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Cassazione Penale, Ordinanza n. 24953/2026 del 03/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso per cassazione è stato proposto nell'interesse dell'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la responsabilità per rapina. Con il primo motivo si denunciavano violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al giudizio di responsabilità ex art. 628 c.p., ma la doglianza mirava sostanzialmente a ottenere una diversa lettura dei fatti e delle prove rispetto a quella compiuta dal giudice di merito. Con il secondo motivo si censurava il mancato riconoscimento della disciplina del concorso anomalo, assumendo che il fatto più grave realizzato non potesse essere ricondotto alla volontà del ricorrente; la Corte rileva però che la censura riproponeva questioni già dedotte in appello e già disattese, mentre la motivazione d'appello aveva escluso i presupposti dell'art. 116 c.p., valorizzando l'accettazione del rischio dell'evoluzione del reato originariamente pianificato in quello più grave poi realizzato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non consentito in sede di legittimità perché diretto a sollecitare una rivalutazione del fatto e delle prove, attività riservata al giudice di merito. Ha ritenuto il secondo motivo inammissibile perché meramente reiterativo di censure già formulate in appello e perché la Corte territoriale aveva correttamente escluso l'applicabilità del concorso anomalo, ravvisando piuttosto una responsabilità a titolo di dolo indiretto ex art. 110 c.p. per l'accettazione del rischio dell'evoluzione del piano criminoso. Conseguentemente l'imputato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 628 c.p.

    norma incriminatrice del reato oggetto del giudizio di responsabilità, rispetto alla quale non è consentita in cassazione una rivalutazione dei fatti se la motivazione di merito è логicamente e giuridicamente immune da vizi.

  • art. 116 c.p.

    richiamato per escludere il concorso anomalo, poiché nel caso concreto non ricorrevano i presupposti per applicarlo.

  • art. 110 c.p.

    richiamato dalla sentenza di merito come base della responsabilità a titolo di concorso doloso indiretto, quando l'agente accetti il rischio dell'evoluzione del reato originariamente pianificato in un reato più grave poi realizzato.

  • art. 616 c.p.p.

    base della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentita una richiesta di nuova valutazione del materiale probatorio sotto il profilo della ricostruzione del fatto, poiché tale apprezzamento appartiene in via esclusiva al giudice di merito.
  • Il motivo di ricorso per cassazione è inammissibile quando, sotto l'apparente deduzione di violazione di legge o vizio di motivazione, mira in realtà a ottenere una diversa lettura degli elementi di fatto già esaminati dai giudici di merito.
  • La disciplina del concorso anomalo non si applica quando la sentenza di merito accerti che l'agente abbia accettato il rischio dell'evoluzione del programma criminoso verso un reato più grave, ipotesi che ricade invece nella responsabilità concorsuale dolosa.
  • La mera riproposizione in cassazione di censure già formulate in appello e puntualmente disattese dal giudice di merito non è sufficiente a superare il vaglio di ammissibilità del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieElemento soggettivoRapinaImpugnazioni
RamiParte generaleDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiConcorso di personeDolo eventualeOnere della prova

Testo integrale

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