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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40036/2023 del 03/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: il provvedimento del GIP è stato annullato per nullità derivante dalla totale assenza di motivazione (violazione dell'art. 125, comma 3, c.p.p.) e gli atti sono stati trasmessi al Gip del Tribunale di L'Aquila per un nuovo giudizio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Maiolo aveva chiesto l'autorizzazione ai colloqui visivi con i cugini Francesco Maiolo e Giuseppe Taverniti; il GIP, dopo aver autorizzato separatamente i colloqui con moglie e figli, ha rigettato la richiesta relativa ai cugini con un laconico 'V° si rigetta' scritto a mano; il ricorrente ha denunciato l'inesistenza del provvedimento per assoluta mancanza di motivazione.

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 111, comma settimo

    I provvedimenti che decidono sulle istanze di colloquio dei detenuti sono impugnabili in Cassazione perché possono incidere sul grado di afflittività delle misure cautelari.

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 18

    "i detenuti e gli internati sono ammessi ad avere colloqui e corrispondenza con i congiunti e con altre persone..."

    Riconosce il diritto dei detenuti ad avere colloqui con congiunti e altre persone, a definire l'ambito generale della materia delle visite.

  • D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, art. 37

    "i colloqui con persone diverse dai congiunti e dai conviventi sono autorizzati quando ricorrono ragionevoli motivi"

    Stabilisce che i colloqui con persone non riconosciute come congiunti o conviventi richiedono specifica autorizzazione previa verifica di ragionevoli motivi.

  • Codice penale, art. 307, comma 4

    Serve a individuare la nozione di 'congiunti' cui fare riferimento per l'ammissione ai colloqui; la sentenza si richiama a tale criterio per valutare l'ambito dei soggetti rilevanti.

  • Circolare Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, 8/7/1998

    Specificazione amministrativa secondo cui possono essere considerati congiunti anche i cugini di primo grado (anche del coniuge), tuttavia l'ammissione richiede comunque l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria competente.

  • Codice di procedura penale, art. 125, comma 3

    Imposta l'obbligo di motivazione dei provvedimenti dell'Autorità giudiziaria; la sua violazione determina la nullità del provvedimento impugnato.

Massime di principio

  • I provvedimenti che negano o limitano i colloqui ai detenuti sono impugnabili in Cassazione perché possono incidere sul grado di afflittività della detenzione (art. 111 Cost.).
  • Il diniego di una richiesta di colloquio deve essere motivato in modo specifico: una formula minimale o una nota scritta a mano ('V° si rigetta') è insufficiente e determina la nullità del provvedimento ai sensi dell'art. 125 c.p.p.
  • I cugini di primo grado possono essere considerati tra i 'congiunti' in base a riferimenti normativi e circolari amministrative, ma l'autorizzazione resta di competenza dell'autorità giudiziaria che deve valutare caso per caso.
  • I colloqui con persone non riconosciute come congiunti o conviventi richiedono l'indicazione di 'ragionevoli motivi' per essere autorizzati (D.P.R. n. 230/2000, art. 37).
  • Se il pubblico ministero esprime parere contrario, il giudice deve comunque motivare compiutamente la decisione: il dissenso del PM non esonera dall'obbligo di motivazione.
  • In presenza di nullità per carenza motivazionale la Corte può annullare il provvedimento e rinviare gli atti al giudice competente per un nuovo esame, lasciando ferma la possibilità di valutare nuovamente l'autorizzazione alla luce delle regole sopra indicate.

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