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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13035/2023 del 29/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in cinque motivi: 1) vizio motivazionale per mancata riqualificazione del reato ai sensi dell'art.73, comma 5, DPR 309/90 (sostegno che la detenzione fosse per uso personale e non per spaccio); 2) mancato riconoscimento della circostanza attenuante del "danno/profitto di speciale tenuità" (art.62 n.4 c.p.), per l\'inconsistenza del profitto; 3) illogicità/contraddittorietà nella determinazione della recidiva, deducendo che un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza avrebbe estinto le precedenti pene ed effetti penali; 4) difetto di motivazione sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e mancata corretta graduazione della pena ai sensi degli artt.133 e 62-bis c.p., con riferimento alle condizioni personali ed economiche dell\'imputato; 5) difetto di motivazione in relazione alla quantificazione della pena, chiedendo trattamento sui minimi edittali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi generici, privi di confronto critico con la decisione impugnata e non idonei a mostrare manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione di merito. Ha confermato la ricostruzione del giudice d\'appello che ha ritenuto sussistente la detenzione ai fini di spaccio (tenendo conto del peso di 285,1372 g di hashish, del numero di dosi ricavabili, del confezionamento, del corredo da spaccio e delle somme in contanti), ha escluso l\'applicabilità dell\'attenuante di cui all\'art.73 comma 5 DPR 309/90 e dell\'attenuante per lucro di speciale tenuità per evidente consistenza della scorta e del profitto, ha ritenuto correttamente applicata la recidiva in quanto il provvedimento di estinzione riguardava solo alcune condanne e non tutte quelle risultanti nel casellario, e ha confermato la legittimità della determinazione della pena (3 anni e 10.000 euro di multa) entro i parametri discrezionali del giudice. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e alla sanzione pecuniaria prevista dall\'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • DPR 309/90 art.73 comma 5

    La circostanza attenuante per destinazione all\'uso personale è riconoscibile solo se la condotta ha minima offensività, valutata in modo complessivo su dati quantitativi e qualitativi, mezzi, modalità e circostanze; la presenza di un indice contrario esclude l\'attenuante.

  • DPR 309/90 art.73 comma 4

    Definisce il quadro sanzionatorio (pena compresa tra due e sei anni per la fattispecie applicabile); la Corte ha ritenuto la pena inflitta compatibile con la discrezionalità del giudice di merito e nei limiti edittali.

  • Codice penale art.62 n.4 (attenuante del lucro di speciale tenuità)

    L\'applicazione richiede una verifica esaustiva dell\'entità del lucro e della gravità del danno; non è riconosciuta quando la scorta e la capacità di rifornimento denotano un profitto non modesto.

  • Codice penale art.62-bis

    Dopo le modifiche legislative non basta il mero stato di incensuratezza per ottenere la diminuente; occorrono elementi positivi che giustifichino il riconoscimento.

  • Codice penale art.133

    Stabilisce i criteri per la determinazione della pena; la Corte ha ricordato che la scelta discrezionale del giudice di merito è insindacabile in Cassazione quando la motivazione è congrua e la pena rientra nei limiti edittali, e che formule sintetiche (es. "pena congrua") possono essere sufficienti.

  • Codice procedura penale art.616

    Prevede la condanna alle spese e l\'irrogazione di una sanzione pecuniaria quando il ricorso è dichiarato inammissibile; la Corte l\'ha applicata al ricorrente.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite e altre pronunce richiamate)

    Cass. S.U. n.35737/2010; Cass. S.U. n.51063/2018; Cass. S.U. n.24990/2020; Cass. Sez.3 n.32696/2015; Cass. Sez.6 n.27809/2013

    Richiamata come principio che l\'attenuante dell\'art.73 comma 5 richiede una valutazione complessiva e che una sola risultanza negativa assorbe le altre, nonché che l\'attenuante per lucro di speciale tenuità è compatibile ma richiede motivazione esaustiva del giudice di merito.

Massime di principio

  • Per distinguere detenzione per uso personale da detenzione ai fini di spaccio il giudice valuta globalmente: peso della sostanza, numero di dosi ricavabili, confezionamento, strumenti di lavorazione, somme in contanti e contesto di rifornimento; la presenza di questi elementi orienta verso la finalità di spaccio.
  • La circostanza attenuante dell\'art.73 comma 5 (uso personale) è riservata a condotte di minima offensività; se anche un solo indice previsto dalla norma è contrario, l\'attenuante deve essere esclusa.
  • L\'attenuante del lucro di speciale tenuità (art.62 n.4) richiede prova o motivazione sull\'entità effettiva del profitto e sulla limitata offensività dell\'evento: non si applica quando la scorta è consistente.
  • La recidiva può essere mantenuta se il provvedimento di estinzione o di affrancamento riguarda solo alcune condanne; occorre verificare l\'oggetto e la portata del provvedimento di estinzione.
  • La determinazione della pena è largamente discrezionale in sede di merito: se la motivazione è congrua e la pena rientra nei limiti edittali, la Cassazione non la riforma; espressioni sintetiche sui criteri sono spesso sufficienti.
  • In Cassazione non è consentita una rivalutazione del merito: i motivi devono essere specifici e dimostrare manifesta illogicità, contraddittorietà o violazione di legge nella motivazione di merito; censure generiche sono inammissibili.

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