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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44387/2022 del 22/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza d'appello che l'aveva confermata nella responsabilità per bancarotta fraudolenta documentale (sottrazione) e bancarotta fraudolenta distrattiva quale legale rappresentante della Agimer s.r.l. denunciando: 1) che la sua condanna era fondata in modo illegittimo sul mero rapporto di coniugio con l'amministratore di fatto e sulla qualifica formale di amministratore ("testa di legno"), senza prove della sua consapevolezza o condivisione degli intenti fraudolenti; 2) che l'addebito documentale avrebbe dovuto essere, con i fatti concreti, riqualificato come bancarotta documentale semplice per colpa; 3) contraddittorietà della motivazione che la riteneva contemporaneamente passiva e responsabile della sottrazione delle scritture.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte d'appello di Napoli per nuovo esame. La Corte ha ritenuto illogica e insufficiente la motivazione che fondava la colpevolezza della Leo sul solo rapporto di coniugio e sulla conoscenza generica della crisi societaria. Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la qualifica formale di amministratore non comporta automaticamente responsabilità penale per i reati commessi dall'amministratore di fatto: occorre provare la consapevolezza, la condivisione o la volizione dell'imputata rispetto agli scopi fraudolenti (dolo specifico), non potendosi ricavare questo solo dal vincolo matrimoniale. Sull'ipotesi di sottrazione delle scritture contabili, la Cassazione ha rilevato che manca una motivazione adeguata circa il dolo specifico volto a procurare un ingiusto profitto o a recare danno ai creditori; resta distinto il profilo oggettivo della sottrazione da quello soggettivo del dolo. La Corte del rinvio dovrà riesaminare la vicenda con pieni poteri, valutando separatamente responsabilità patrimoniale e documentale e senza ripetere i vizi logici riscontrati.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare

    richiamata in relazione alle pene accessorie applicate; la Cassazione non entra nel merito della misura ma segnala che la qualificazione dell'addebito ai sensi di detta norma richiede accertamento della responsabilità soggettiva e degli elementi oggettivi della fattispecie

  • art. 40 cod. pen.

    utilizzato per spiegare la responsabilità oggettiva dell'amministratore formale per i fatti dell'amministratore di fatto quando non abbia impedito l'evento che aveva l'obbligo giuridico di impedire

  • art. 2392 cod. civ.

    richiamato a supporto dell'obbligo dell'amministratore di impedire comportamenti lesivi per la società e i creditori; la violazione può concorrere nel quadro valutativo della responsabilità penale dell'amministratore formale

Massime di principio

  • La sola qualifica formale di amministratore e il rapporto di coniugio con l'amministratore di fatto non sono di per sé sufficienti a provare il dolo necessario per la bancarotta fraudolenta; è necessario dimostrare la consapevolezza e la condivisione degli scopi fraudolenti.
  • Occorre distinguere sempre tra profili oggettivi della condotta (es. effettiva sottrazione di documenti) e il profilo soggettivo (dolo specifico): la prova del primo non sostituisce la prova del secondo.
  • Quando si incolpa un "amministratore di diritto" per il fatto dell'amministratore di fatto, la valutazione deve considerare partecipazione concreta, rapporti con l'amministratore di fatto, utilità percepite o promesse, modalità di assunzione della carica (per denaro o per ragioni affettive) e la modalità di gestione delle scritture e della contabilità.
  • Se dalle indagini emerge solo negligenza o omissione (colpa) nella conservazione o nell'omessa consegna della documentazione, può sussistere una responsabilità meno grave (es. bancarotta documentale semplice) piuttosto che la bancarotta fraudolenta che richiede dolo specifico.
  • I giudici devono evitare argomentazioni apodittiche e inattestate dai fatti processuali: le inferenze sulla consapevolezza non possono fondarsi su elementi indiziari generici e vanno ancorate a prove concrete (comunicazioni, procure, atti di gestione, contatti con fornitori/dipendenti, consegne o nascondimenti di documenti).

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