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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39685/2023 del 29/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Carbone ha proposto ricorso avverso l'ordinanza del 17/10/2022 del Tribunale di Bari (riesame) che aveva accolto l'appello della Procura di Foggia e disposto la custodia cautelare in carcere per i fatti di devastazione e sequestro di persona commessi in data 9/03/2020 nel carcere di Foggia. Il ricorrente deduceva violazione del principio di attualità e concretezza del pericolo di reiterazione dei reati, sostenendo che la sommossa era avvenuta in un contesto eccezionale e irripetibile (emergenza Covid-19) e che quindi non sussistevano esigenze cautelari concrete e attuali.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato la valutazione del Tribunale del riesame che, analizzando le immagini di videosorveglianza e le relazioni di servizio, ha ritenuto che Carbone avesse avuto un ruolo attivo e rilevante nella devastazione (tra i primi alla porta carraia, in possesso delle chiavi che hanno permesso l'apertura del varco e l'evasione). La Corte ha condiviso la ricostruzione sulle modalità particolarmente violente dell'azione, sui danni gravi arrecati all'istituto e sulla personalità pericolosa dell'indagato (pregresse condanne, anche per evasione). Ha affermato che il contesto pandemico non legittima automaticamente la condotta e che l'eccezionalità non esclude la prognosi cautelare; il pericolo di reiterazione può essere desunto dalla gravità delle modalità, dalla personalità e dal contesto socio-ambientale e non richiede una occasione specifica e imminente. Ha pertanto confermato l'adeguatezza e la proporzionalità della custodia cautelare in carcere e ha condannato il ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    norma che disciplina l'appello della parte pubblica; utilizzata per ricostruire il percorso procedurale (appello della Procura al Tribunale in funzione di riesame)

  • art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    criterio per l'applicazione della misura cautelare per pericolo di reiterazione di reati della stessa specie; la Corte interpreta la nozione in senso ampio includendo reati che, pur non rubricati allo stesso modo, presentino uguaglianza di natura rispetto al bene tutelato e alle modalità esecutive

  • art. 110, 112 n.1, 419 cod. pen.

    articoli penali richiamati per definire i reati contestati (concorso di persone, disposizioni relative alla fattispecie di devastazione e correlate); il giudice tiene conto della qualificazione penale nel valutare la gravità del fatto

  • Sentenza Sez. V n. 70 del 24/09/2018 (Rv. 274403)

    giurisprudenza richiamata in tema di nozione di reati della stessa specie e valutazione prognostica del pericolo di reiterazione

  • Ordinanza/Sez. 5 n. 52301 del 14/07/2016 (Rv. 268444)

    precedente utilizzato per confermare che il concetto di reati della stessa specie si estende a fattispecie che presentano uguaglianza di natura rispetto al bene tutelato e alle modalità esecutive

  • Sentenza Sezioni Unite n. 20769 del 28/04/2016

    principi richiamati circa gli 'indici rivelatori' per la verifica della concretezza e attualità del pericolo di reiterazione: modalità del fatto, personalità dell'imputato e contesto socio-ambientale

  • Sentenza Sez. 6 n. 47887 del 25/09/2019 (Rv. 277392)

    richiamata come ulteriore supporto su come valutare il pericolo di reiterazione tra le esigenze cautelari

Massime di principio

  • Il pericolo di reiterazione per l'applicazione di misure cautelari può essere fondato sulla prognosi e non richiede la dimostrazione di una specifica e immediata occasione per delinquere; è sufficiente una probabilità attuale, anche se non imminente, basata su elementi concreti
  • La nozione di 'reati della stessa specie' va interpretata in senso ampio: comprende reati che, pur rubricati diversamente, hanno uguaglianza di natura rispetto al bene giuridico tutelato e alle modalità esecutive
  • L'eccezionalità del contesto (es. emergenza pandemica) non esclude di per sé la sussistenza delle esigenze cautelari: il giudice deve valutare se tale contesto sia stata mera occasione per manifestare tendenze criminosi o una causa determinante che renda l'evento irripetibile
  • Nella valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari sono determinanti la gravità concreta delle modalità di commissione del reato, il ruolo attivo dell'indagato, i danni arrecati e la personalità dell'autore desumibile anche dai precedenti penali
  • I principi di proporzionalità e gradualità impongono il confronto con misure meno afflittive; tuttavia, se quelle misure si dimostrano inadeguate alla luce del rischio concreto (es. preesistenti evasioni), la custodia in carcere può risultare proporzionata
  • La documentazione oggettiva (videoregistrazioni, relazioni di servizio) assume particolare rilievo nella ricostruzione del ruolo e delle modalità personali, rafforzando la prognosi cautelare
  • La persistenza di collegamenti ambientali o atteggiamenti proclivi al reato può rendere attuale il pericolo di reiterazione anche quando i fatti siano avvenuti in una situazione di ordine pubblico eccezionale

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