Cassazione Penale, Ordinanza n. 01395/2026 del 13/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)
La controversia
La Corte d'appello di Reggio Calabria, quale giudice dell'esecuzione, aveva accolto una richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato ex art. 81 c.p. tra diversi titoli di condanna già irrevocabili, concernenti i reati di associazione di tipo mafioso, reati in materia di stupefacenti, tentate estorsioni e altri fatti. In esito a tale operazione aveva determinato la pena complessiva in anni ventidue, mesi due e giorni venti di reclusione. Il ricorrente ha censurato il provvedimento deducendo violazione di legge e vizio di motivazione esclusivamente sugli aumenti di pena applicati in continuazione: da un lato per il reato associativo ex art. 416-bis c.p., rispetto al quale era stato applicato un aumento di quattro anni; dall'altro per cinque ipotesi di tentata estorsione nell'ambito del procedimento denominato "Morsa sugli appalti", per le quali l'aumento complessivo era stato quantificato in anni cinque, mesi due e giorni venti. In sostanza, la difesa sosteneva l'illogicità o l'inadeguatezza della motivazione sugli aumenti di continuazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze. Ha osservato che il provvedimento impugnato aveva motivato in modo adeguato sia l'aumento riferito al reato associativo, valorizzando gravità, pluralità dei fatti e durata della permanenza, sia gli aumenti relativi alle cinque tentate estorsioni pluriaggravate, ritenendo congruo un incremento inferiore a un anno e quattro mesi per ciascun episodio e sufficiente la motivazione resa, coerente con i principi richiamati dalla difesa. Poiché le censure miravano in parte a ottenere una diversa lettura del merito non consentita in sede di legittimità, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Disciplinando il reato continuato, ha consentito la rideterminazione della pena complessiva mediante aumenti per i reati-satellite già coperti da giudicati distinti.
È richiamato come reato associativo oggetto di uno degli aumenti di pena in continuazione, la cui quantificazione è stata ritenuta congruamente motivata.
È richiamato in relazione alle tentate estorsioni oggetto del calcolo sanzionatorio in continuazione.
È indicato tra i reati oggetto delle sentenze di condanna posti a base della disciplina della continuazione.
È richiamato come norma che disciplina il tentativo, con riferimento alle tentate estorsioni considerate nella continuazione.
La disciplina della continuazione è stata applicata in executivis per unificare i diversi reati e rideterminare la pena complessiva.
Massime di principio
- In sede di legittimità la censura sulla quantificazione degli aumenti per continuazione è inammissibile quando il giudice di merito abbia fornito una motivazione non manifestamente illogica e coerente con la gravità, pluralità e durata dei fatti.
- La determinazione dell'aumento di pena per ciascun reato satellite in continuazione è sindacabile in cassazione solo nei limiti della verifica della congruità e logicità della motivazione, non potendo la Corte sostituire una diversa valutazione del merito.
- Per i reati unificati sotto il vincolo della continuazione, la motivazione sulla pena complessiva è sufficiente se esplicita i criteri seguiti e rende comprensibile perché gli aumenti siano stati ritenuti proporzionati.
- La mera prospettazione di una lettura alternativa della misura degli aumenti sanzionatori non integra un motivo ammissibile di ricorso per cassazione quando non evidenzi un reale vizio di violazione di legge o un deficit motivazionale rilevante.
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