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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41584/2022 del 04/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la conferma in secondo grado della condanna per coltivazione e detenzione a fini di spaccio di 19 piante di marijuana (art. 73 DPR 309/90). I fatti: perquisizione del 26/09/2018 in cui furono trovate nel casolare adiacente all'abitazione dell'imputato 19 piante circa di un metro, un bilancino di precisione, prodotti fertilizzanti corrispondenti a un appunto ritrovato in un portafogli custodito nella cassaforte della camera da letto; un mazzo di chiavi rinvenuto nell'autovettura di proprietà del ricorrente apriva il casolare. L'imputato negò di aver avuto accesso al casolare e contestò la paternità della grafia sul biglietto, sostenendo che l'auto fosse in uso alla moglie e che il portafogli appartenesse a lei. Due motivi di ricorso: (1) illogicità della motivazione e possibile attribuzione degli indizi alla moglie; (2) gli indizi non sarebbero gravi, precisi e concordanti, con rilievo sulle chiavi e sulle presunte anomalie nei report del braccialetto elettronico (sostenendo che, se si fosse allontanato, avrebbe dovuto rispondere di evasione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure riproponessero una rivalutazione meramente sommaria e assertiva degli elementi gi udiziari gi  valutati in maniera coerente dai giudici di merito. La Corte d'appello aveva motivato in modo articolato l'ascrizione della responsabilità al ricorrente richiamando: autorizzazione al lavoro che comportava disattivazione del controllo del braccialetto in orario utile, coincidenza temporale del ciclo vegetativo con il periodo di autorizzazione, corrispondenza tra fertilizzanti rinvenuti e appunti, accesso al casolare tramite chiave del mazzo rinvenuto nell'auto di proprietà del ricorrente, presenza di bilancino e impianti di irrigazione, analisi chimico-tossicologiche sulle piante. Nessuna plausibile ricostruzione alternativa era stata fornita dall'imputato. Conseguenze: ricorso inammissibile; conferma della condanna; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990 (Testo unico stupefacenti)

    La norma punisce la coltivazione e la detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio; la Corte ha ritenuto che la coltivazione e la qualità/quantità riscontrata integrassero il delitto contestato.

  • Codice di procedura penale

    artt. 125, 192, 546, 530 comma 2

    Le norme citate attengono alla valutazione degli elementi di prova, ai limiti del sindacato in Cassazione e alla motivazione della sentenza; la Corte ha applicato il principio per cui la Cassazione non può rivalutare i fatti quando i giudici di merito hanno motivato coerentemente.

  • Costituzione

    Riguarda il diritto al giusto processo; la questione è stata richiamata dal ricorrente in chiave di vizio motivazionale, ma la Corte ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito adeguata.

Massime di principio

  • La Cassazione esercita un sindacato limitato sulla motivazione: non è ammessa una semplice rivalutazione degli elementi di fatto quando giudici di merito hanno dato motivazioni coerenti e articolate.
  • Una catena di indizi (chiavi che aprono il luogo, strumenti per il confezionamento, fertilizzanti corrispondenti a note, analisi sulle piante) può costituire prova sufficiente se valutata nel suo complesso e senza contraddizioni sostanziali.
  • La presenza di un biglietto o di materiali riconducibili alla moglie non esclude automaticamente la responsabilità dell'imputato; è necessaria una ricostruzione alternativa plausibile e specifica per rompere la congerie probatoria.
  • La misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico non esclude per principio l'accesso ai luoghi se è prevista un'autorizzazione lavorativa che disattiva temporaneamente il controllo; i report elettronici vanno valutati nel loro contesto probatorio.
  • Per difendersi efficacemente in casi simili il soggetto deve fornire elementi concreti che spiegano la presenza degli indizi (es. prova di uso esclusivo dell'auto da parte di terzi, alibi verificabile, attestazioni che le chiavi non erano a lui riconducibili).
  • In sede di Cassazione è rilevante dimostrare vizi formali o di diritto nella motivazione dei giudici di merito piuttosto che prospettare una diversa lettura dei fatti senza elementi nuovi.

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