Cassazione Penale, Sentenza n. 10877/2024 del 14/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che lo ha ritenuto responsabile di bancarotta documentale fraudolenta e di aver cagionato con dolo il fallimento della Pentalfa s.r.l., nella veste di amministratore di fatto. I motivi principali sono: 1) censura sulla riconosciuta qualità di amministratore di fatto, lamentando carenza di elementi probatori che dimostrino l'inserimento organico di Bianco nella gestione societaria; 2) contestazione della valutazione delle dichiarazioni dei coimputati e dell'uso, da parte della Corte, degli esiti di un procedimento di prevenzione amministrativo; 3) deduzione che, avendo Bianco solo copie informatiche delle scritture contabili (in qualità di commercialista) e avendo consegnato tali copie, mancherebbe l'elemento soggettivo richiesto per la bancarotta fraudolenta o sussisterebbe al più la fattispecie meno grave di bancarotta documentale semplice. Viene inoltre contestata la valutazione circa le operazioni dolose consistenti in sistematico inadempimento degli obblighi tributari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i primi motivi di ricorso inammissibili per genericità e per riproposizione di censure già esaminate e motivate in sede di appello (di fatto un nuovo esame del merito non consentito). Quanto all'ultimo motivo, la Corte lo ha ritenuto infondato: ha confermato la congruità della valutazione della Corte d'appello secondo cui le scritture sono state tenute in modo irregolare tale da rendere difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e delle operazioni (dolo generico ai sensi della seconda ipotesi dell'art. 216, comma 1, n.2 legge fall.), e ha condiviso la qualificazione delle operazioni di sistematico inadempimento tributario come modalità di commissione del reato ai sensi dell'art. 223, comma 2, n.2 legge fall. In definitiva il ricorso è stato respinto e la condanna (come riformata in parte sotto il profilo sanzionatorio in appello) è stata sostanzialmente confermata.
Norme richiamate
Richiamato dal ricorrente come parametro per valutare la qualità di amministratore di fatto; la Corte non ha ritenuto che il ricorso abbia dimostrato in modo sufficiente l'errore di diritto nell'applicazione di principi relativi alla rappresentanza e alla gestione societaria
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Richiami ai limiti entro i quali sono stati formulati i motivi di nullità e di impugnazione; il ricorso è stato valutato nei limiti prescritti ma molte censure sono state ritenute generiche o riproposizioni del merito
art. 216, comma 1, n. 2, legge fallimentare
La Corte distingue le due fattispecie previste: sottrazione/distruzione di scritture (dolo specifico) e tenuta irregolare delle scritture che rende difficile o impossibile la ricostruzione (dolo generico). Nel caso concreto è stata ritenuta la seconda ipotesi, con dolo generico
art. 223, comma 2, n. 2, legge fallimentare
La Corte ha ritenuto che il sistematico inadempimento degli obblighi tributari e previdenziali, attuato tramite operazioni inesistenti e fatturazioni fittizie per autofinanziamento, costituisca modalità dolosa rilevante ai fini della bancarotta fraudolenta prevista da questa norma
art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.
Richiamato nel testo per delimitare la competenza di legittimità: la Corte di Cassazione può sindacare errori nella lettura degli atti interni solo nei limiti stabiliti dalla norma; non è ammesso un nuovo apprezzamento del merito probatorio
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non ammette un riesame meramente riformulativo delle stesse argomentazioni già valutate dal giudice di merito: le censure devono confrontarsi specificamente con la motivazione dell'appello e non limitarsi a ripetere il contenuto dell'impugnazione.
- Il sindacato di legittimità è limitato a verificare la coerenza e la completezza della motivazione: non è consentita una riconsiderazione delle valutazioni di fatto e della credibilità delle prove compiute dal giudice di merito se non nei casi tassativi previsti dalla legge.
- Per la qualificazione come amministratore di fatto sono elementi rilevanti (non esaustivi) l'effettivo esercizio di poteri gestori, il controllo indiretto della compagine sociale e delle nomine, l'assunzione o promessa di incarichi a terzi, la detenzione di documentazione societaria e la connessione tra società diverse riconducibili alla stessa compagine: tali elementi, valutati complessivamente, possono integrare la qualità di amministratore di fatto.
- In tema di bancarotta documentale, occorre distinguere tra la sottrazione o distruzione delle scritture (che richiede dolo specifico) e la tenuta irregolare o lacunosa delle scritture che rende difficoltosa la ricostruzione (che richiede dolo generico). La prova deve mostrare la coscienza e volontà dell'irregolare tenuta con la consapevolezza delle conseguenze sulla ricostruzione patrimoniale.
- Il ricorso sistematico al debito tributario mediante operazioni inesistenti o fatturazioni fittizie può costituire elemento di dolosità nella gestione (art. 223, comma 2, n.2 legge fall.) poiché provoca prevedibile aumento dell'esposizione verso erario ed enti previdenziali e può integrare modalità dolose rilevanti ai fini della bancarotta.
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