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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48558/2023 del 06/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di liquidazione dell'equa riparazione per presunta ingiusta sottoposizione alla misura cautelare degli arresti domiciliari (periodo indicato nel ricorso: dal 05/11/2019 al 10/12/2020). La ricorrente era stata arrestata (nel testo risultano fatti già dal 05/11/2017) dopo il rinvenimento nella casa comune di circa 300 grammi di cocaina, bilancini di precisione e materiale per il confezionamento; il convivente Giovanni Destro è stato condannato per spaccio mentre la Saggio è stata assolta dal Tribunale di Teramo ritenendo la sua condotta mero atteggiamento di connivenza non punibile.

La decisione

La Corte territoriale (Appello) aveva respinto la domanda di equa riparazione ritenendo sussistente "colpa grave" della Saggio in termini di connivenza passiva: la situazione materiale (quantitativi non modici di stupefacente visibili in ambienti comuni, bilancini, ritagli, dichiarazione del Destro sull'uso dei proventi per la famiglia) dimostrerebbe la conoscenza e la tolleranza dell'attività illecita. Il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile; la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero (liquidate in complessivi € 1.000) e al versamento di € 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    La norma esclude o limita l'equa riparazione quando la ingiusta misura cautelare sia dipesa da colpa grave dell'interessato; la Corte ha interpretato la colpa grave estendendola anche alla "connivenza passiva" che integri gravità colposa ostativa al riconoscimento del diritto.

  • art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma sostanziale che disciplina i reati di cui la compagna del ricorrente è stata assolta e il convivente condannato; richiamata per definire la fattispecie di riferimento (detenzione e spaccio di stupefacenti).

  • art. 2 Costituzione

    Riferimento ai doveri di solidarietà sociale: la Corte ha valorizzato la violazione di tali doveri come indice di condotta gravemente colposa quando si tollera l'attività illecita che lede beni giuridici tutelati.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per imporre alla ricorrente, considerata responsabile della causa di inammissibilità del ricorso, l'obbligo di versare una somma alla Cassa delle ammende (liquidata in € 3.000).

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata come parametro interpretativo in tema di riconoscimento dell'indennità e conseguenze economiche; la Corte ha rilevato che non sussistono elementi per ritenere che la ricorrente non versasse in colpa ai fini dell'onere previsto.

Massime di principio

  • L'assoluzione nel merito non esclude automaticamente che sussista "colpa grave" ai fini dell'equa riparazione: la colpa grave può emergere come connivenza passiva anche quando manca la prova di concorso nel reato.
  • La valutazione della colpa grave si fonda su elementi fattuali: quantità di droga, modalità e luoghi del rinvenimento (ambienti comuni), presenza di strumenti per il confezionamento e dichiarazioni sui proventi possono integrare conoscenza e tolleranza dell'attività illecita.
  • La connivenza passiva è rilevante se l'atteggiamento della persona era tale da poter impedire o ostacolare lo svolgimento del reato o se ha oggettivamente rafforzato la volontà criminosa dell'autore dell'illecito; in tali casi la riparazione è esclusa o negata.
  • In giudizi simili è decisivo provare l'assenza di conoscenza o dimostrare comportamenti attivi volti a contrastare l'illecito (es. segnalazioni, allontanamento, richiesta di intervento) per ottenere l'indennità.
  • Le corti possono condannare il richiedente alle spese e a sanzioni economiche (Cassa delle ammende) se il ricorso è ritenuto inammissibile per ragioni connesse alla propria colpa; pertanto la difesa dovrebbe mirare a documentare l'assenza di colpa grave e ad evidenziare l'ingiustizia della misura cautelare.

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