Cassazione Penale, Sentenza n. 12750/2024 del 27/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Tribunale di Roma non convalidò l'arresto dell'indagato per furto (artt. 624, 625 c.p. con aggravanti), ritenendo la fattispecie un furto tentato perché il reo sarebbe stato osservato a distanza dagli agenti prima di essere inseguito e bloccato. Il Procuratore impugnò sostenendo che si trattava di furto consumato e che l'arresto in flagranza era legittimo, anche alla luce delle aggravanti che aumentano il massimo edittale
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso del Procuratore e ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale, ritenendo legittimo l'arresto in flagranza. La Corte ha osservato che, anche se si volesse qualificare il fatto come tentato, le aggravanti determinavano comunque un massimo edittale tale da consentire l'arresto ai sensi dell'art. 381 c.p.p. Inoltre la Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui il furto è consumato quando il reo, subito dopo l'impossessamento, viene inseguito e bloccato dalla polizia che lo aveva osservato a distanza, poiché il criterio distintivo è il conseguimento di una piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva anche per breve tempo
Norme richiamate
Stabilisce i requisiti per l'arresto in flagranza: è consentito per delitti non colposi consumati o tentati puniti con reclusione con massimo superiore a tre anni. La Corte ha ritenuto che, anche valutando le aggravanti, il massimo edittale raggiunge la soglia prevista e quindi l'arresto era legittimo
Norme relative al furto e alla sua consumazione/tentativo e alle aggravanti connesse all'uso della destrezza. La Corte ha osservato che, anche se il fatto fosse qualificato come tentato, le aggravanti aumentano il massimo della pena a livelli compatibili con l'arresto in flagranza
Aggravante richiamata nel provvedimento: l'aver approfittato di circostanze che ostacolano la privata difesa. Tale aggravante incide sul calcolo del massimo edittale per la determinazione della possibilità di arresto
artt. 379 e 278 cod. proc. pen.
Indicano che nella determinazione della pena devono essere tenute presenti le circostanze ad effetto speciale; la Corte le invoca per spiegare come le aggravanti influenzino la soglia prevista dall'art. 381 c.p.p.
Sez. 5, Sent. n. 48880 del 17/09/2018 e Sez. 5, n. 26749 del 11/04/2016 (Ouerghi)
Giurisprudenza di legittimità richiamata per affermare che l'osservazione a distanza da parte della polizia non impedisce la consumazione del furto: se il reo consegue l'autonomo possesso della cosa e viene poi inseguito e bloccato, il reato è consumato
Sez. 3, n. 14971 del 10/11/2022 (Aliotta)
Precedente richiamato per sostenere che l'annullamento, su ricorso del pubblico ministero, dell'ordinanza di non convalida dell'arresto deve essere disposto senza rinvio, atteso il carattere perentorio della fase e l'assenza di effetti concreti di un rinvio
Massime di principio
- Se il reo ottiene la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva anche per breve tempo e poi viene bloccato dagli agenti che lo avevano osservato a distanza, il furto si considera consumato e non tentato
- Le circostanze aggravanti che aumentano il massimo edittale possono rendere legittimo l'arresto in flagranza ai sensi dell'art. 381 c.p.p. anche quando sussistono dubbi sulla qualificazione tentata/consumata
- L'osservazione a distanza della polizia giudiziaria non determina di per sé la configurabilità del reato come tentato; il punto decisivo è il concreto possesso della cosa da parte dell'agente
- Su ricorso del pubblico ministero, l'annullamento dell'ordinanza di non convalida viene disposto senza rinvio quando la fase è perentoria e il rinvio sarebbe meramente formale
- In casi simili è necessario valutare in modo puntuale: a) l'effettiva autonomia del possesso della refurtiva; b) la presenza di aggravanti che influenzano il massimo edittale; c) le modalità di intervento degli agenti (osservazione, inseguimento e blocco)
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