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Cassazione Penale, Ordinanza n. 32400/2026 del 31/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Roma aveva respinto l'incidente di esecuzione proposto dal condannato, diretto a ottenere la declaratoria di illegalità della pena dell'ergastolo inflitta con sentenza della Corte di assise di appello per due omicidi consumati e un omicidio tentato. La richiesta si fondava sulla mancata possibilità di accedere al giudizio abbreviato, con conseguente rideterminazione della pena in trenta anni di reclusione e riconoscimento della continuazione tra tali fatti e un ulteriore omicidio oggetto di altra sentenza del giudice per le indagini preliminari di Roma. Contro il provvedimento il condannato ha dedotto violazione dell'art. 81 c.p., sostenendo che il giudice dell'esecuzione non avrebbe considerato che egli era un killer e che gli omicidi erano stati commessi a distanza ravvicinata. La Corte ha rilevato che il ricorrente non aveva indicato, neppure in sede di ricorso, le ragioni specifiche per cui i reati avrebbero dovuto essere ricondotti a un'unica preventiva programmazione criminosa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha affermato che, nell'applicazione della continuazione in sede esecutiva, incombe sul condannato indicare i reati da unificare e allegare elementi specifici sintomatici della riconducibilità anche dei reati successivi a una preventiva programmazione unitaria. La mera qualificazione del condannato come killer e la ravvicinata collocazione temporale degli omicidi non sono state ritenute sufficienti, in assenza di una specifica allegazione degli elementi dimostrativi del medesimo disegno criminoso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, comma 2, c.p.

    reato continuato e medesimo disegno criminoso

    In sede esecutiva, l'applicazione della continuazione richiede la prova o almeno l'allegazione di elementi specifici dai quali desumere una preventiva programmazione unitaria dei reati, compresi quelli successivi; la mera reiterazione dei reati non determina automaticamente il beneficio.

  • art. 616 c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, nei casi previsti, di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede esecutiva, chi chiede l'applicazione della continuazione deve indicare i reati da unificare e allegare elementi specifici, sintomatici della loro riconducibilità a una preventiva programmazione unitaria, anche con riferimento ai reati commessi successivamente.
  • La continuazione non può essere riconosciuta automaticamente in ragione della mera reiterazione dei reati, della loro ravvicinata collocazione temporale o della qualificazione personale del condannato; occorre distinguere il medesimo disegno criminoso dall'abitualità a delinquere.
  • L'inammissibilità del ricorso per omessa specifica allegazione degli elementi giustificativi della continuazione comporta la condanna alle spese processuali e al pagamento della somma stabilita in favore della Cassa delle ammende, salvo l'assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieContinuazioneImpugnazioni
RamiParte generaleEsecuzione penaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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