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Cassazione Penale, Ordinanza n. 35983/2025 del 05/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello di Torino aveva confermato la condanna dell'imputato per tre episodi di furto in abitazione aggravato, ritenendo provati i fatti e la sussistenza dell'aggravante della minorata difesa. In cassazione l'imputato ha dedotto, con il primo motivo, vizio di motivazione sulla responsabilità, sostenendo in sostanza una lettura alternativa delle risultanze probatorie e contestando la tenuta delle ricognizioni personali e degli elementi valorizzati dai giudici di merito. Con il secondo motivo ha denunciato violazione di legge per il mancato riconoscimento dell'assenza dell'aggravante della minorata difesa, sostenendo che non vi fosse un valido approfittamento delle condizioni delle persone offese. La Corte ha ritenuto il primo motivo non consentito perché volto a rivalutare il merito e le prove, e il secondo manifestamente infondato, richiamando il principio secondo cui l'età senile e la debolezza fisica della persona offesa possono integrare la minorata difesa quando l'agente ne tragga consapevole vantaggio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che il primo motivo riproponeva censure di merito già vagliate dai giudici territoriali e tendeva a ottenere una diversa valutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondato il secondo motivo, osservando che la sentenza impugnata aveva adeguatamente motivato sulla minorata difesa, valorizzando l'età avanzata delle vittime, la loro presenza da sole nelle abitazioni e le modalità con cui l'agente si era introdotto fingendosi un tecnico. Conseguentemente ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • artt. 624-bis c.p.

    richiamati come norme incriminatrici dei furti in abitazione oggetto di conferma in appello

  • art. 625 c.p.

    richiamato quale aggravante del furto aggravato, nel caso concreto con riferimento al mezzo fraudolento

  • art. 61 c.p.

    richiamato quale aggravante comune della minorata difesa

  • art. 616 c.p.p.

    applicato per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito dedurre censure che, pur prospettate come vizio di motivazione, mirino in realtà a ottenere una diversa valutazione del materiale probatorio o una ricostruzione alternativa del fatto, quando la motivazione della sentenza di merito sia congrua ed esaustiva.
  • La ricognizione personale non è resa invalida, di per sé, dalla previa visione della persona da riconoscere in fotografia o su altro supporto, se la valutazione complessiva del giudice di merito dà conto della sua attendibilità.
  • L'aggravante della minorata difesa va apprezzata anche in relazione all'età senile e alla debolezza fisica della persona offesa, quando tali condizioni denotino una vulnerabilità della quale l'agente abbia consapevolmente approfittato.
  • La configurabilità della minorata difesa può essere desunta dal contesto concreto, come l'approccio alle vittime in ambiente domestico e isolato, ove la capacità di autodifesa risulti ridotta e l'agente tragga vantaggio dalla situazione.

Come è indicizzato

MaterieFurto
RamiDelitti contro il patrimonio
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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