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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36063/2023 del 29/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva confermato, in parte, il sequestro preventivo impeditivo di quattro unità abitative site a San Paolo Belsito, intestate a Rita Grasso. La ricorrente, tramite difensore, censura: violazioni degli artt. 321 e 125 c.p.p. per apparente carenza motivazionale; mancata indicazione del periculum in mora concreto e attuale; omissione di confronto con la memoria difensiva, la relazione tecnica e i documenti che dimostravano la titolarità dei beni alla madre e la mancata riconducibilità ai figli indagati; assenza del requisito di pertinenzialità rispetto ai reati contestati; violazione dei principi di adeguatezza, proporzionalità e gradualità della misura; e rilievo meramente simbolico della definizione delle abitazioni come "roccaforte" del clan senza concreti elementi tecnici o di uso strumentale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato nei limiti indicati e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale del riesame di Napoli per nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale di riesame sia apparente o carente rispetto al sequestro impeditivo delle unità immobiliari: mancava l'accertamento di un periculum in mora concreto e attuale e non è stata spiegata funzionalmente la pertinenzialità degli immobili rispetto alla prosecuzione, aggravamento o agevolazione dei reati. La Cassazione ha sottolineato che il richiamo a un significato simbolico o a sporadici riferimenti nelle conversazioni (espressione "roccaforte") non è di per sé idoneo a giustificare il sequestro senza elementi che dimostrino l'uso strumentale della cosa (es. trasformazioni, misure di protezione, utilizzi concreti per l'attività delittuosa). Pertanto ordine di annullamento e rinvio per rideterminazione.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma che disciplina l'associazione di tipo mafioso; nel caso è rilevante come reato base rispetto alle misure di prevenzione reale e alla confisca obbligatoria richiamata dal Tribunale e dalla difesa.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Regola il sequestro preventivo (comma 1 per finalità impeditiva, comma 2 in vista di confisca). La Corte ha richiamato la distinzione tra sequestro impeditivo e quello finalizzato alla confisca e ha richiesto motivazione concreta sul periculum in mora e sulla pertinenzialità della cosa.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma che introduce la confisca per equivalente/obbligatoria in alcuni reati; richiamata in relazione alla possibilità di disporre il sequestro anche in vista di confisca obbligatoria.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Disciplina la composizione e funzione del Tribunale in sede di riesame; richiamata in relazione al ruolo del Tribunale del riesame che aveva deciso sull'istanza di riesame del sequestro.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Principio di motivazione degli atti giurisdizionali; il ricorso denunciava apparenza motivazionale e omissione di motivazione su profili essenziali (periculum, pertinenzialità).

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Limiti del ricorso per cassazione in materia penale (denuncia di violazione di legge): la Corte ricorda che in Cassazione non si può riesaminare i fatti se non per profili di illegittimità di diritto.

  • art. 27 e art. 41 Cost.

    Richiamate dalla difesa in relazione a principi costituzionali (colpevolezza, proporzionalità delle misure). La Corte non si è soffermata su profili costituzionali autonomi, ma ha esaminato la motivazione alla luce delle norme processuali.

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo impeditivo richiede la prova di un periculum in mora concreto e attuale: non basta la mera appartenenza o la presenza di riferimenti simbolici nel linguaggio degli indagati.
  • Per giustificare il sequestro di beni intestati a terzi occorre dimostrare una funzione strumentale effettiva della cosa rispetto alla commissione, alla prosecuzione o all'aggravamento dei reati; la titolarità formale non esclude la necessità di motivare la pertinenzialità.
  • La semplice qualificazione narrativa di un immobile come "roccaforte" del clan è insufficiente senza elementi tecnici o fattuali (es. modifiche strutturali, sistemi di videosorveglianza, uso abituale da parte degli indagati, flussi documentati di soggetti che svolgono attività illecite in loco).
  • Il giudice deve confrontarsi esplicitamente con le censure difensive e con le prove tecniche/amministrative depositate (relazioni tecniche, documenti) quando queste attaccano la sussistenza dei presupposti del sequestro.
  • Nella valutazione di adeguatezza, proporzionalità e gradualità della misura cautelare reale, il giudice deve motivare perché non siano idonee misure meno afflittive o specifiche cautele alternative.
  • La Cassazione è chiamata a valutare vizi di diritto (violazioni di legge e carenze motivazionali) e può annullare e rinviare se la motivazione del giudice di merito è apparente o carente sul punto nevralgico della pericolosità del bene.
  • Se il sequestro è disposto anche in vista di confisca obbligatoria, il giudice deve comunque indicare elementi che consentano una prognosi seria sulla confiscabilità; l'assenza di elementi concreti di distrazione od occultamento può rendere inammissibile tale presidio cautelare.

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