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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12106/2026 del 31/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Firenze, deducendo: 1) vizio di motivazione quanto alla prova posta a base dell'affermazione di responsabilità; 2) violazione del principio di presunzione di innocenza; 3) violazione di legge e difetto di motivazione sulla qualificazione giuridica del fatto nel delitto di ricettazione. La Corte rileva che tali censure miravano in realtà a ottenere una rivalutazione del compendio probatorio, estranea al giudizio di legittimità, senza specificare travisamenti di emergenze processuali; osserva inoltre che la decisione di merito aveva già confutato le medesime doglianze, valorizzando l'attendibilità delle prove e l'assenza di una spiegazione alternativa sull'origine della disponibilità del bene provento di furto, tale da ricondurre l'imputato all'autore del reato presupposto. In aggiunta, il ricorso è stato presentato tardivamente rispetto ai termini di legge.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, ritenendo assorbente tale ragione processuale. Ha inoltre rilevato, sul piano del merito delle doglianze, che i motivi tendevano a una non consentita rivalutazione del fatto e non evidenziavano specifici travisamenti della prova. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    consente la declaratoria de plano dell'inammissibilità del ricorso per cassazione nei casi richiamati dalla norma, inclusa la tardività dell'impugnazione.

  • art. 591, comma 1, lett. c), c.p.p.

    richiamato quale disposizione che contempla l'inammissibilità dell'impugnazione, anche per ragioni collegate al rispetto dei termini.

  • art. 585, comma 1, lett. a), c.p.p.

    richiamato quale norma sui termini per proporre impugnazione, la cui inosservanza determina tardività e quindi inammissibilità.

  • art. 542 c.p.p.

    non citato esplicitamente nel testo; non determinabile.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentita una rivalutazione del compendio probatorio se il ricorso non individua specifici travisamenti delle emergenze processuali già esaminate dai giudici di merito.
  • Le censure che formalmente denunciano vizi di motivazione o violazioni di legge, ma che in sostanza richiedono una nuova lettura delle prove, sono inammissibili perché estranee al perimetro del giudizio di cassazione.
  • La tardività del ricorso per cassazione comporta l'inammissibilità dell'impugnazione e può essere dichiarata de plano nei casi previsti dalla disciplina processuale richiamata.
  • Quando la sentenza di merito ha fornito una motivazione coerente sulla attendibilità delle prove e sull'assenza di una spiegazione alternativa della disponibilità del bene proveniente da furto, non sussiste spazio per una diversa qualificazione del fatto in sede di legittimità.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, nei casi previsti, al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRicettazione
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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