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Cassazione Penale, Ordinanza n. 32077/2026 del 27/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello di Catania che aveva confermato la sua condanna, per reati riuniti nel vincolo della continuazione, per un furto aggravato e un tentato furto aggravato. L'unico motivo di ricorso denunciava l'eccessività della pena e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto il motivo non consentito in sede di legittimità e comunque manifestamente infondato, rilevando che la determinazione della pena, inclusi la pena base e gli aumenti o le diminuzioni per le circostanze, rientra nella discrezionalità del giudice di merito quando sia rispettato il criterio legale e la motivazione sia congrua. Nel caso concreto la motivazione della sentenza impugnata aveva adeguatamente valorizzato gli elementi ritenuti decisivi o rilevanti. Il motivo è stato inoltre ritenuto generico e privo dei requisiti previsti dall'art. 581, comma 1, lettera c), cod. proc. pen., poiché non indicava gli specifici elementi posti a fondamento della censura e non consentiva al giudice dell'impugnazione di individuare i rilievi mossi.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le doglianze sulla misura della pena e sulle attenuanti generiche non evidenziassero violazioni di legge o vizi deducibili in sede di legittimità, fossero manifestamente infondate alla luce della motivazione della sentenza d'appello e risultassero comunque generiche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Richiamato quale base normativa del concorso di persone nei reati contestati.

  • art. 624 c.p.

    Richiamato per la contestazione dei furti.

  • art. 625, n. 2, c.p.

    Richiamato quale aggravante del furto.

  • art. 625, n. 7, c.p.

    Richiamato quale aggravante del furto e del tentato furto.

  • art. 56 c.p.

    Richiamato per la contestazione del tentato furto aggravato.

  • art. 132 c.p.

    Indicato quale parametro per la discrezionalità del giudice nella graduazione della pena.

  • art. 133 c.p.

    Indicato quale criterio di commisurazione della pena cui il giudice di merito deve attenersi.

  • art. 581, comma 1, lett. c), c.p.p.

    Richiamato per il requisito di specificità dei motivi di impugnazione; la Corte ha ritenuto il motivo generico perché non indicava gli elementi posti a fondamento della censura.

Massime di principio

  • La determinazione della pena, compresa la scelta della pena base e la quantificazione degli aumenti o delle diminuzioni conseguenti alle circostanze, appartiene alla discrezionalità del giudice di merito, purché sia esercitata nel rispetto degli artt. 132 e 133 c.p. e sorretta da una motivazione congrua.
  • In sede di legittimità non è consentito ottenere una nuova valutazione della misura della pena o della concessione delle attenuanti generiche quando la sentenza impugnata abbia fornito una motivazione logica e adeguata sugli elementi ritenuti decisivi o rilevanti.
  • È inammissibile per genericità il motivo di ricorso che, a fronte di una motivazione logicamente corretta, non individui gli specifici elementi sui quali si fonda la censura e non consenta al giudice dell'impugnazione di comprendere i rilievi mossi.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoPena e commisurazioneFurtoImpugnazioni
RamiParte generaleDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiConcorso di personeTentativoContinuazione

Testo integrale

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