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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44632/2022 del 23/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva rifiutato di applicare la disciplina della continuazione tra sette sentenze di condanna a suo carico. Il motivo unico denunciato è violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento del reato continuato: il ricorrente sosteneva che la continuazione fosse configurabile in ragione della comune natura dei reati (tutti delitti contro la persona). La Corte ha esaminato l'istanza alla luce della normativa e della giurisprudenza che richiedono la sussistenza di un "medesimo disegno criminoso" dimostrato con indicatori concreti (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, causalità, modalità della condotta, sistematicità, programmazione delle azioni). La Corte ha rilevato che l'onere di allegare elementi specifici grava sul ricorrente e che la mera identità del bene giuridico tutelato o del titolo di reato non è sufficiente a provare la continuazione. Inoltre il giudice dell'esecuzione aveva ricostruito le singole vicende ritenendole autonome (diversi moventi e dinamiche), ricostruzioni non contestate nel merito dal ricorso, che si è limitato a considerazioni generali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha confermato che il ricorrente non ha assolto all'onere di allegazione e prova del "medesimo disegno criminoso" e che le valutazioni del giudice dell'esecuzione, che hanno evidenziato origine distinta per ciascun reato (vendetta per un affronto, presunta accidentalità del colpo, episodi nati in un rapporto sentimentale, ecc.), non sono state efficacemente impugnate. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    "nel caso di più sentenze o decreti penali irrevocabili pronunciati in procedimenti distinti contro la stessa persona, il condannato o il pubblico ministero possono chiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato, sempre che la stessa non sia stata esclusa dal giudice della cognizione"

    La norma abilita il condannato (o il PM) a chiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra sentenze irrevocabili, ma rimette alla verifica della sussistenza dei presupposti di merito (il medesimo disegno criminoso) che vanno provati dal richiedente.

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    "chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge"

    Definisce il reato continuato richiedendo la prova di un 'medesimo disegno criminoso' che giustifichi l'unificazione di più condotte in un unico disegno punitivo; la mera pluralità di reati non è sufficiente senza gli indicatori fattuali.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    "alla decisione consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento"

    Principio processuale per il regime delle spese: la parte soccombente è condannata al pagamento delle spese processuali.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. U, Sent. n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo)

    "Il riconoscimento della continuazione, necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori, quali l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, la contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita, e del fatto che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali"

    Stabilisce i criteri-indicatore per individuare il 'medesimo disegno criminoso' e conferma l'onere probatorio a carico di chi invoca la continuazione; evidenzia che pochi indici isolati non bastano se i reati sono frutto di determinazioni estemporanee.

Massime di principio

  • L'onere di allegare e dimostrare l'esistenza del "medesimo disegno criminoso" grava sul condannato che richiede la continuazione in sede di esecuzione: servono elementi concreti e specifici che evidenzino programmazione unitaria.
  • La mera identità del bene giuridico tutelato (es. delitti contro la persona) o l'identità del titolo di reato non sono di per sé sufficienti a fondare la continuazione.
  • I criteri utili per valutare la continuazione sono plurimi e cumulativi: omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, collegamento causale, analogia nelle modalità operative, sistematicità e abitudini di vita programmate; è necessario che, al momento del primo reato, i successivi fossero almeno delineati.
  • I delitti contro la persona, spesso caratterizzati da impulso o evoluzione relazionale, difficilmente si prestano a una programmazione unitaria a meno di elementi probatori chiari che dimostrino il contrario.
  • Se il giudice dell'esecuzione motiva l'autonomia delle singole condotte con ricostruzioni fattuali non contestate in modo specifico, il ricorso per la continuazione sarà probabilmente rigettato; le contestazioni vaghe e generiche non sono sufficienti.

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