Cassazione Penale, Sentenza n. 50047/2023 del 15/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha ritenuto il motivo fondato: ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale di Marsala e ha disposto la trasmissione degli atti al giudice monocratico del Tribunale di Marsala per il prosieguo del giudizio, riconoscendo che il PM aveva correttamente esercitato l'azione penale mediante citazione diretta a giudizio.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza che aveva restituito gli atti al PM perché procedesse "nelle forme dell'udienza preliminare", ritenendo invece che, per il reato di truffa aggravata dalla minorata difesa (art. 640, 2° c., con aggravante art. 61 n.5), l'azione penale dovesse essere esercitata con citazione diretta a giudizio ai sensi dell'art. 550 c.2 cod. proc. pen. (come modificato dal d.lgs. n.150/2022). La restituzione avrebbe creato un'insuperabile stasi del processo, posto che il PM non può reiterare il medesimo decreto di citazione diretta né chiedere un rinvio a giudizio per quel titolo di reato.
Norme richiamate
comma 2 (come sostituito dall'art. 32, comma 1, lett. a) del d.lgs. 10/10/2022, n.150)
Stabilisce che per taluni reati, tra cui la truffa aggravata indicata dall'art. 640 2° comma, il pubblico ministero esercita l'azione penale con citazione diretta a giudizio; la Corte ha interpretato la norma nel senso che, una volta utilizzata correttamente dal PM, il giudice non può disporre la restituzione degli atti per la celebrazione dell'udienza preliminare senza creare una stasi processuale insuperabile.
secondo comma (rea di truffa con le aggravanti, indicata anche al n.2-bis)
Indica la fattispecie della truffa e le sue aggravanti; la Corte la collega alla previsione dell'art. 550 c.2 per determinare la forma di esercizio dell'azione penale (citazione diretta).
d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150 (art.32, comma 1, lett. a))
modifica dell'art. 550 cod. proc. pen.; entrata in vigore 30/12/2022
La modifica ha inserito la truffa aggravata tra i reati per i quali il PM deve procedere con citazione diretta; la Corte ha applicato la novella ratione temporis al decreto di citazione emesso il 2/3/2023.
principio "tempus regit actum"
richiamato implicitamente nella decisione
La Corte ha ritenuto applicabile la legge processuale nuova al caso concreto perché il decreto di citazione è successivo all'entrata in vigore della novella.
giurisprudenza: Sez. 5, n. 38743 del 10/07/2019 (Di Martino)
Precedente che qualifica come abnorme e funzionalmente viziato il provvedimento del giudice che restituisce gli atti al PM quando questi ha esercitato l'azione penale con la citazione diretta per reati esclusi dall'udienza preliminare, in quanto determina una stasi processuale insuperabile.
Massime di principio
- Quando la legge processuale vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (principio tempus regit actum) richiede la citazione diretta per un determinato reato, il pubblico ministero può legittimamente esercitare l'azione con quella forma e il giudice non può validamente ordinare la restituzione degli atti per celebrare l'udienza preliminare.
- La restituzione degli atti al PM, disposta dal giudice del dibattimento per far svolgere un'udienza preliminare non prevista dalla normativa applicabile, è da ritenersi abnorme perché provoca un'insuperabile stasi processuale: il PM non può reiterare la stessa citazione diretta né trasformare il procedimento in una richiesta di rinvio a giudizio per quel titolo di reato.
- In situazioni analoghe il rimedio corretto è il ricorso in Cassazione per abnormità funzionale del provvedimento, che può condurre all'annullamento senza rinvio dell'ordinanza e alla trasmissione degli atti al giudice competente per il prosieguo.
- È essenziale verificare la normativa vigente alla data dell'esercizio dell'azione penale per determinare la forma processuale corretta (citazione diretta vs. udienza preliminare) e applicare il principio tempus regit actum.
- Il giudice del dibattimento deve valutare con cautela eventuali nullità o vizi formali affermati nella citazione diretta: se la soluzione adottata comporta l'impossibilità pratica di ripristinare il corretto corso del procedimento (stasi processuale), la decisione può essere qualificata come abnorme e censurabile.
- Per il PM, quando opera una modifica normativa che impone una forma processuale diversa, è opportuno motivare chiaramente la scelta della forma di esercizio dell'azione penale (es. citazione diretta) nel provvedimento per prevenire contestazioni giudiziarie sulla correttezza della forma scelta.
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