Cassazione Penale, Sentenza n. 24536/2023 del 07/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per violazione di legge (art. 29 cod. pen.) e vizio di motivazione: la Corte d'appello, pur avendo rideterminato la pena detentiva in misura inferiore (3 anni e 3 mesi) rispetto ai 5 anni inflitti in primo grado, ha confermato le altre statuizioni senza sostituire la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici con l'interdizione temporanea quinquennale prevista dalla legge per le condanne sotto i 5 anni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, rideterminandola in anni cinque. Ha altresì eliminato la pena accessoria dell'interdizione legale durante la pena (art. 32 cod. pen.) per venir meno della base legale dopo la rideterminazione della pena detentiva. La corte ha motivato che, ai sensi della giurisprudenza consolidata e dell'art. 29 cod. pen., la sostituzione della pena accessoria è obbligatoria quando la pena detentiva viene ridotta sotto la soglia legale che impone l'interdizione perpetua, e che ciò può essere fatto d'ufficio e senza rinvio ai sensi dell'art. 620, comma 1, lett. l) c.p.p.
Norme richiamate
"la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni 'importa l'interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici; la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni importa l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni'"
La natura e la durata dell'interdizione dai pubblici uffici sono determinate automaticamente dalla durata della pena detentiva: sopra la soglia di 5 anni l'interdizione è perpetua; tra 3 e 5 anni l'interdizione è quinquennale. Se la pena principale viene ridotta sotto tali soglie, la pena accessoria deve essere adeguata.
L'accordo tra le parti previsto dall'art. 599-bis si estende implicitamente anche ai punti della sentenza in stretta correlazione con esso; tuttavia il giudice di appello è tenuto a sostituire d'ufficio le pene accessorie che risultino incompatibili con la pena rideterminata, anche se la sostituzione non è esplicitamente prevista nell'accordo.
Prevede la pena accessoria dell'interdizione legale durante la pena; tale misura ha bisogno di una base legale collegata alla durata della pena principale e viene meno se la pena principale viene rideterminata in misura tale da non giustificarla.
art. 620, comma 1, lett. l) cod. proc. pen.
Consente alla Cassazione di annullare senza rinvio quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto sul punto e sia possibile procedere direttamente alla determinazione della statuizione censurata; applicata qui per sostituire direttamente la pena accessoria nella misura di cinque anni.
Massime di principio
- Se in sede di appello la pena detentiva viene ridotta al di sotto delle soglie previste dall'art. 29 c.p., il giudice d'appello è obbligato a modificare di conseguenza le pene accessorie (es. interdizione perpetua -> interdizione temporanea quinquennale).
- L'accordo ex art. 599-bis c.p.p. vincola anche le parti e il giudice sui punti strettamente correlati all'accordo, ma non impedisce al giudice di correggere d'ufficio incongruenze legali tra pena principale e pene accessorie.
- La Cassazione può annullare senza rinvio e determinare direttamente la pena accessoria quando la modifica non richiede nuovi accertamenti di fatto (art. 620 c.p.p.), evitando così inutili rimandi.
- Le pene accessorie che risultano "extra legem" o prive di base normativa a seguito di una rideterminazione della pena principale devono essere revocate d'ufficio.
- In casi simili, il difensore dovrebbe chiedere espressamente l'adeguamento delle pene accessorie in funzione della pena rideterminata e, se omesso, può ricorrere in Cassazione per ottenere la sostituzione obbligatoria prevista dalla legge.
Testo integrale
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