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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27359/2023 del 22/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna che aveva rigettato il reclamo del Ministero avverso l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza di Reggio nell'Emilia, con la quale era stato riconosciuto a Roberto Reitano il rimedio risarcitorio ex art.35-ter ord. pen. per il periodo di detenzione dal 16/03/1992 al 27/07/2014 (2.602 giorni, monetizzati in euro 20.816). Il Ministero deduceva violazione di legge per il mancato considerare i fattori compensativi anche quando lo spazio pro-capite era inferiore a 3 mq e per l'aver considerato periodi inferiori a quindici giorni.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto corretta la quantificazione dei periodi di detenzione inumana: per il periodo anteriore al 2000 sono stati conteggiati 1.292 giorni sulla base delle registrazioni del sistema informativo DAP in mancanza di documentazione contraria, e per il periodo successivo sono stati aggiunti 365 giorni di detenzione in celle con spazio pro-capite inferiore a 3 mq. Il Tribunale di sorveglianza ha valutato anche le condizioni nelle strutture di Messina e Catanzaro, ritenendo che celle con spazio tra 3 e 4 mq possano integrare trattamento inumano o degradante se mancano fattori compensativi. Non si è pronunciato ai sensi dell'art.616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 35-ter, legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    Norma che prevede il rimedio risarcitorio per il detenuto quando sussistono condizioni di detenzione inumane o degradanti; applicata per quantificare i giorni e la monetizzazione del danno per Reitano.

  • art. 3 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Criterio di riferimento per valutare la violazione per trattamenti inumani o degradanti; presunzione di violazione quando lo spazio pro-capite in cella e inferiore a 3 mq, con valutazione complessiva e congiunta dei fattori compensativi per spazi tra 3 e 4 mq.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale citata per chiarire che al rigetto del ricorso non consegue la pronuncia prevista dall'art.616 c.p.p.; il Collegio ha richiamato orientamento di legittimità secondo cui tale pronuncia non si applica nel caso di specie.

  • Cass. Sez.1, n. 23362 del 11/05/2018 (Lucchese, Rv. 273144)

    Giurisprudenza richiamata per il principio che, per i periodi anteriori al 2000 privi di documentazione amministrativa, il Magistrato di sorveglianza puo' fare riferimento alle registrazioni del sistema informativo del DAP; l'amministrazione ha l'onere di fornire documentazione contraria.

  • Cass. Sez. U, n. 6551 del 24/09/2020 (Commisso, Rv. 280433)

    I fattori compensativi, costituiti dalla breve durata della detenzione, dalle dignitose condizioni carcerarie, dalla sufficiente libertà di movimento al di fuori della cella mediante lo svolgimento di adeguate attivita, se congiuntamente ricorrenti, possono permettere di superare la presunzione di violazione dell'art.3 CEDU derivante dalla disponibilita nella cella collettiva di uno spazio minimo individuale inferiore a tre metri quadrati; mentre, nel caso di disponibilita di uno spazio individuale compreso fra i tre e i quattro metri quadrati, i predetti fattori compensativi concorrono, unitamente ad altri di carattere negativo, alla valutazione unitaria delle condizioni complessive di detenzione.

    Principio guida sulla rilevanza dei fattori compensativi: per spazi <3 mq la presunzione di violazione e molto forte salvo la presenza congiunta dei fattori compensativi; per spazi 3-4 mq la valutazione e unitaria e comparativa tra elementi positivi e negativi.

  • Cass. Sez. U, n. 3775 del 21/12/2017

    Orientamento richiamato in tema di conseguenze processuali del rigetto del ricorso e dell'impostazione relativa alla pronuncia di cui all'art.616 cod. proc. pen.

Massime di principio

  • Per ottenere il rimedio risarcitorio ex art.35-ter la presenza di spazio pro-capite inferiore a 3 mq crea una presunzione di violazione dell'art.3 CEDU che puo' essere superata solo se sono contestualmente provati fattori compensativi (breve durata, condizioni dignitose, adeguata attivita extracellulare).
  • Per condizioni di detenzione con spazio individuale tra 3 e 4 mq la valutazione e' globale: i fattori compensativi concorrono insieme agli elementi negativi per determinare se sussiste trattamento inumano o degradante.
  • L'amministrazione penitenziaria ha l'onere probatorio di documentare e contestare i periodi di detenzione per i quali nega la violazione; in mancanza di documentazione, il magistrato puo' fare riferimento alle registrazioni del sistema informativo DAP.
  • I periodi antecedenti al 2000 possono essere accertati tramite registrazioni DAP se la documentazione cartacea non e reperibile; l'assenza di documentazione favorevole all'amministrazione pesa a carico di quest'ultima.
  • La valutazione dell'esistenza dei fattori compensativi richiede un'analisi congiunta e non puo' essere semplificata: la mera esistenza di una singola circostanza positiva non basta a escludere la violazione quando prevalgono elementi negativi.
  • Nelle impugnazioni contro provvedimenti che riconoscono il rimedio ex art.35-ter la Corte di legittimità conferma l'orientamento consolidato e tende a rigettare i ricorsi del Ministero se la motivazione del giudice di merito e coerente e fondata su riscontri documentali o sulle registrazioni DAP.
  • In fase di reclamo e impugnazione e' importante documentare specificamente i fattori compensativi e fornire prove contrarie ai conteggi dei periodi di detenzione ritenuti lesivi.

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