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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38004/2022 del 07/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Milano che confermava la condanna per furto (artt. 110, 624, 625 c.p.). Hanno sollevato due motivi: (1) violazione degli artt. 27 e 111 Cost. e degli artt. 195, 498 e 499 c.p.p., per aver fondato la condanna su dichiarazioni "de relato" delle commesse riferite dalla persona offesa alla polizia giudiziaria e non riproposte in dibattimento, con conseguente illegittima inversione dell'onere della prova; il teste Mattioni, unico teste citato, avrebbe dichiarato di non ricordare i fatti; (2) erronea applicazione dell'art. 533 c.p.p., sostenendo che la sentenza si sarebbe basata sulla presunta propensione delle imputate a comportamenti antigiuridici anziché su accertamento dei fatti addebitati.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibili i ricorsi come manifestamente infondati. Ha ritenuto lecita l'utilizzabilità delle dichiarazioni "de relato" rese dalla persona offesa perché le parti non avevano richiesto l'audizione diretta delle commesse ai sensi dell'art. 195, comma 2, c.p.p.; inoltre la condanna si fonda su un quadro indiziario solido e plurimo: fotografie della videosorveglianza coerenti con le descrizioni, precedente furto analogo tre mesi prima, identificazione del modello e della targa dell'auto di fuga e il legame familiare delle autrici con il proprietario dell'auto. Per tali ragioni la responsabilità è stata ritenuta provata "al di là di ogni ragionevole dubbio". I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 27

    Richiamata nella doglianza costituzionale sulla legittimità del processo e della responsabilità penale; la Corte non ha ravvisato violazione in relazione all'utilizzo delle dichiarazioni indicate.

  • Costituzione, art. 111

    Richiamata in ordine al diritto a un giusto processo; la Corte ha ritenuto rispettate le garanzie processuali, non essendo stata sollevata richiesta di audizione diretta delle testimoni ai sensi di legge.

  • Codice di procedura penale, art. 195

    L'art.195 c.p.p. disciplina la testimonianza di riferimento e la dichiarazione de relato: la Corte afferma che l'audizione della persona a cui il testimone si riferisce è prescritta solo su istanza di parte (comma 2), che non è stata formulata; pertanto le dichiarazioni riferite sono utilizzabili.

  • Codice di procedura penale, art. 498

    Richiamato tra le norme procedurali invocate dai ricorrenti; la Corte non ha riconosciuto violazioni procedurali che potessero incidere sulla decisione di merito.

  • Codice di procedura penale, art. 499

    Citato dai ricorsi tra le norme relative all'assunzione della prova; la Corte ha ritenuto regolare l'apprezzamento probatorio compiuto dai giudici di merito.

  • Codice di procedura penale, art. 507

    Richiamato dalla Corte per osservare che l'esercizio del potere di chiamare d'ufficio la persona riferita dal testimone è facoltativo e non sostituisce la richiesta di parte; la mancata esercitazione non invalida automaticamente la prova riferita.

  • Codice di procedura penale, art. 533

    Invocato dai ricorrenti per censurare un giudizio basato su 'propensione'; la Corte ha invece ritenuto che la condanna si fondasse su elementi probatori concreti e non su valutazioni di propensione.

  • Codice penale, art. 110

    Richiesto per la concorsualità di persone nel reato: la sentenza ha ritenuto che le due imputate abbiano concorso nel furto.

  • Codice penale, art. 624

    Norma relativa al furto; la condanna è stata pronunciata per il delitto di furto consumato contro l'esercizio commerciale.

  • Codice penale, art. 625, comma 1, nn. 2 e 5

    Aggravanti del furto applicate dalla sentenza (ad es. commesso con abuso di prestazione d'opera o con altri profili indicati dalla norma); la Corte conferma la valutazione aggravante operata dai giudici di merito.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 3, Sent. n. 6212/2017; Sez. 5, Sent. n. 9274/2014)

    Precedenti richiamati per affermare che l'inutilizzabilità della dichiarazione de relato deriva dall'inosservanza dell'art.195, comma 1, c.p.p. quando la parte abbia richiesto l'audizione della persona riferita e il giudice non l'abbia disposta; in assenza di richiesta di parte, le dichiarazioni riferite possono essere utilizzate.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni "de relato" riportate dalla persona offesa possono essere utilizzate nel processo penale se la parte non chiede l'audizione diretta del testimone riferito (art.195 c.p.p., comma 2); l'inutilizzabilità sussiste principalmente se la parte ha chiesto l'audizione e questa non è stata disposta.
  • Il giudice non è automaticamente obbligato a esercitare d'ufficio il potere di chiamare la persona cui il testimone si riferisce (art.507 c.p.p. richiamato), perciò la mancata audizione in assenza di istanza di parte non invalida la prova riferita.
  • Una condanna può fondarsi su un complesso di indizi concordanti (es. immagini di videosorveglianza, coerenza descrittiva, precedenti comportamenti analoghi, identificazione del mezzo di fuga e targa, legami familiari) se tali elementi consentono di escludere ragionevoli dubbi.
  • La censura per supposta 'valutazione della propensione' richiede di dimostrare che non sussistano fatti o indizi concreti; la semplice argomentazione che il giudice abbia basato la decisione su caratteri personali è inefficace se esistono elementi probatori oggettivi.
  • I ricorsi per cassazione possono essere dichiarati inammissibili quando i motivi sono manifestamente infondati; in tal caso il ricorrente può essere condannato alle spese e a sanzioni verso la Cassa delle ammende.

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