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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 17641/2023 del 20/06/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di pagamento per prestazioni rese nell'ambito del servizio "dialisi estiva" (assistenza a pazienti in ferie nella regione) per il periodo 2013-2015; la ASP aveva corrisposto tali compensi per anni antecedenti e successivi ma non per il periodo 2013-2015. In primo grado era stato emesso decreto ingiuntivo favorevole al ricorrente; la Corte d'Appello di Reggio Calabria ha revocato il decreto ingiuntivo ritenendo che la materia fosse regolata dalla disciplina delle "prestazioni aggiuntive" (d.l. 402/2001 e successivi richiami contrattuali) per il personale dirigente, prevedendo autorizzazione regionale, condizioni soggettive e contrattazione della tariffa, elementi non allegati dal ricorrente, e avendo l'ente ridotto impegni lavorativi e di spesa per vincoli di bilancio

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo del ricorso di Pietro Raco, ritenendo che, anche qualora non ricorressero i presupposti per le "prestazioni aggiuntive", lo svolgimento di lavoro oltre il debito orario e con il consenso (anche implicito) del datore di lavoro integra il diritto al pagamento ai sensi dell'art. 2126 c.c. La sentenza di appello è cassata e la causa è rimessa alla Corte territoriale affinché verifichi l'esistenza del credito retributivo e quantifichi l'indennità sulla base delle misure orarie previste per il lavoro straordinario dalla contrattazione collettiva, senza attribuire rilievo ai limiti orari di ricorso allo straordinario o ad altri vizi dell'incarico; il secondo motivo è assorbito

Norme richiamate

  • art. 2126 c.c.

    Norma centrale per la remunerazione del lavoro straordinario: la Corte la applica anche nel pubblico impiego privatizzato per riconoscere il diritto al compenso se la prestazione è stata resa e autorizzata (anche implicitamente); la presenza dell'autorizzazione, pur se illegittima, non esclude il diritto alla retribuzione

  • art. 2108 c.c.

    Richiamato per affermare l'operatività di principi contrattuali anche nel pubblico impiego contrattualizzato, in collegamento con gli obblighi retributivi del datore di lavoro

  • d.l. 402/2001, art. 1, co. 2 (conv. L. 1/2002) e successive proroghe

    Disciplina normativa delle "prestazioni aggiuntive" (anche in combinato con disposizioni contrattuali successive) che richiede autorizzazione regionale, condizioni soggettive dei lavoratori e contrattazione della tariffa; la Corte territoriale aveva qualificato la domanda in tale ambito ritenendo mancanti i requisiti

  • art. 13 CCNL 10.4.2008 (normativo 2006-2009, economico 2006-2007) e art. 12 CCNL 31.7.2009 (economico 2008-2009)

    Richiamati come riferimenti contrattuali che rinviano alla disciplina delle prestazioni aggiuntive; la Corte d'Appello ha ritenuto che, in assenza degli elementi richiesti da quelle norme, non potesse riconoscersi la relativa indennità

  • art. 330 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla tempestività della notifica del ricorso per cassazione: la Corte ha ritenuto valida la notifica presso la PEC del procuratore costituito, sussistendo i presupposti dell'art. 330 c.p.c.

  • artt. 115 e 116 c.p.c.

    Norme processuali richiamate nel primo motivo di ricorso (vizio di motivazione e prova); contestazioni non accolte in punto di tempestività e rilevanza degli elementi probatori relativi alla concreta esecuzione delle prestazioni

  • art. 36 e art. 35 Cost.

    Principi costituzionali richiamati per sottolineare la tutela della retribuzione e la centralità della protezione del lavoro, utilizzati per sostenere l'obbligo di pagamento delle prestazioni effettivamente rese

  • Cass. 22 luglio 2022, n. 23506

    Giurisprudenza di riferimento che precisa che, nel pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per lavoro straordinario presuppone la previa autorizzazione dell'amministrazione ma che tale autorizzazione, anche se illegittima, non elimina il diritto del lavoratore al compenso; la Corte di Cassazione si è richiamata a questo principio

  • Corte Costituzionale 27 gennaio 2023, n. 8

    Rilevata per confermare la centralità della tutela dei diritti retributivi e per sostenere che l'art. 2126 c.c. tutela la prestazione concretamente eseguita, giustificando la pretesa retributiva e, in caso di già erogato il compenso, l'irripetibilità

Massime di principio

  • La mancata qualificazione della prestazione come "prestazione aggiuntiva" (per mancanza di autorizzazione regionale, condizioni soggettive o tariffazione contrattuale) non esclude automaticamente il diritto del lavoratore alla retribuzione: se il lavoro è stato effettivamente svolto oltre il debito orario con consenso del datore di lavoro, si applica l'art. 2126 c.c. (lavoro straordinario)
  • L'autorizzazione al lavoro straordinario può essere anche implicita: la richiesta o l'accettazione del servizio da parte del datore di lavoro integra il consenso necessario per il riconoscimento del compenso, anche se la stessa autorizzazione risulti formativamente o contrattualmente viziata
  • I vincoli di bilancio o l'incoerenza degli impegni di spesa non possono, di per sé, privare il prestatore del diritto alla retribuzione per prestazioni effettivamente rese e autorizzate; eventuali responsabilità o recuperi possono riguardare i funzionari responsabili, non il lavoratore
  • In sede di prova il lavoratore deve dimostrare l'effettiva prestazione e l'elemento di accettazione/autorizzazione; il giudice quantificherà il credito secondo le misure orarie previste dalla contrattazione collettiva per il lavoro straordinario
  • Se la prestazione è illegale o contraria a norme di tutela del lavoratore (illecito dell'oggetto o della causa), può venire meno il diritto alla retribuzione; tale evenienza è distinta dal caso di prestazioni sanitarie normali (come la dialisi estiva), che rientrano nella normale causae del rapporto di lavoro
  • Per il datore di lavoro pubblico è raccomandabile documentare autorizzazioni e limiti di spesa per evitare futuri contenziosi e potenziali responsabilità interne, ma questa documentazione non può retroattivamente cancellare il diritto del lavoratore a essere retribuito per lavoro effettivamente svolto

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