Cassazione Penale, Sentenza n. 50703/2023 del 19/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo della somma di euro 129.750,00, eseguito d'urgenza presso l'abitazione di Francesco Mannarà e finalizzato alla confisca allargata ex art. 240-bis c.p., in relazione a indagini su estorsione aggravata (art. 416-bis.1 c.p.). I ricorrenti contestavano che le banconote fossero riconducibili a proventi leciti dell'attività imprenditoriale di Domenico (gestore di un chiosco bar), rilevando che: 1) Domenico poteva effettivamente abitare o conservare risparmi presso l'abitazione paterna; 2) i redditi dichiarati da Domenico (complessivamente circa 350.000 euro nel periodo 2009-2022) giustificavano l'accumulazione della somma sequestrata, ulteriormente avvalorata da documenti trovati in casa riconducibili all'attività del chiosco.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che i motivi proposti fossero limitati a una ricostruzione fattuale alternativa e a censure di contraddittorietà/manifesta illogicità della motivazione, vizi non sindacabili in cassazione ai sensi dell'art. 325 c.p.p. (la cassazione avverso ordinanze in materia di sequestro è ammessa solo per violazione di legge). Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 ciascuno alla cassa delle ammende (con valutazione equitativa e senza attribuire colpa nella determinazione dell'inammissibilità).
Norme richiamate
Norma richiamata quale fondamento della confisca allargata; il sequestro eseguito è finalizzato alla successiva confisca di provenienza illecita o di sproporzione patrimoniale rispetto ai redditi dichiarati
Richiamata quale aggravante del reato di estorsione in relazione alla flagranza che ha portato alla perquisizione; contestazione del reato da cui è scaturita l'attività cautelare
Interpretato dalla Corte nel senso che il ricorso per cassazione avverso ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge; non consente la sindacabilità di mere valutazioni di fatto o di ricostruzioni alternative dei presupposti del sequestro
art. 12-sexies D.L. 306/1992 (conv. L. 356/1992)
Richiamata nella giurisprudenza citata come ambito normativo in cui non è consentito al giudice della cassazione rimettere in discussione la verifica concreta dei presupposti di fatto del sequestro finalizzato alla confisca
Norma invocata per la condanna alle spese processuali; consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e, in combinato disposto con la valutazione equitativa richiamata, al versamento in favore della cassa delle ammende
Corte Costituzionale, sent. 13/06/2000 n.186
Richiamata per giustificare la disposizione equitativa della somma dovuta alla cassa delle ammende, anche in presenza di assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità
Massime di principio
- La Corte di Cassazione può sindacare le ordinanze cautelari solo per violazione di legge: non è competente a riassegnare la valutazione probatoria o a preferire una ricostruzione fattuale alternativa rispetto a quella del giudice di merito
- Se il ricorso si limita a contestare la valutazione dei fatti (es. la titolarità del denaro, la compatibilità con i redditi dichiarati), rischia l'inammissibilità in cassazione: tali censure vanno sollevate nei gradi di merito o mediante argomentazioni volte a dimostrare un vizio giuridico o una palese carenza motivazionale in termini tali da costituire violazione di legge
- Per difendere la legittimità della provenienza di somme sequestrate è utile produrre documentazione contabile e bancaria, registri di impresa, giustificativi di cassa e dichiarazioni fiscali dettagliate che colleghino fattualmente i flussi di reddito all'accumulo contestato
- La presenza di denaro nell'abitazione di un terzo non prova automaticamente la titolarità: occorrono elementi probatori (assegnazione, uso abituale, deleghe, intestazioni) per collegare la disponibilità materiale alla persona
- Per rendere ammissibile un ricorso per cassazione contro un provvedimento di sequestro è necessario delineare vizi giuridici chiari (violazioni di norme procedurali, mancanza totale o radicale di motivazione sotto il profilo richiesto dalla legge), non soltanto disaccordo con le conclusioni del giudice del riesame
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