Cassazione Penale, Sentenza n. 21515/2023 del 19/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Istanza di concessione della detenzione domiciliare ai sensi dell'art. 16-nonies d.l. 15/01/1991 n. 8 (convertito), presentata da Michele Palumbo, detenuto e collaboratore di giustizia, in ragione del presunto "sicuro ravvedimento" e del percorso trattamentale intrapreso dopo l'apertura della collaborazione
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Palumbo. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza di Roma avesse correttamente valutato la richiesta e motivato il diniego: la sola qualità di collaboratore di giustizia non costituisce prova automatica del "sicuro ravvedimento"; il giudice deve compiere una valutazione prognostica complessiva e analitica, considerando la durata e la consistenza del percorso rieducativo. Nel caso concreto, la collaborazione e il percorso trattamentale erano relativamente recenti (permessi premio concessi solo dal luglio 2021) e non fornivano ancora la prova di un ravvedimento consolidato, quindi il diniego della detenzione domiciliare è stato confermato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Disciplina la possibilità di concedere misure alternative (detenzione domiciliare) al collaboratore di giustizia a condizione che sia provato il "sicuro ravvedimento", sia stata scontata parte della pena e non sussistano persistenti collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva
art. 176, primo comma, cod. pen.
"condannato a pena detentiva che, durante il tempo di esecuzione della pena, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento [...]"
Fornisce il parametro legale del "sicuro ravvedimento" su cui si ancorano le valutazioni prognostiche per la concessione di benefici; richiede comportamenti concreti e positivi indicativi dell'abbandono delle scelte criminali
Giurisprudenza (Sez. 1, n. 486 del 25/09/2015, Caruso)
Il "sicuro ravvedimento" implica comportamenti positivi che evidenzino l'abbandono delle scelte criminali e la volontà di eliminare o attenuare le conseguenze del reato; non coincide con la mera buona condotta carceraria
Giurisprudenza (Sez. 1, n. 37330 del 26/09/2007, Crisafulli)
Ai fini della concessione del beneficio ex art. 16-nonies è necessaria la verifica, da parte del giudice, di un compiuto ravvedimento realizzato tramite una revisione critica della propria vita antecedente; il giudizio è complessivo e prospettico
Massime di principio
- La qualità di "collaboratore di giustizia" è elemento rilevante ma non automatico per riconoscere il "sicuro ravvedimento": serve una valutazione complessiva e probatoria
- Il "sicuro ravvedimento" richiede comportamenti positivi concreti e persistenti (partecipazione al trattamento, rinuncia alle condotte criminose, iniziative riparatorie) e non si identifica con la semplice condotta carceraria
- Il giudice deve compiere una valutazione prognostica basata sulla durata e sulla stabilità del percorso trattamentale: percorsi recenti o esperienze di reinserimento non consolidate possono giustificare il diniego
- La concessione progressiva di misure alternative segue il principio di gradualità; comunque il beneficio non è un diritto automatico ma subordinato a verifica approfondita
- Elementi fattuali utili a dimostrare il ravvedimento includono: partecipazione continuativa a programmi trattamentali, rilascio e gestione di permessi premio su arco temporale significativo, atti concreti di riparazione e mancanza di collegamenti con organizzazioni criminali
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