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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12143/2026 del 31/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Due imputati hanno proposto distinti ricorsi per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Catania che aveva affermato la loro responsabilità per il reato di rapina e, in accoglimento dell'appello del pubblico ministero, aveva modificato il giudizio di comparazione tra circostanze, ritenendo l'equivalenza tra aggravanti e attenuanti alla luce del complessivo disvalore del fatto e dei precedenti penali, anche specifici, degli imputati. Con il primo motivo entrambi i ricorsi contestavano la correttezza della motivazione sulla responsabilità per rapina, proponendo una lettura alternativa delle risultanze probatorie. Con il secondo motivo deducevano l'illegittimità del diverso giudizio di bilanciamento fra circostanze operato in appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha ritenuto che la censura sulla responsabilità fosse volta a sollecitare una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità, e che la motivazione della Corte territoriale fosse logicamente e giuridicamente corretta, con adeguata disamina delle prove. Ha inoltre ritenuto non sindacabile il giudizio di comparazione delle circostanze, perché espressione di valutazione discrezionale di merito, non arbitraria né illogica, e sorretta da motivazione sufficiente. Ai ricorrenti sono state imposte le spese processuali e la sanzione pecuniaria di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    Non citato espressamente; il riferimento al giudizio di comparazione tra circostanze riguarda la discrezionalità del trattamento sanzionatorio, ma il testo non riporta la specifica base normativa.

  • art. 62-bis c.p.

    Non citato espressamente; la decisione richiama il bilanciamento tra circostanze, senza indicare specifiche attenuanti.

  • art. 69 c.p.

    Norma implicitamente richiamata dal riferimento al giudizio di comparazione fra circostanze aggravanti e attenuanti, ritenuto valutazione di merito incensurabile se motivata e non illogica.

  • art. 606 c.p.p.

    Richiamato in modo implicito nei limiti del sindacato di legittimità, che non consente la rivalutazione delle prove né il raffronto con modelli alternativi di motivazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Base della condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito alla Corte di cassazione sovrapporre una propria valutazione delle risultanze probatorie a quella compiuta nei gradi di merito, né confrontare la motivazione impugnata con possibili ricostruzioni alternative dei fatti.
  • La censura che mira solo a proporre una diversa lettura del compendio probatorio è inammissibile quando non denunci un effettivo vizio logico o giuridico della motivazione di merito.
  • Il giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti e attenuanti è espressione di discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se non quando sia frutto di arbitrio, illogicità manifesta o motivazione mancante o apparente.
  • È sufficiente, ai fini della legittimità del bilanciamento in equivalenza, una motivazione che individui l'opzione ritenuta più idonea a determinare una pena adeguata al disvalore concreto del fatto.
  • La presenza di precedenti penali, anche specifici, può essere valorizzata dal giudice di merito nel bilanciamento delle circostanze ai fini della determinazione del trattamento sanzionatorio.

Come è indicizzato

MaterieRapinaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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