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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38314/2023 del 19/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Arcieri è gravemente indiziato del reato previsto dall'art. 319-ter c.p., in quanto, nella qualità di giudice della Commissione tributaria della Regione Lombardia, avrebbe stipulato un accordo corruttivo con Luigi Bentivoglio per ottenere un esito favorevole in un giudizio tributario di secondo grado a favore della società dei figli di Bentivoglio, ricevendo denaro o altra utilità. Dopo la sostituzione della misura degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora nel comune di Milano, l'imputato ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura con una meno afflittiva (divieto di dimora nei Comuni della provincia di Brescia), sostenendo, tra l'altro, che siano trascorsi tempi rilevanti (dimissioni dalla carica da circa un anno e assenza di altri fatti delittuosi) che renderebbero attenuate le esigenze cautelari; il Tribunale e la Corte d'appello hanno invece ritenuto sussistente il pericolo di inquinamento probatorio e di recidiva, anche alla luce di un episodio sopravvenuto consistente in un avvicinamento dell'imputato a una teste, valutato come indicativo della persistenza della personalità delinquenziale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il Tribunale d'appello poteva legittimamente confermare l'obbligo di dimora fondandosi su esigenze cautelari diverse da quelle indicate nel provvedimento impugnato (ad es. pericolo di inquinamento probatorio e di recidiva) e che le dimissioni dall'incarico non hanno valore assoluto di attenuazione delle esigenze cautelari: il tempo trascorso va valutato in rapporto alla concreta situazione dell'indagato, alla sua storia e alla eventuale comparsa di fatti nuovi (qui, l'avvicinamento a una teste) che possono confermare la persistenza del rischio. Ha ritenuto non manifestamente illogica la valutazione del Tribunale circa l'adeguatezza dell'obbligo di dimora rispetto al divieto di dimora limitato alla provincia di Brescia e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 319-ter cod. pen.

    Norma oggetto dell'accusa: reato contestato all'imputato (reato correlato a condotte corruttive nell'ambito di funzioni giudiziarie/tributarie), cui sono riferiti gli indizi che giustificano la misura cautelare.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Disciplina le esigenze cautelari che legittimano l'applicazione delle misure. La Corte sottolinea che il tribunale del riesame o dell'appello può valutare e confermare la misura anche invocando esigenze diverse da quelle indicate nel provvedimento impugnato.

  • Cass., Sez. 1, n. 28525 dell'8/09/2020 (Signore)

    Giurisprudenza richiamata a sostegno del principio secondo cui il giudice dell'appello cautelare può confermare la misura per ragioni diverse da quelle del provvedimento di primo grado.

  • Cass., Sez. 6, n. 26458 del 12/03/2014 (Riva)

    Precedente che conferma la possibilità di diverso inquadramento delle esigenze cautelari in sede di riesame/appello rispetto alla motivazione originaria.

  • Cass., Sez. 6, n. 22799 del 23/03/2022

    Richiamata per il principio che, in relazione al pericolo di recidiva, devono valutarsi condizioni di vita, rapporti sociali e inclinazione delinquenziale dell'indagato; le dimissioni non sono automaticamente decisive.

Massime di principio

  • Il tribunale d'appello o del riesame può confermare una misura cautelare facendo riferimento a esigenze diverse da quelle indicate nel provvedimento impugnato: va valutata la sussistenza complessiva delle esigenze cautelari, non solo la motivazione originaria.
  • Il tempo trascorso dall'interruzione della funzione pubblica o dalla commissione del reato è un elemento di valutazione ma non ha valore assoluto: va collegato alla storia dell'indagato, alla sua personalità e ad eventuali fatti sopravvenuti.
  • Fatti nuovi sopravvenuti (es. tentativo di avvicinare un testimone) possono riqualificare il rischio di inquinamento probatorio o di recidiva e giustificare il mantenimento di misure più restrittive.
  • La scelta tra misure cautelari alternative (es. obbligo di dimora nel comune versus divieto di dimora in una provincia) richiede una motivazione concreta che colleghi le caratteristiche delle misure al caso specifico; la valutazione del giudice è valutata in termini di logicità e adeguatezza, non solo di mera descrizione delle misure.
  • La rimessione a precedenti motivazioni non è sempre sufficiente: tuttavia il giudice d'appello non è vincolato dalle decisioni precedenti e può integrare la valutazione con elementi nuovi emersi nel frattempo.
  • Chi chiede la sostituzione di una misura con una meno afflittiva deve fornire elementi concreti che dimostrino l'attenuazione delle esigenze cautelari e l'idoneità della misura alternativa a neutralizzare i rischi individuati.

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