Cassazione Penale, Sentenza n. 4605/2022 del 09/02/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Riillo ha proposto istanza di revisione avverso la sentenza n. 9320/2015 emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro (19/07/2018) per i reati previsti dagli artt. 629 e 416-bis c.p. Il ricorrente ha dedotto l'esistenza di "prove nuove": due sentenze civili e conversazioni intercettate (sostiene non valutate dai giudici di merito) che, a suo dire, dimostrerebbero la mala gestione del villaggio da parte della persona offesa (Prandelli), il suo conflitto di interessi e la volontà di far ricadere su Riillo la responsabilità economica; inoltre le intercettazioni attesterebbero che Riillo aveva lavorato nel villaggio e non aveva compiuto estorsioni. La Corte d'Appello ha dichiarato l'istanza di revisione inammissibile.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. Ha ritenuto che le prove indicate non abbiano efficacia dimostrativa diretta idonea a scardinare la valutazione di responsabilità già svolta dal giudice di merito, che si basava su un compendio probatorio ampio e articolato (denunce dettagliate della persona offesa, dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e altri elementi). Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma che disciplina il reato di estorsione, indicata quale capo d'imputazione originario; la sentenza impugnata riguarda condanna per tale fattispecie
art. 416-bis cod. pen. (comma 1)
Norma che disciplina l'associazione di tipo mafioso; citata come altro capo d'imputazione nella sentenza di merito
Norma procedurale richiamata nel ricorso in relazione ai presupposti e alle modalità dell'istanza di revisione; la Corte ha valutato la legittimità dell'uso delle "prove nuove" alla luce dei criteri di ammissibilità previsti
Norma che consente alla Corte di Cassazione di irrogare sanzioni pecuniarie per i casi di proposizione di ricorsi manifestamente infondati o per colpa nella determinazione della causa d'inammissibilità; applicata per disporre il versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende
giurisprudenza di legittimità
Sez. 5, n. 34515 del 18/06/2021 (Fadda); Sez. 5, n. 24070 del 27/04/2016 (Livadia)
Principi interpretativi richiamati: l'istanza di revisione fondata su nuova valutazione critica è ammissibile solo se le nuove prove abbiano efficacia dimostrativa evidente e diretta, idonea a disarticolare la tenuta logica del giudizio originario sulla responsabilità
Massime di principio
- Per ottenere la revisione di una sentenza penale occorre che le "prove nuove" siano realmente idonee a scardinare la catena argomentativa che ha giustificato la condanna; non basta che offrano un'interpretazione alternativa plausibile
- La valutazione della rilevanza delle nuove prove è comparativa: il giudice verifica se quelle prove introducono un elemento di efficacia dimostrativa diretta tale da rendere manifestamente errata la precedente apprezzamento della prova
- Se la decisione di merito si fonda su un compendio probatorio articolato (denunce dettagliate, dichiarazioni di collaboratori, elementi corroborrativi), è più difficile che singoli elementi nuovi, non direttamente decisivi, determinino l'ammissibilità della revisione
- Prove già presenti negli atti ma non valutate in precedenza hanno valore limitato ai fini della revisione: perché siano decisive devono dimostrare un evidente vizio di valutazione originario e non solo una diversa lettura possibile dei fatti
- La proposizione di ricorsi manifestamente infondati o l'irresponsabile determinazione della causa di inammissibilità può comportare sanzioni economiche (spese processuali e ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.)
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