Cassazione Penale, Sentenza n. 32476/2022 del 05/09/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente contestava di essere stato processato due volte per lo stesso fatto. Aveva patteggiato per l'importazione di 3,333 kg di cocaina; successivamente, in carcere, nel suo borsone era stato rinvenuto un ulteriore quantitativo di circa 350 g di cocaina oggetto del presente procedimento (rito abbreviato). Sosteneva che si trattava della medesima partita di stupefacente già oggetto del patteggiamento e che, quindi, l'azione penale a suo carico per quella detenzione era preclusa dall'art. 649 c.p.p. (divieto di ulteriori procedimenti per il medesimo fatto).
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Milano. Ha stabilito che i giudici di merito non hanno esaminato adeguatamente la questione decisiva: se lo stupefacente rinvenuto nel borsone fosse parte della stessa partita importata o no, se la detenzione fosse cessata con l'arresto (vale a dire se il borsone fosse entrato nella disponibilità della polizia penitenziaria e quindi non più nella disponibilità effettiva dell'imputato) oppure se la disponibilità effettiva fosse perdurata. La Cassazione ha richiamato i principi sulla rilevanza dell'animus detinendi e della concreta disponibilità della res illicita e i criteri per applicare l'art. 649 c.p.p. (identità del "medesimo fatto storico"), rimettendo alla Corte territoriale la verifica fattuale e motivata sulla unità o autonomia delle condotte e, quindi, sulla eventuale assorbimento della detenzione nell'importazione o sulla configurabilità di autonomo reato.
Norme richiamate
La norma preclude un nuovo procedimento quando si tratti del "medesimo fatto storico"; la valutazione richiede accertamento della corrispondenza storico-naturalistica della fattispecie nei suoi elementi (condotta, evento, nesso causale, circostanze di tempo, luogo e persona).
d.P.R. n. 309 del 1990 (Testo Unico in materia di stupefacenti)
Secondo la giurisprudenza citata, la detenzione illecita può essere assorbita nella condotta di importazione quando si tratti di espressione unitaria e non frazionata della stessa manifestazione di disposizione della sostanza; viceversa, se la condotta può essere ricostruita come autonoma o come elemento di una fattispecie più ampia, non opera la preclusione.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi richiamati nella sentenza)
La detenzione rilevante penalisticamente richiede coscienza e volontà, animus detinendi e concreta disponibilità della cosa; la nozione di "medesimo fatto storico" e i precedenti indicano i casi di assorbimento delle condotte o, al contrario, le ipotesi in cui si può configurare concorso formale di reati o diversa ricostruzione del fatto già giudicato.
Massime di principio
- L'art. 649 c.p.p. opera soltanto quando il nuovo procedimento riguardi lo stesso fatto storico: occorre verificare corrispondenza di condotta, evento e circostanze di tempo, luogo e persona.
- Per la detenzione di stupefacenti rileva non la durata, ma la presenza dell'animus detinendi e della concreta disponibilità della sostanza (diretta o mediata).
- Se lo stupefacente rinvenuto in un momento successivo appartiene alla stessa partita importata e la detenzione è parte della medesima espressione unitaria di disposizione della sostanza, la detenzione può essere assorbita nell'importazione ed il nuovo procedimento essere precluso.
- Se, invece, la condotta può essere ricostruita come autonoma o la precedente valutazione può essere riconsiderata per inquadrarla in una fattispecie più ampia (concorso formale o diversa qualificazione), l'art. 649 non impedisce il nuovo giudizio.
- Nei casi pratici è fondamentale l'accertamento fattuale (analisi sulle tracce, provenienza della partita, modalità di custodia del borsone, testimonianze, registri di custodia della polizia penitenziaria) per stabilire se la disponibilità dell'imputato sia cessata con l'arresto o sia perdurata.
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