Cassazione Penale, Sentenza n. 2584/2024 del 22/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per Cassazione dedotta dal difensore con tre censure principali: 1) nullità della sentenza per violazione dell'art. 522 c.p.p. e per mutamento del fatto senza nuova contestazione ai sensi dell'art. 516 c.p.p., sostenendo che la Corte territoriale avrebbe ritenuto come reato presupposto della ricettazione una fattispecie (approvvigionamento illecito) non contestata; 2) violazione dell'art. 648 c.p. per mancata individuazione certa del reato presupposto necessario a configurare il dolo della ricettazione; 3) nullità per omesso avviso all'imputato sulla facoltà di acconsentire alla sostituzione della pena detentiva ex art. 545-bis c.p.p. (richiesta di applicazione delle pene sostitutive)
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondate le censure sul mutamento del fatto e sulla mancata individuazione del reato presupposto, osservando che la contestazione nel suo complesso conteneva gli elementi costitutivi del fatto ritenuto in sentenza e che, in tema di ricettazione, non è necessario l'accertamento giudiziale del reato presupposto quando la provenienza illecita risulta per prove logiche. Quanto alla censura relativa alle pene sostitutive, la Corte ha ritenuto che il giudice d'appello non è tenuto a pronunciarsi sulle nuove pene sostitutive salvo che l'imputato (o il suo difensore) non abbia formulato specifica richiesta entro la discussione di appello; pertanto l'omesso avviso non costituisce motivo di nullità in assenza di una richiesta. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria indicata nel dispositivo.
Norme richiamate
D.L. 137/2020, art. 23, comma 8
Richiamata come base per la trattazione con contraddittorio cartolare (procedura di trattazione senza udienza pubblica).
Codice di procedura penale, art. 522
Richiesto dal ricorrente per dedurre la nullità per mutamento del fatto; la Corte ha ritenuto che non ricorra la nullità poiché la contestazione, considerata nella sua interezza, conteneva gli stessi elementi sostanziali del fatto ritenuto in sentenza.
Codice di procedura penale, art. 516
Richiamato dal ricorrente in relazione all'obbligo di nuova contestazione per fatti diversi; la Corte ha escluso violazione perché la ricostruzione dei fatti rientrava nella descrizione originaria dell'addebito.
Norma sulla ricettazione; la Corte ha affermato che per la ricettazione non è sempre necessario l'accertamento giudiziale del reato presupposto né della sua esatta tipologia quando la provenienza illecita del bene risulta per prove logiche.
Legge 14 dicembre 2000, n. 376, art. 9, comma 7
Norma sul commercio illecito di sostanze dopanti; la Corte ha rilevato che tale reato può concorrere con la ricettazione e che la descrizione fattuale della contestazione includeva l'approvvigionamento illecito.
Codice di procedura penale, artt. 178 lett. c) e 180
Richiamati dal ricorrente in relazione all'omesso avviso sulla facoltà di acconsentire alla sostituzione della pena; la Corte ha ritenuto la censura infondata alla luce della normativa sulle pene sostitutive e della mancanza di richiesta difensiva.
Codice di procedura penale, art. 545-bis
Norma sulla sostituzione della pena detentiva con altra; la Corte ha precisato che l'applicazione da parte del giudice di appello richiede la specifica richiesta dell'imputato/appellante e rimane esercizio discrezionale del giudice.
D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, art. 95
Disposizione transitoria della 'riforma Cartabia' richiamata per la possibilità di applicare pene sostitutive più favorevoli nei giudizi in corso; la Corte ha interpretato che la richiesta può essere formulata fino alla discussione in appello ma non sostituisce la necessità della richiesta difensiva per attivare il vaglio del giudice.
Norma sulle nuove pene sostitutive per pene detentive brevi; la Corte ha rilevato che l'applicabilità richiede valutazione discrezionale del giudice e, in appello, l'intervento su tale punto è subordinato a domanda dell'imputato.
Criteri per la determinazione della pena: la Corte ha ricordato che l'applicazione di pene alternative è ancorata ai criteri di valutazione della personalità del condannato e delle modalità del fatto.
Codice di procedura penale, art. 597, comma quinto
Richiamato in riferimento ai limiti del potere del giudice d'appello di intervenire d'ufficio su determinate questioni della sentenza; la Corte ha fatto riferimenti giurisprudenziali che delimitano l'applicabilità d'ufficio delle pene sostitutive.
Richiamata in via comparativa sulla materia delle pene alternative: la Corte ha osservato la continuità interpretativa tra la disciplina previgente e la nuova normativa in tema di sostituzioni di pena.
Massime di principio
- La sentenza conferma che non c'è mutamento del fatto quando la contestazione, letta nel suo insieme, contiene gli elementi essenziali del reato ritenuto in sentenza: la difesa deve dimostrare una reale eterogeneità o sorpresa nell'addebito per ottenere la nullità.
- Nel reato di ricettazione non è sempre necessario che il reato presupposto sia stato accertato giudizialmente o che sia tipizzato con precisione: la provenienza illecita può essere desunta con 'prove logiche' quando il bene è sottoposto a un regime particolare o la prova è convincente.
- Il commercio illecito di sostanze dopanti può concorrere con la ricettazione: la presenza di una fattispecie speciale non esclude automaticamente l'applicabilità dell'art. 648 c.p. quando sussistono profili autonomi di tutela patrimoniale.
- Per ottenere che il giudice d'appello esamini l'applicabilità delle nuove pene sostitutive è necessaria una richiesta specifica e tempestiva (al più tardi nella discussione di appello); in assenza di tale richiesta il giudice non è obbligato a motivare né ad avvisare l'imputato circa il consenso alla sostituzione.
- Le censure procedurali aventi ad oggetto omissioni formali (es. avvisi) possono risultare ininfluenti se l'attore non ha esercitato entro i termini e modi previsti le facoltà che la norma gli attribuisce.
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