Cassazione Penale, Sentenza n. 13132/2023 del 29/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Brindisi che aveva rigettato la richiesta di applicazione della disciplina della continuazione rispetto a reati indicati in sentenze esecutive. La difesa deduceva violazione degli artt. 125 e 671 c.p.p. e dell'art. 81 c.p. e vizio di motivazione, sostenendo che sussistessero indici di unicità del disegno criminoso: omogeneità dei reati (tutti relativi a marijuana), contiguità temporale (circa cinque mesi) e prossimità geografica tra i fatti. Si chiedeva l'annullamento dell'ordinanza per mancata valutazione di tali indici.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, confermando il rigetto dell'istanza di continuazione. Ha richiamato il principio secondo cui, anche in sede di esecuzione, per riconoscere la continuazione occorre un approfondito accertamento di concreti indicatori (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, programmazione delle condotte ecc.). Ha inoltre ricordato che grava sul ricorrente l'onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno della continuazione e che la mera contiguità cronologica o l'identità del titolo di reato non sono sufficienti. Nel caso concreto il Tribunale aveva motivato il rigetto evidenziando le differenti modalità delle condotte (attività di intermediazione per il primo episodio rispetto a detenzione per cessione e a furto ed approvvigionamento di energia per il secondo), l'assenza di allegazioni di un programma delinquenziale unitario e l'inidoneità del mero bisogno economico a configurare una programmazione unitaria. Conseguentemente la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
L'art. 81 c.p. sulla continuazione è interpretato nel senso che richiede l'esistenza di un "identico disegno criminoso", ossia una deliberazione unitaria e previa dell'agente; non si identifica con la semplice propensione o abitualità criminosa.
Richiamato come norma rilevante in tema di impugnazioni ed esecuzione; la Corte osserva che anche in sede esecutiva occorre un accertamento motivato degli indici della continuazione.
Richiamato in relazione ai mezzi di impugnazione dell'ordinanza dell'esecuzione; la violazione dedotta non è stata ritenuta sussistente in assenza di elementi concreti forniti dal ricorrente.
Norma richiamata per la condanna alle spese processuali e per la liquidazione di una somma a favore della Cassa delle ammende a seguito di inammissibilità del ricorso.
Sentenza Sez. U. n. 28659 del 18/5/2017 (Gargiulo)
Giurisprudenza richiamata per il principio che non è sufficiente valorizzare la presenza di alcuni indici se i reati successivi risultano frutto di determinazione estemporanea; è necessario verificare la programmazione delle condotte.
Sentenza Sez. 1 n. 35806 del 20/4/2016 (D'Amico)
Giurisprudenza che afferma l'onere probatorio del condannato in sede di esecuzione nell'allegazione di elementi specifici e concreti a sostegno della continuazione; la mera contiguità cronologica o identità del titolo di reato sono indici insufficienti.
Sentenza Sez. 1 n. 15955 del 8/1/2016 (Eloumari)
Richiama la distinzione tra "identità del disegno criminoso" e il "programma di vita delinquenziale"; il primo richiede una deliberazione unitaria preventiva, il secondo indica una propensione generale alla devianza.
Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/6/2000
Citata in relazione ai presupposti per escludere l'obbligo di contribuzione alla Cassa delle ammende; la Corte ha ritenuto non ricorrere le condizioni per l'esclusione nel caso di specie.
Massime di principio
- In sede di esecuzione, la valutazione della continuazione richiede la stessa approfondita verifica dei presupposti che si svolge nel giudizio di cognizione: non bastano elementi generici.
- Il ricorrente che invoca la continuazione deve allegare elementi specifici e concreti che dimostrino l'esistenza di un disegno criminoso unitario e programmato antecedentemente alla commissione dei reati.
- La mera contiguità cronologica o l'identità del titolo di reato (es. reati tutti relativi alla stessa sostanza stupefacente) sono indizi insufficienti per riconoscere la continuazione; possono piuttosto indicare abitualità criminosa.
- Differenze nelle modalità operative, nella natura concreta delle condotte o l'emersione di reati accessori (es. furto, approvvigionamento energetico) possono escludere l'unicità del disegno criminoso.
- Il bisogno economico del reo, da solo, non prova la sussistenza di un programma criminoso unitario.
- Se si intende ottenere il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, è essenziale produrre elementi fattuali che colleghino le singole condotte a un progetto unitario predisposto in anticipo.
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