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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 09017/2026 del 09/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello del 30/01/2025 sostenendo violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 178 lett. c) e 420-ter c.p.p. per la mancata considerazione del legittimo impedimento alla comparizione alle udienze del 27/05/2019 (stato di detenzione domiciliare in altro procedimento) e del 23/11/2021 (rimpatrio/espulsione e mutamento del giudice). Si censura che il Tribunale non avrebbe valutato correttamente tali impedimenti, con pregiudizio del diritto di difesa, e che la Corte d'appello avrebbe respinto queste eccezioni senza adeguata motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato il principio delle Sezioni Unite Costantino secondo cui la detenzione agli arresti domiciliari in altro procedimento, se documentata o comunicata, configura un legittimo impedimento che impone il rinvio e la traduzione dell'imputato. Tuttavia, ha ritenuto la censura infondata perché l'udienza del 27/05/2019 non ha visto lo svolgimento di alcuna attività processuale rilevante e nella successiva udienza il ricorrente è comparso regolarmente assistito da difensore, sicché non è dimostrato alcun pregiudizio. Quanto all'assenza del 23/11/2021 per espulsione, la Corte ha confermato che l'espulsione non costituisce automaticamente legittimo impedimento poiché l'art. 17 d.lgs. 286/1998 consente il rientro temporaneo per esercitare il diritto di difesa; inoltre il ricorrente non ha provato di avere esperito le iniziative necessarie per ottenere il rientro né di aver tempestivamente eccepito l'impedimento. La Corte ha quindi ritenuto priva di specificità la dedotta nullità e l'assenza di indicazione degli atti inutilizzabili o del nesso di incidenza sull'esito del giudizio. Il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Si segnala che la Corte d'appello, in sede di merito, aveva già dichiarato non doversi procedere per alcuni capi per difetto di querela e aveva rideterminato la pena per altro capo, confermando il resto della sentenza di primo grado.

Norme richiamate

  • art. 178 lett. c) cod. proc. pen. e art. 420-ter cod. proc. pen.

    Richiamate come norme processuali rilevanti in relazione alla presenza dell'imputato alle udienze e alla motivazione della decisione. La Corte valuta la tempestività e la specificità dell'eccezione di legittimo impedimento alla luce di tali norme.

  • Sezioni Unite "Costantino" (Sez. U, n. 7635 del 30/09/2021)

    Principio secondo cui la restrizione dell'imputato agli arresti domiciliari per altra causa, se documentata o comunicata al giudice procedente, integra un impedimento legittimo che impone il rinvio e la traduzione dell'imputato. La Corte di Cassazione ribadisce il principio ma ne valuta l'effetto concreto alla luce dell'effettivo svolgimento di attività processuali e del pregiudizio subito.

  • art. 17 d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286 (Testo unico sull'immigrazione)

    Interpretato nel senso che la normativa sull'immigrazione riconosce all'imputato straniero la facoltà di rientrare temporaneamente in Italia per esercitare il diritto di difesa; pertanto l'espulsione non costituisce automaticamente legittimo impedimento senza la prova di impossibilità di rientro o di iniziative esperite per ottenerlo.

  • art. 185 cod. proc. pen.

    Richiamato implicitamente con riferimento all'eventuale propagazione della nullità sui successivi atti del procedimento: è necessario dimostrare il nesso di dipendenza e l'incidenza sull'esito del giudizio affinché la nullità sia rilevante.

  • Giurisprudenza di merito citata (es. Sez. 5, n. 22115 del 22/03/2022 Graziano; Sez. 6, n. 15739 del 28/02/2018 Daja; Sez. 3, n. 40851 del 08/05/2024 C.)

    Ulteriori precedenti utilizzati per puntualizzare che la mancata tempestiva deduzione dell'impedimento, la mancanza di iniziative per ottenere il rientro e l'assenza di prova del pregiudizio rendono infondate le eccezioni basate su espulsione o mancata traduzione.

Massime di principio

  • La detenzione agli arresti domiciliari per altra causa, se documentata o comunicata, costituisce di regola un legittimo impedimento alla comparizione e impone il rinvio e la traduzione; tuttavia l'effetto si valuta concretamente: se nell'udienza mancante non si svolgono attività rilevanti o l'imputato compare poi regolarmente assistito, il vizio può risultare sanato.
  • L'espulsione o il rimpatrio non costituiscono automaticamente legittimo impedimento: l'art. 17 d.lgs. 286/1998 consente il rientro temporaneo per difesa. L'onere è sul difensore di dimostrare le iniziative intraprese per ottenere il rientro e la tempestiva eccezione dell'impedimento.
  • Per far valere nullità o vizio formale occorre specificare quali atti risultano inutilizzabili e dimostrare il nesso di incidenza sul risultato del giudizio; deduzioni generiche sono destinate al rigetto.
  • È fondamentale sollevare tempestivamente e con precisione l'eccezione di legittimo impedimento in ogni udienza in cui si intende farne valere l'effetto e documentare le ragioni e le iniziative poste in essere per superare l'impedimento.
  • La mera comunicazione dello stato di detenzione non basta se non segue la documentazione o la prova delle conseguenze concrete per la partecipazione al processo; la valutazione della Corte si concentra sul pregiudizio effettivo subito dall'imputato.

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