del Demanio a proporre appello, valorizzando la sua presenza nel giudizio di primo grado e l'interesse a contraddire nelle controversie sul canone demaniale.

  • art. 49 cod. nav.

    Le opere non amovibili realizzate su suolo demaniale in concessione si acquistano al demanio alla scadenza della concessione, salvo diversa previsione; il rinnovo automatico o senza soluzione di continuità non esclude l'effetto acquisitivo quando il precedente titolo sia cessato.

  • art. 1, comma 5, L. n. 296/2006

    I criteri di rideterminazione del canone, inclusi i valori OMI, sono ritenuti applicabili alle pertinenze demaniali commerciali e alle superfici considerate dalla Corte secondo l'accertamento di fatto compiuto nei gradi di merito.

  • art. 1, comma 4, D.L. n. 400/1993

    La riduzione del canone rapportata all'effettiva utilizzazione non è applicabile quando la concessione ha finalità turistico-ricreative e comprende strutture permanenti o comunque non limitate a un uso meramente stagionale, secondo l'accertamento svolto in sentenza.

  • art. 49 TFUE

    La Corte richiama la pronuncia della CGUE per affermare che la disciplina nazionale sull'incameramento gratuito delle opere non amovibili alla scadenza della concessione non è in contrasto con la libertà di stabilimento.

  • art. 97 Cost.

    La Corte esclude che l'interpretazione dell'art. 49 cod. nav. e dei criteri di canone contrasti con i principi di buon andamento e imparzialità.

  • art. 98 Cost.

    La Corte esclude una violazione del regime costituzionale relativo ai pubblici impiegati e alla funzione pubblica, richiamato dalla ricorrente solo in via argomentativa.

Massime di principio

  • Nelle controversie sul canone demaniale marittimo, la legittimazione a contraddire può spettare anche all'Agenzia del Demanio, quando essa sia parte del giudizio e risulti titolare dell'interesse patrimoniale connesso alle somme richieste, nonostante la gestione operativa sia affidata al Comune.
  • L'art. 49 cod. nav. opera alla scadenza del rapporto concessorio e l'acquisizione gratuita delle opere non amovibili è compatibile con il rinnovo della concessione solo se il precedente titolo è cessato; il rinnovo non impedisce l'effetto acquisitivo quando si inserisca in una successione di titoli senza continuità negoziale sostanziale.
  • In sede di legittimità non è consentito censurare la ricostruzione dei fatti compiuta dai giudici di merito se il motivo non si confronta con la ratio decidendi della sentenza impugnata, ma si limita a proporre una diversa lettura del titolo concessorio e delle opere insistenti sul demanio.
  • La determinazione del canone demaniale secondo parametri legali e valori di mercato può legittimamente prescindere da una riduzione per uso stagionale quando il titolo e l'accertamento di merito evidenzino un complesso concessorio comprendente strutture permanenti o pertinenze commerciali non limitate all'uso dell'arenile.
  • Quando la controversia riguarda esclusivamente la quantificazione del canone, senza investire l'esistenza del rapporto concessorio o poteri discrezionali dell'amministrazione, il giudizio resta centrato sulla correttezza dei criteri applicati e non sull'an della concessione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProprietà
RamiProcesso civileDiritti reali
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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