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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36284/2022 del 26/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro probatorio emesso dal Pubblico Ministero (11/02/2021). Il ricorrente contestava la pertinenzialità dei beni sottoposti a sequestro (preparati galenici e sostanze chimiche) ritenendoli leciti e non riferibili al reato; impugnava inoltre il sequestro della copia forense del contenuto dell'intero server aziendale, delle caselle e del PC personale, deducendo violazioni degli artt. 125 e 253 c.p.p. e in particolare dell'art. 125, comma 3 c.p.p., per carenza di interesse e natura esplorativa dell'atto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondate e/o generiche le doglianze: il Tribunale del riesame aveva motivato adeguatamente il nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e i reati ipotizzati (traffico di medicinali), spiegando la necessità investigativa del vincolo reale sui materiali per acquisire ulteriori prove; quanto alla copia forense dei supporti informatici, la Corte ha condiviso che il ricorrente non ha dedotto un interesse concreto e attuale alla esclusiva disponibilità dei dati e ha formulato contestazioni soltanto in termini generici. Per tali ragioni il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiede che il ricorrente indichi un interesse concreto e attuale alla restituzione o alla esclusiva disponibilità dei dati; la Corte ha ritenuto che l'assenza di tale indicazione renda il ricorso inammissibile.

  • art. 253 cod. proc. pen.

    Norma di riferimento sul sequestro probatorio e sulla sua motivazione; la Corte ha confermato che il nesso di pertinenza va valutato in rapporto all'attività illecita contestata, anche se i beni singolarmente possono essere leciti.

  • artt. 640, 586-bis, 483 e 494 cod. pen.

    Reati contestati (riguardanti, in sostanza, il traffico di medicinali e reati documentali): la loro astratta configurabilità giustifica, se sussiste il nesso di pertinenza, il sequestro probatorio volto all'acquisizione di elementi probatori.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna per responsabilità nell'origine dell'impugnazione inammissibile; la Corte ha applicato una sanzione economica (Euro 3.000) ritenuta equa per i profili di colpa rilevati.

Massime di principio

  • Il sequestro probatorio è legittimo quando sussiste un nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e l'attività illecita contestata, anche se i singoli beni possono essere leciti in sé.
  • La valutazione della pertinenzialità si svolge in una prospettiva investigativa: il giudice può mantenere il vincolo sui beni per consentire l'acquisizione di ulteriori prove utili all'indagine.
  • Avverso ordinanze su sequestri probatori la Cassazione è ammessa solo per violazione di legge; i motivi devono essere specifici e dimostrare errori di diritto o una motivazione gravemente carente.
  • La contestazione della copia forense dei dati richiede l'indicazione di un interesse concreto, attuale e primario alla esclusiva disponibilità delle informazioni; la mera asserzione di illegittimità o la qualifica di "esplorativa" è insufficiente se generica.
  • La restituzione del supporto materiale non elimina la possibilità di contestare l'estrazione dei dati, ma per ottenere accoglimento occorre dedurre elementi univoci e specifici che provino la lesione di interessi rilevanti.

Testo integrale

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