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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 36518/2023 del 29/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Genertel conveniva Poste Italiane per ottenere il risarcimento del doppio pagamento disposto con un "bonifico domiciliato": secondo Genertel Poste avrebbe pagato la somma non al beneficiario indicato ma a un terzo che esibì un documento di identità falso, costringendo Genertel a rifare il pagamento al legittimo beneficiario.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Genertel, confermando la sentenza di appello favorevole a Poste Italiane. Il giudice di merito aveva inquadrato il bonifico domiciliato come una delegazione di pagamento regolata dal contratto/mandato e aveva ritenuto che Poste avesse adempiuto con la diligenza richiesta: sulla quietanza risultavano annotati estremi del documento, codice fiscale e la parola chiave (password) coincidenti, così da legittimare il pagamento. La Corte ha ritenuto che l'art. 43 legge assegni non fosse automaticamente estensibile al bonifico domiciliato e che, comunque, il regime applicabile fosse quello contrattuale con possibilità per la mandataria di fornire prova liberatoria di aver usato la dovuta diligenza. Il ricorso è stato pertanto respinto; le spese di giudizio di legittimità sono state compensate e la ricorrente è stata condannata al versamento di un ulteriore contributo unificato previsto dalla norma.

Norme richiamate

  • R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 (Legge assegni), art. 43, comma 2

    La Corte ha escluso l'automatica estensione di questa norma (che disciplina la responsabilità per il pagamento di un assegno a persona diversa dal prenditore) al bonifico domiciliato: la fattispecie è diversa e disciplinata, nella specie, dal rapporto contrattuale/mandato. Inoltre la giurisprudenza consente alla banca un'onere di prova liberatoria dimostrando la dovuta diligenza.

  • Codice civile, art. 1176, comma 2

    Fornisce lo standard di diligenza professionale richiesto all'operatore (Poste) in qualità di prestatore qualificato: la Corte lo applica per valutare se Poste ha agito con la diligenza dovuta nella identificazione del percettore.

  • Codice civile, art. 1218

    Regola la responsabilità per l'inadempimento; la Corte la utilizza come principio generale per inquadrare la responsabilità contrattuale e il relativo onere probatorio.

  • Codice civile, art. 1189

    Richiamato per osservare che l'assetto contrattuale può derogare alla regola generale di liberazione del debitore che paga in buona fede al creditore apparente; nel rapporto di mandato il mandatario che paga a persona diversa deve dimostrare la diligenza.

  • Preleggi, art. 12 (disposizioni sulla legge in generale)

    Invocato dalla ricorrente per chiedere analogia con la disciplina degli assegni; la Corte ha escluso la necessità di ricorrere ad analogie perché il bonifico domiciliato è già regolato dal diritto del mandato/contratto.

  • D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, art. 35, comma 2

    Norma sui documenti di identità: la Corte ha ritenuto che le condizioni contrattuali non imponevano l'esibizione di più documenti e che, in mancanza di prescrizione normativa o contrattuale chiara, il riscontro di un documento apparente e degli ulteriori elementi (codice fiscale, password) può essere sufficiente.

  • Codice civile, artt. 1362, 1366, 1370

    Principi sull'interpretazione del contratto: la Corte conferma che l'interpretazione del contratto è attività di merito e che il giudice di merito ha fornito una lettura plausibile delle condizioni generali (quali gli obblighi di verifica dei "documenti di riconoscimento presentati").

  • Codice civile, art. 2697

    Regola la ripartizione dell'onere della prova: la Corte ha riaffermato che il giudice di merito correttamente ha valutato l'onere probatorio e ha ritenuto che Poste avesse fornito prova liberatoria della diligenza mediante le risultanze processuali.

  • Codice di procedura civile, art. 115

    Richiamato in relazione al possibile travisamento probatorio: la Corte ha ritenuto che non sussistesse errore nel giudizio di valutazione delle firme e delle prove compiuto dal giudice di merito.

  • Codice di procedura civile, art. 360 (primo comma, nn. 1,3,4,5)

    Norme sulle critiche ammissibili in cassazione: la Corte ha declinato le censure della ricorrente come inammissibili o infondate perché attengono ad accertamenti di fatto, interpretazioni contrattuali o valutazioni di diligenza riservate al giudice di merito.

Massime di principio

  • Il bonifico domiciliato va inquadrato come una delegazione di pagamento regolata dal contratto/mandato e non è automaticamente assimilabile all'assegno bancario ai fini dell'applicazione dell'art. 43 legge assegni.
  • La responsabilità dell'istituto che esegue il bonifico domiciliato è di natura contrattuale: l'operatore professionale può esonerarsi dimostrando di aver applicato la diligenza professionale richiesta (art. 1176, comma 2 c.c.).
  • L'onere probatorio può ricadere sull'istituto che, a fronte della contestazione, deve dimostrare l'esatto adempimento ovvero di avere adottato tutte le cautele richieste; il giudice può inferire la prova liberatoria anche da elementi documentali e presunzioni motivate quando manca una copia riprodotta del documento esibito allo sportello.
  • La presentazione di un documento di identità apparentemente valido, la coincidenza del codice fiscale e la conoscenza della password indicata nella disposizione telematica possono, in concreto, costituire elementi sufficienti per ritenere adempiuto l'obbligo di identificazione, salvo diversa prescrizione normativa o contrattuale esplicita.
  • Raccomandazioni (es. circolari ABI) che suggeriscono l'uso di due documenti non hanno carattere prescrittivo automatico: non costituiscono di per sé best practice obbligatoria se non recepite dalla legge o dal contratto.
  • Le valutazioni di fatto, l'interpretazione delle clausole contrattuali e l'apprezzamento della diligenza professionale sono attività riservate al giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo nei limiti stretti previsti dalla legge (vizi di motivazione, travisamento probatorio o omesso esame di un fatto decisivo).

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