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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20246/2023 del 12/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per cassazione deducente violazione di legge in relazione all'illegalità della pena inflitta in primo grado, ritenuta inferiore al minimo edittale previsto per il reato di furto. Il Procuratore generale ha contestato che il Tribunale, pur avendo escluso l'aggravante contestata e riconosciuto le circostanze attenuanti generiche, ha determinato la pena detentiva base in misura inferiore al minimo previsto dall'art. 624 cod. pen., applicando quindi una quantificazione sanzionatoria illegittima.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio. Ha rilevato che la pena base per il furto semplice non può essere inferiore al minimo edittale di sei mesi previsto dall'art. 624 cod. pen. Ha pertanto rideterminato la pena partendo dal minimo legale: pena base sei mesi e euro 154 di multa; ridotta ex art. 62-bis a quattro mesi e euro 103 di multa; poi ridotta di un terzo per il rito abbreviato a mesi due, giorni venti di reclusione ed euro 69 di multa. La sentenza di primo grado è annullata senza rinvio solo in punto di pena e la nuova misura sanzionatoria è fissata in mesi due, giorni venti di reclusione ed euro 69 di multa.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    minimo edittale di sei mesi di reclusione per il reato di furto

    La Corte ha richiamato il minimo edittale previsto per il furto semplice, ritenendo illegale qualsiasi determinazione della pena detentiva inferiore a tale minimo

  • art. 625, comma 1, n. 7, cod. pen.

    esclusione della circostanza aggravante

    Il giudice di merito aveva escluso l'aggravante prevista dall'art. 625, comma 1, n. 7; la Corte ha preso atto dell'esclusione e ha calcolato la pena come per furto semplice

  • art. 62-bis cod. pen.

    riduzione della pena per circostanze attenuanti generiche

    La Corte ha applicato la riduzione prevista dall'art. 62-bis (tenendo conto delle attenuanti generiche riconosciute in sede di merito) con una diminuzione della pena da sei a quattro mesi

  • art. 620, comma 1, lett. l), cod. proc. pen.

    annullamento parziale senza rinvio in punto di pena

    La Suprema Corte ha utilizzato la facoltà prevista dall'art. 620, comma 1, lett. l) per annullare senza rinvio la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio quando la rideterminazione è riproducibile meccanicamente senza margini valutativi

Massime di principio

  • La pena inflitta non può essere inferiore al minimo edittale stabilito dalla norma: se il giudice di merito determina una pena sotto il minimo la decisione è illegittima e può essere impugnata dal pubblico ministero.
  • Quando la quantificazione della pena è riproducibile in modo meramente aritmetico partendo dal minimo legale e applicando riduzioni già determinate (es. attenuanti riconosciute e sconto per rito abbreviato), la Corte di cassazione può annullare senza rinvio la sentenza limitatamente alla pena e rideterminarla direttamente.
  • L'esclusione di un'aggravante va considerata in sede di calcolo della pena: se l'aggravante viene esclusa, il punto di partenza per la determinazione della pena è il minimo edittale del reato 'semplice'.
  • Le riduzioni si applicano seguendo l'ordine logico e quantitativo (pena base -> riduzioni per circostanze attenuanti -> eventuale sconto per il rito abbreviato) e il calcolo deve rispettare i limiti minimi e massimi stabiliti dalla legge.
  • Se nel caso sussistono margini valutativi significativi nella quantificazione della pena (es. nella valutazione della rilevanza delle attenuanti), la Corte di cassazione deve rinviare alla Corte territoriale per nuovo giudizio; invece, in presenza di un calcolo puramente esecutivo, può intervenire senza rinvio.

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