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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25682/2021 del 22/09/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento IRPEF per l'anno 2011 notificato a un soggetto indicato come socio di una s.r.l. L'Ufficio sosteneva che un'operazione di trasferimento di ramo d'azienda, qualificata dalla società come conferimento in altra società, dovesse comportare l'emersione di utili extracontabili da ripartire tra i soci. La Commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso del contribuente; in appello la Commissione tributaria regionale ha confermato il rigetto dell'accertamento, ritenendo decisiva la qualificazione dell'operazione come conferimento e non come cessione. L'Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, denunciando nullità della sentenza per motivazione apparente, ai sensi degli artt. 36 D.Lgs. n. 546/1992, 132 c.p.c., 118 disp. att. c.p.c. e 111 Cost., in relazione all'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato il motivo di ricorso. Ha affermato che la motivazione apparente ricorre solo quando la sentenza, pur formalmente esistente, non consente alcun controllo sul ragionamento decisorio e non raggiunge il "minimo costituzionale" di cui all'art. 111, comma 6, Cost. Nel caso concreto, invece, la sentenza della CTR conteneva una esposizione sufficiente delle ragioni del rigetto dell'appello, benché concisa: il giudice di merito aveva valorizzato la qualificazione dell'operazione come conferimento di ramo aziendale e non come cessione, escludendo così la configurabilità di un corrispettivo e, di conseguenza, di utili divisibili tra i soci. Il ricorso è stato pertanto rigettato, con condanna dell'Agenzia delle Entrate alla rifusione delle spese di lite in favore del controricorrente e distrazione delle spese a favore del difensore antistatario.

Norme richiamate

  • art. 36 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

    Invocato come parametro della validità della motivazione della sentenza tributaria, ma ritenuto non violato nel caso concreto.

  • art. 132 c.p.c.

    Richiamato quale norma sulla struttura della sentenza e sulla necessità di motivazione, ma la Corte esclude che la decisione impugnata ne sia viziata.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    Richiamato in tema di contenuto della motivazione; la Corte ritiene che la motivazione della CTR sia sufficiente, sebbene sintetica.

  • art. 111 Cost.

    La Corte ribadisce che la motivazione deve superare la soglia del "minimo costituzionale"; la motivazione apparente si ha solo quando è impossibile il controllo logico-giuridico della decisione.

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    Norma processuale posta a fondamento del motivo di ricorso per nullità della sentenza.

  • art. 380-bis c.p.c.

    Richiamato solo per la definizione del ricorso in camera di consiglio secondo il rito camerale.

Massime di principio

  • La motivazione è apparente solo quando, pur esistendo materialmente, è tale da impedire qualsiasi controllo sull'iter logico-giuridico seguito dal giudice e non consente di comprendere la ratio decidendi.
  • Una motivazione concisa o sintetica non è per ciò solo nulla, se contiene l'esposizione sufficiente delle ragioni poste a base della decisione e permette di individuare il percorso argomentativo seguito dal giudice.
  • Nel giudizio di legittimità, il vizio di motivazione apparente non sussiste quando la sentenza di merito qualifichi in modo chiaro l'operazione fiscale rilevante e da tale qualificazione faccia discendere, in modo intellegibile, l'esclusione del presupposto impositivo contestato.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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