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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18070/2026 del 20/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. È stata confermata, in sostanza, la responsabilità già affermata nei gradi di merito per il reato contestato.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per arbitraria occupazione di immobile altrui. Con il primo motivo deduceva violazione del principio di correlazione tra imputazione e sentenza, sostenendo che vi fosse uno scostamento tra il fatto contestato e quello ritenuto in decisione. Con il secondo motivo lamentava una errata valutazione del compendio probatorio. Con il terzo motivo deduceva l'intervenuta prescrizione del reato. La Corte ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato, osservando che non vi era alcuna assoluta e reale difformità tra accusa e decisione e che l'imputato aveva potuto difendersi sul fatto oggetto di contestazione; ha dichiarato non consentito il secondo motivo perché diretto a ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio; ha ritenuto infondato anche il terzo motivo, affermando che, trattandosi di reato permanente contestato con indicazione chiusa del tempus commissi delicti, la prescrizione decorre dalla data di cessazione indicata nell'imputazione e non risultava ancora maturata alla data della sentenza di appello.

Norme richiamate

  • art. 633 c.p.

    La condotta di arbitraria occupazione di un immobile legittimamente appartenente a terzi è stata ritenuta integrata; lo stato di abbandono del bene è stato giudicato irrilevante.

  • principio di correlazione tra imputazione e sentenza

    È violato solo in caso di assoluta e reale difformità tra accusa e decisione, tale da determinare una trasformazione radicale del fatto e un concreto pregiudizio del diritto di difesa; non basta un mero raffronto letterale tra contestazione e sentenza.

  • art. 157 c.p.

    Richiamato in relazione alla disciplina della prescrizione, con applicazione della regola sul dies a quo nei reati permanenti contestati con indicazione chiusa del tempus commissi delicti.

  • legge n. 103 del 2017

    Indicata come disciplina applicabile nel caso di specie ai fini del calcolo del termine di prescrizione.

  • art. 616 c.p.p.

    Base della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La violazione del principio di correlazione tra imputazione e sentenza sussiste solo quando la decisione introduce un fatto diverso nei suoi elementi essenziali, con reale pregiudizio del diritto di difesa; non è sufficiente una difformità meramente testuale o descrittiva.
  • In sede di legittimità non è consentito chiedere una nuova valutazione del compendio probatorio o una diversa lettura delle risultanze processuali rispetto a quella compiuta dai giudici di merito.
  • Nel reato permanente contestato con indicazione chiusa del tempus commissi delicti, il termine di prescrizione decorre dalla data di cessazione della condotta indicata nell'imputazione.
  • Lo stato di abbandono del bene non esclude, di per sé, la configurabilità dell'arbitraria occupazione di immobile altrui, quando resti accertata la legittima appartenenza del bene a terzi e l'occupazione abusiva.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFurto
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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