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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13336/2024 del 02/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione del decreto del 14/07/2023 che ha parzialmente revocato le autorizzazioni orarie per la detenzione domiciliare di Emili, riducendone l'orario di uscita e imponendo il divieto di frequentare bar, ristoranti, chalet e simili. Il ricorrente ha denunciato violazione di legge per assenza di motivazione, lamentando che il provvedimento non indica la gravità della presunta trasgressione (incontro segnalato con un altro pregiudicato il 9/7/2023) né spiega perché tale episodio incida sul percorso di recupero e risocializzazione; ha altresì rilevato la possibilità di un incontro casuale e la mancata considerazione delle ragioni di salute che avevano giustificato precedenti ampliamenti delle autorizzazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha affermato la ricorribilità per cassazione dei provvedimenti del magistrato di sorveglianza che modificano le modalità esecutive della detenzione domiciliare e ha censurato l'assenza di motivazione del decreto impugnato (provvedimento redatto a mano, privo di valutazione sulla gravità della violazione e sulla sua incidenza sulla misura). Ha annullato il decreto e disposto il rinvio al magistrato di sorveglianza per un nuovo giudizio che dia adeguata e effettiva motivazione.

Norme richiamate

  • art. 47-ter ord. pen.

    Disposizioni relative alle modalità esecutive della detenzione domiciliare; modifica delle modalità da parte del Magistrato di Sorveglianza

    Le modifiche alle modalità della detenzione domiciliare incidono sulla libertà personale e i relativi provvedimenti devono essere adeguatamente motivati; sono impugnabili mediante ricorso per cassazione per violazione di legge

  • Costituzione, art. 111, comma 7

    richiamato in motivazione dalla giurisprudenza citata

    Sostiene la tutela dei rimedi processuali anche per provvedimenti che incidono su diritti fondamentali, giustificando la ricorribilità in cassazione

  • art. 284 c.p.p., comma 3

    Richiamato per analogia: i provvedimenti emessi nel corso del procedimento possono essere impugnati, principio esteso ai provvedimenti del magistrato di sorveglianza

  • Giurisprudenza: Sez.1 n. 52134 del 07/11/2019 (Z.)

    «avverso i provvedimenti adottati dal magistrato di sorveglianza ... è esperibile il ricorso in cassazione per violazione di legge, trattandosi di provvedimenti che incidono sulla libertà personale»

    Conferma la ricorribilità in cassazione dei provvedimenti del magistrato di sorveglianza che incidono sulle modalità esecutive della detenzione domiciliare

  • Giurisprudenza: Sez.1 n. 25639 del 21/05/2013 (Giugliano)

    Precedente che ha annullato un provvedimento del magistrato di sorveglianza privo di motivazione; sottolinea l'obbligo di motivazione quando si aggrava la misura alternativa

  • Giurisprudenza: Sez.1 n. 45581 del 23/11/2007

    Riguarda la legittimazione del Pubblico Ministero ad impugnare provvedimenti del magistrato di sorveglianza; richiamata per completare il quadro di impugnabilità

Massime di principio

  • I provvedimenti del magistrato di sorveglianza che modificano le modalità della detenzione domiciliare incidono sulla libertà personale e sono impugnabili in Cassazione per violazione di legge.
  • Ogni aggravamento delle condizioni di una misura alternativa (anche parziale) richiede una motivazione adeguata: il giudice deve indicare la gravità della trasgressione e spiegare perché essa ostacola il percorso di recupero e la finalità della misura.
  • Segnalazioni di polizia o della Questura devono essere valutate dal giudice con riferimento alla rilevanza delle circostanze: non basta la mera indicazione fattuale di un incontro, occorre valutare natura, contesto e possibile casualità dell'evento.
  • Devono essere considerati tutti gli elementi pertinenti al percorso di recupero (es. ragioni di salute che avevano giustificato precedenti ampliamenti delle autorizzazioni); l'omissione di tali valutazioni può rendere il provvedimento viziato.
  • In caso di mancanza di motivazione il rimedio sarà l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio, dove il magistrato di sorveglianza dovrà fornire adeguata e specifica motivazione circa le ragioni dell'aggravamento.

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