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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31709/2022 del 24/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Lo Faro era imputato ai sensi dell'art. 335 c.p. per aver lasciato la propria autovettura, sottoposta a sequestro amministrativo e affidata alla sua custodia, parcheggiata su strada pubblica in violazione della prescrizione di custodirla in "luogo di parcheggio all'aperto recintato", agevolandone per colpa la sottrazione da parte di terzi. Il Tribunale di Catania lo aveva assolto ritenendo mancante l'elemento intenzionale (dolo). Il Procuratore generale ha impugnato sostenendo che si tratta di reato colposo e che la violazione della prescrizione integrava la responsabilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata ritenendola giuridicamente errata. Ha affermato che l'art. 335 c.p. è un reato colposo (non richiede finalità di eludere il sequestro), ma ha precisato che la mera violazione della prescrizione non è automaticamente sufficiente a integrare la colpa punibile. Occorre che il giudice di merito accerti il nesso causale tra la violazione della regola cautelare e la sottrazione dell'autoveicolo sulla base di un giudizio di alta probabilità logica, non di semplice probabilità statistica, verificando inoltre che l'evento fosse prevedibile ed evitabile mediante l'osservanza della prescrizione. La Cassazione ha quindi annullato e rinviato alla Corte d'appello territorialmente competente per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 569, comma 4, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 335 cod. pen.

    Il reato disciplinato è di natura colposa; non richiede la finalità dell'agente di eludere il sequestro, ma richiede l'accertamento del nesso causale, della prevedibilità e dell'evitabilità dell'evento in relazione alla violazione della regola cautelare

  • art. 569, comma 4, cod. proc. pen.

    Stabilisce che l'accertamento dei fatti di merito, ove necessario, deve essere devoluto alla Corte d'appello competente; la Cassazione ha rinviato la valutazione fattuale alla Corte territoriale

  • Giurisprudenza di legittimità citata (Sez. 4, n. 35585 del 12/05/2017, Schettino; Sez. 4, n. 1819 del 03/10/2014, Di Domenico; Sez. 4, n. 33749 del 04/05/2017, Ghelfi; Sez. 4, n. 28571 del 01/06/2016, De Angelis; Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn; Sez. 4, n. 25648 del 22/05/2008, Ottonello)

    Rv. 270779; Rv. 261768; Rv. 271052; Rv. 266945; Rv. 261106; Rv. 240859

    La giurisprudenza richiede che la responsabilità colposa sia accertata con riferimento alla concreta causalità tra violazione della regola cautelare e evento, mediante un giudizio di alta probabilità logica, e che l'evento fosse prevedibile ed evitabile

Massime di principio

  • L'art. 335 c.p. va considerato reato colposo: non è necessario dimostrare la volontà di eludere il sequestro, ma occorre provare la colpa attraverso il nesso causale tra violazione e evento
  • La sola violazione di una prescrizione cautelare non determina automaticamente responsabilità penale; è necessario dimostrare che tale violazione abbia concretamente agevolato l'evento dannoso
  • Il nesso causale deve essere accertato con un giudizio di alta probabilità logica fondato su generalizzazioni scientifiche e sull'analisi delle specificità del caso concreto, non su mera probabilità statistica
  • Occorre verificare che l'evento fosse prevedibile (in termini di categoria di eventi) e che l'adozione del comportamento prescritto sarebbe stato concretamente idoneo ad evitarlo
  • La convinzione soggettiva dell'agente di aver adottato comportamenti diligenti non esclude di per sé la colpa; è comunque compito del giudice di merito valutare le prove e la prevedibilità/evitabilità dell'evento
  • In casi simili, la parte pubblica deve fornire elementi specifici che colleghino la violazione della prescrizione alla realizzazione del rischio che la norma intendeva prevenire (es. dati sulle modalità di sottrazione, idoneità di un parcheggio recintato a impedire il furto)
  • Se il giudice di merito non ha adeguatamente valutato il nesso causale e la prevedibilità/evitabilità, la decisione può essere annullata e rinviata per un nuovo esame dei fatti

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