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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33691/2026 del 17/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

L'imputato, quale socio accomandatario e amministratore unico di una società poi dichiarata fallita, era stato ritenuto responsabile del reato di bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose, con riferimento all'omesso pagamento sistematico di imposte e contributi e al conseguente accumulo di un rilevante debito erariale. La Corte d'appello aveva confermato la condanna. Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che fosse stato attribuito rilievo penale a un mero debito erariale, maturato in un contesto di difficoltà finanziaria, senza dimostrare la complessità strutturale dell'operazione dolosa, la sistematicità dell'inadempimento, la prevedibilità del dissesto e il nesso causale tra la condotta e il fallimento. Con il secondo motivo ha censurato il diniego delle attenuanti generiche, fondato sulla ritenuta mancata collaborazione con il curatore, deducendo di essersi presentato immediatamente al curatore e di avere assunto iniziative recuperatorie in favore della massa. Con il terzo motivo ha denunciato l'omessa pronuncia sulla richiesta di sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità, formulata per la prima volta nell'atto di appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il primo motivo, confermando la correttezza della motivazione di merito sulla configurabilità della bancarotta da operazioni dolose. Ha rilevato che l'omesso pagamento di imposte e contributi può integrare operazione dolosa quando costituisca una scelta gestionale specifica, selettiva e sistematica, idonea a determinare o aggravare il dissesto, accompagnata dalla prevedibilità del fallimento. Nel caso concreto, i giudici di merito avevano valorizzato l'omesso pagamento protratto per oltre cinque anni, il debito erariale superiore a 400.000 euro, i modesti ricavi, l'inattendibilità delle scritture e l'assenza di iniziative correttive. È stato accolto il secondo motivo: la sentenza d'appello aveva fondato il diniego delle attenuanti generiche sulla mancata collaborazione con il curatore, senza esaminare adeguatamente le contrarie circostanze dedotte dalla difesa, relative alla presentazione al curatore e alle iniziative recuperatorie. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio, limitatamente al diniego delle attenuanti generiche, ad altra sezione della Corte d'appello di Venezia. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile: la richiesta di pena sostitutiva era stata formulata per la prima volta in appello, benché il giudizio di primo grado si fosse concluso quando la disciplina delle pene sostitutive era già vigente; inoltre, la richiesta era comunque generica e priva di elementi sulla concreta praticabilità della sanzione. Nel resto, il ricorso è stato dichiarato infondato.

Norme richiamate

  • art. 223, comma 2, n. 2, legge fallimentare

    bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose

    La norma punisce gli amministratori e gli altri soggetti qualificati che cagionino il fallimento della società con dolo o mediante operazioni dolose; il fallimento costituisce evento del reato e deve sussistere un rapporto causale tra le operazioni e il dissesto.

  • art. 216 legge fallimentare

    fatti di bancarotta fraudolenta

    La disciplina è richiamata dall'art. 223, comma 1, legge fallimentare per estendere ai soggetti qualificati della società la punibilità dei fatti di bancarotta fraudolenta.

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    disciplina transitoria in materia di pene sostitutive

    Le disposizioni sulle pene sostitutive si applicano, se più favorevoli, ai procedimenti pendenti in primo grado o in appello alla data di entrata in vigore della riforma; la richiesta deve essere esercitata nel grado in cui il procedimento era pendente.

  • art. 20-bis c.p.

    pene sostitutive delle pene detentive brevi

    La disciplina sostanziale più favorevole delle pene sostitutive può trovare applicazione nei procedimenti interessati dal regime transitorio, ma la relativa richiesta deve essere tempestiva e concreta.

  • art. 545-bis c.p.p.

    procedimento per l'applicazione delle pene sostitutive

    La norma disciplina il subprocedimento per l'applicazione delle pene sostitutive; il suo avvio presuppone una richiesta ammissibile e sufficientemente specifica dell'imputato, quando questa sia necessaria.

  • art. 591, comma 4, c.p.p.

    la causa di inammissibilità è rilevata anche d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento

    L'inammissibilità della richiesta di pena sostitutiva, per tardività o genericità, può essere rilevata d'ufficio in ogni stato e grado.

  • art. 25, comma 2, Cost.

    principio di irretroattività della legge penale sfavorevole

    È richiamato quale fondamento della natura sostanziale della disciplina sanzionatoria e del divieto di applicazione retroattiva in malam partem.

  • art. 2, comma 4, c.p.

    retroattività della legge penale più favorevole

    Fondamento dell'applicazione retroattiva delle disposizioni più favorevoli sulle pene sostitutive ai procedimenti pendenti, secondo il regime transitorio.

  • art. 27, comma 3, Cost.

    la pena deve tendere alla rieducazione del condannato

    È richiamato per affermare che la richiesta di pena sostitutiva deve contenere elementi idonei a consentire l'individualizzazione del trattamento sanzionatorio e la valutazione della concreta praticabilità della misura.

Massime di principio

  • L'omesso pagamento di imposte e contributi può integrare la bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose soltanto quando costituisca espressione di specifiche e selettive scelte gestionali, protratte in modo sistematico, idonee a determinare o aggravare il dissesto e accompagnate dalla prevedibilità del fallimento.
  • La bancarotta da operazioni dolose richiede la prova del depauperamento non giustificabile nell'interesse dell'impresa, del nesso causale tra la condotta e il dissesto sfociato nel fallimento e della prevedibilità del dissesto quale effetto della condotta antidoverosa.
  • La mera esistenza di debiti tributari o previdenziali non è sufficiente, di per sé, a configurare la bancarotta da operazioni dolose; occorre dimostrare la sistematicità dell'inadempimento, la sua funzione di finanziamento dell'attività e l'incidenza causale sul dissesto.
  • Nel motivare il diniego delle attenuanti generiche, il giudice non deve esaminare ogni elemento dedotto dalle parti, ma deve confrontarsi con gli elementi decisivi o potenzialmente decisivi; è viziata la motivazione che fondi il diniego su una circostanza smentita da elementi specificamente dedotti e non esaminati.
  • Quando la disciplina più favorevole sulle pene sostitutive era già applicabile nel giudizio di primo grado, la richiesta deve essere formulata in quella sede e non può essere proposta per la prima volta con l'atto di appello.
  • La richiesta di applicazione di una pena sostitutiva non richiede necessariamente allegazioni documentali, ma non può ridursi a una formula generica: deve offrire elementi idonei a consentire la valutazione della concreta praticabilità della sanzione e l'individualizzazione del trattamento.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta fraudolentaImpugnazioniPena e commisurazione
RamiReati fallimentariProcesso penaleParte generale
SottomaterieBancarotta patrimoniale
IstitutiNesso di causalità

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