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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39980/2025 del 11/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte di appello di Catania che aveva confermato la condanna per appropriazione indebita. Il ricorrente deduce: 1) violazione dell'art. 131-bis cod. pen. per mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (valore modesto di due elettrodomestici, condotta non abituale, limiti edittali rispettati); 2) violazione dell'art. 62, comma 1, n. 4, cod. pen. per mancato riconoscimento dell'attenuante per particolare tenuità del danno patrimoniale; 3) viziosità della determinazione della pena ai sensi dell'art. 133 cod. pen. per sproporzione rispetto al danno e alla personalità del reo, anche alla luce della collaborazione in fase di indagini. Inoltre il ricorrente rileva l'effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 46/2024 che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della parte dell'art. 646, comma 1, cod. pen. che prevedeva la pena "da due a cinque anni", ristabilendo la diversa cornice edittale ("fino a cinque anni").

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato: 1) inammissibile il motivo relativo all'art. 131-bis per mera reiterazione di censure di fatto già disattese in appello; 2) inammissibile il motivo relativo all'art. 62 n.4 perché non sollevato in appello (divenuto inammissibile in sede di legittimità); 3) meritevole di accoglimento il motivo relativo alla determinazione della pena: la sentenza di appello è annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinviata per nuovo giudizio sul punto, in considerazione della declaratoria di incostituzionalità (Corte cost. n.46/2024) che ha modificato la cornice edittale applicabile al fatto. La responsabilità penale resta confermata in modo irrevocabile (declaratoria di irrevocabilità della sentenza di condanna).

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    Richiamata come causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; la corte ha ritenuto non fondata la censura per carenza di specifiche critiche rivolte alla valutazione di merito operata dalla corte di appello

  • art. 62, comma 1, n. 4, cod. pen.

    Attenuante della particolare tenuità del danno patrimoniale; la Corte ha dichiarato inammissibile il motivo perché la questione non era stata devoluta all'appello

  • art. 133 cod. pen.

    Regola la determinazione della pena; la censura di sproporzione è stata accolta parzialmente in relazione al trattamento sanzionatorio, alla luce della successiva declaratoria di incostituzionalità

  • art. 646, comma 1, cod. pen.

    "da due a cinque anni" / "fino a cinque anni"

    La Corte costituzionale (sent. n.46/2024) ha dichiarato incostituzionale la parte che prevedeva la pena "da due a cinque anni", incidendo sulla cornice edittale applicabile e rendendo illegittima la determinazione della pena operata con parametri non più vigenti

  • art. 2, comma 4, cod. pen.

    Principio sulla successione delle leggi nel tempo: l'imputato ha diritto al beneficio della legge penale più favorevole intervenuta dopo il fatto, fino a sentenza irrevocabile

  • art. 7, par. 1, CEDU

    Richiamato quanto al diritto dell'imputato di beneficiare della legge penale più favorevole

  • art. 624 cod. proc. pen.

    Richiamato per la declaratoria di irrevocabilità dell'affermazione di responsabilità

  • Sentenza Corte costituzionale n. 46/2024

    Declaratoria di incostituzionalità che ha inciso sui parametri edittali dell'art. 646 c.1, con effetti sulla corretta determinazione della pena

  • Giurisprudenza di legittimità richiamata (es. Sez. 2, n. 19938 del 15/05/2024; Sez. Un. n. 33040 del 26/02/2015)

    Principi applicativi: rilevabilità d'ufficio della nullità del trattamento sanzionatorio per sopravvenuta incostituzionalità e divieto di sollevare in cassazione questioni non devolute in appello

Massime di principio

  • Non è ammissibile in Cassazione la mera reiterazione di censure di fatto già respinte in appello; le critiche devono essere specifiche e attinenti a profili giuridici o a vizî di motivazione
  • Questioni non sollevate in appello (punti di diritto o richieste di attenuanti) non possono essere dedotte per la prima volta in Cassazione, essendo divenute definite dalla sentenza di secondo grado
  • Se, dopo il fatto, la Corte costituzionale dichiara incostituzionale una norma che ha determinato la cornice edittale applicata alla pena, la Cassazione può rilevarne d'ufficio l'illegittimità e annullare la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio per nuovo giudizio sulla pena
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) richiede una valutazione specifica e motivata su valore economico, disvalore della condotta e abitualità; le valutazioni di merito dei giudici di merito restano vincolanti se logicamente motivate
  • La determinazione della pena ai sensi dell'art. 133 richiede una valutazione complessiva e congiunta di tutte le circostanze (valore del danno, personalità del reo, collaborazione, attenuanti); il difensore deve proporre osservazioni concrete e circostanziate già in appello per preservarne l'impugnabilità in cassazione
  • In casi simili verificare sempre se sono intervenute pronunce costituzionali o modifiche normative che riducono la sanzione, perché il principio del favor rei può comportare la revisione del trattamento sanzionatorio anche a favore dell'imputato

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