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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48281/2023 del 04/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione avverso la conferma in appello della condanna per rapina aggravata in concorso (pena 5 anni di reclusione ed euro 1.000 di multa). Il ricorrente censura la valutazione delle prove: la Corte territoriale avrebbe ignorato o minimizzato le discrepanze tra le dichiarazioni delle persone offese sulla descrizione dell'aggressore e avrebbe valutato superficialmente l'alibi prodotto dall'imputato, sostenendo che tali criticità avrebbero dovuto portare a rivedere la valutazione di colpevolezza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte territoriale si sia confrontata con le principali deduzioni difensive e che la motivazione, pur non analitica su ogni punto, presenti un apparato logico sufficiente (doppia conforme) a giustificare il convincimento dei giudici di merito. La Corte ha altresì affermato che le critiche del ricorrente si riducono a richieste di rivalutazione meramente fattuale delle prove, sindacato non consentito in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 611, comma 1-bis c.p.p.

    Norma richiamata per la richiesta di trattazione orale; la Corte prende atto della richiesta ma questo profilo non incide sull'ammissibilità del ricorso o sulla valutazione di merito.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamato limitatamente ai limiti della enunciazione del motivo di ricorso che la Corte usa per motivare la decisione sulla base dei soli profili strettamente necessari.

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Norma sulla motivazione del ricorso che delimita il sindacato della Corte di Cassazione: per rilevare una violazione di legge occorre contestare la sussunzione del fatto nella fattispecie astratta, non una diversa valutazione delle prove.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma a favore della Cassa delle ammende a seguito dell'inammissibilità del ricorso.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. l. 18 dicembre 2020, n. 176) e successive proroghe e modifiche

    Richiamato insieme ad altri provvedimenti emergenziali (art. 5-duodecies d.l. 31/10/2022 n.162 e art.17 d.l. 22/06/2023 n.75) in relazione alla disciplina temporanea delle udienze e della trattazione orale; citazione formale senza incidenza sul merito.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per rinnovare il giudizio di merito: critiche fondate solo su una diversa valutazione delle prove sono inammissibili, salvo che si dimostri una palese illogicità o violazione di legge nella motivazione.
  • Quando nei gradi di merito vi sia una "doppia conforme" (decisioni uguali di primo e secondo grado), il giudice di legittimità richiede solo che la motivazione appaia nel suo complesso logica e coerente: non è necessario un'analisi analitica di tutte le deduzioni difensive.
  • La mera esistenza di discrepanze testimoniali non comporta automaticamente l'annullamento della condanna se la valutazione complessiva delle prove da parte del giudice di merito è congruamente motivata.
  • Per ottenere successo in Cassazione è più efficace contestare l'erronea sussunzione giuridica del fatto nella fattispecie astratta (violazione di legge) o dimostrare una motivazione manifestamente illogica/più che dubbia, piuttosto che proporre una diversa ricostruzione dei fatti.
  • L'alibi o altre prove a discarico devono essere valutati dal giudice di merito: la loro mera invocazione in sede di legittimità non è sufficiente a ribaltare la decisione, salvo che siano decisive e non adeguatamente valutate, il che deve risultare palese nella motivazione.

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