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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1186/2025 del 10/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Trieste con motivi in gran parte sovrapponibili. Controversie principali: (1) inutilizzabilità della relazione investigativa redatta da investigatori privati per conto della parte civile e violazione del contraddittorio; (2) nullità della revoca dei testimoni e mancata ammissione in sede d'appello della rinnovazione dell'istruttoria (periti/testimoni Doro e Musso); (3) violazioni logico-motivazionali nella ricostruzione dei fatti (i sinistri denunciati non si sarebbero verificati) e mancata audizione di periti e degli imputati; (4) invalidità e tardività della querela presentata da Allianz (legittimazione dei firmatari e decorrenza del termine); (5) mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p. e censura sulla subordinazione della sospensione condizionale della pena al pagamento del risarcimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per carenza di specificità o manifestata infondatezza dei motivi. In sintesi: - è stata confermata la legittimazione dei delegati di Allianz a proporre querela e la tempestività della stessa (decorrenza del termine dalla conoscenza certa emersa con la relazione investigativa); - la relazione degli investigatori privati è stata ritenuta documentale e acquisibile (art. 234 c.p.p.), la censura sulla sua utilizzabilità è stata considerata generica e non decisiva; - la doglianza sulla revoca delle prove testimoniale/consulenziali è stata ritenuta tardiva: l'eventuale nullità doveva essere eccepita immediatamente in dibattimento e si è comunque comunicata implicitamente dalla parte che ha partecipato alla discussione senza rilievi; - la valutazione di merito della Corte d'appello (che ha ritenuto non avvenuti i sinistri e ha valorizzato dichiarazioni testimoniali e documentali contrastanti) è stata giudicata coerente e adeguata e non confutata con argomentazioni nuove e specifiche in cassazione; - il diniego della non punibilità per particolare tenuità è stato confermato in relazione alle modalità e alla rilevanza del danno (indennizzo di Allianz superiore all'esiguità) e la condizione della sospensione condizionale è stata mantenuta nei termini stabiliti (per Lacerenza la recidiva specifica è stata esclusa dal giudice di merito e la pena rideterminata); - i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro ciascuno per responsabilità nella presentazione del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 642 cod. pen.

    Norma incriminatrice del delitto di truffa; applicata come titolo di reato contestato agli imputati.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. a), c), d), e) cod. proc. pen.

    Disciplina i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge, nullità processuali, mancata assunzione di prova, motivazione insufficiente); la Corte ha valutato la specificità e la rilevanza dei motivi alla luce di queste lettere.

  • art. 234 cod. proc. pen.

    Definisce i documenti in processo; la relazione degli investigatori privati è stata qualificata come documento acquisibile ai sensi di questa norma.

  • art. 124 cod. proc. pen.

    art. 124 cod. pen. (termine per la querela)

    Riguarda il termine per la proposizione della querela: la Corte ha ritenuto che il termine decorra dalla conoscenza certa del fatto, non dal semplice sospetto o dalla richiesta di risarcimento.

  • art. 37 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 37 disp. att. cod. proc. pen.

    Consente la procura preventiva a soggetti delegati di un ente: la procura preventiva ai delegati di Allianz è stata considerata valida per proporre querela.

  • art. 182, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 182, comma 2, cod. proc. pen.

    Regola la revoca dell'ammissione di prove dichiarative; la mancata tempestiva eccezione in dibattimento comporta la perdita del vizio e la sua sanatoria.

  • art. 512 cod. proc. pen.

    Consente acquisizione di dichiarazioni se il teste è deceduto; utilizzata per ammettere dichiarazioni rese da persona deceduta nel compendio probatorio.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Disciplina la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha ritenuto non applicabile il beneficio per le modalità organizzate del comportamento e l'entità dell'indennizzo.

  • art. 165 cod. pen.

    Regola la sospensione condizionale della pena e le condizioni: la Corte ha confermato la legittimità della condizione applicata all'imputato laddove ricorrevano i presupposti normativi.

  • art. 111 Cost.

    Principio del giusto processo e del contraddittorio; richiamato dalle difese ma la Corte ha ritenuto che non sia stata violata dalla acquisizione documentale della relazione privata.

  • art. 6 CEDU

    art. 6, comma 3 lett. d) Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

    Garanzie di equo processo e diritto ad esaminare i testimoni; evocata dai ricorrenti ma la Cassazione non ha ritenuto il rilievo decisivo.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per condannare i ricorrenti alle spese e ad una somma a titolo di responsabilità.

  • art. 4 Codice di autoregolamentazione astensione dalle udienze

    art. 4 del Codice di autoregolamentazione della astensione dalle udienze (Commissione di Garanzia provv. n. 0;'/749 del 13/12/2007)

    Richiamato per escludere la possibilità per il difensore di astenersi quando la prescrizione maturi entro 90 giorni; la Corte ha ritenuto non valida l'astensione invocata dal difensore.

Massime di principio

  • Relazioni di investigatori privati possono essere acquisite come documenti (art. 234 c.p.p.) ma la parte che ne deduce inutilizzabilità deve indicare specificamente quali atti sono viziati e dimostrarne la decisività per la condanna; censure generiche sono inammissibili in Cassazione.
  • Il termine per la proposizione della querela decorre dalla conoscenza certa del fatto (elementi seri e conclusivi), non dal mero sospetto o dalla prima richiesta di risarcimento; documenti probatori che chiariscono la conoscenza possono posticipare l'inizio del termine.
  • Nullità o vizi derivanti da revoca/ammissione di prove dichiarative devono essere eccepiti immediatamente in dibattimento; la mancata obiezione e la partecipazione alla discussione implicano rinuncia o sanatoria del vizio.
  • Le doglianze in Cassazione che riproducono in fatto le stesse argomentazioni già valutate e respinte dal giudice di merito sono inammissibili se non sono supportate da una specifica e motivata confutazione delle ragioni del gravame.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) va valutata tenendo conto non solo dell'entità del danno ma anche delle modalità della condotta e della capacità di offesa complessiva: importano gli elementi organizzativi e il rischio per il bene tutelato.
  • La sospensione condizionale della pena può essere subordinata ad obblighi (es. risarcimento): la reiterazione o il precedente godimento del beneficio incidono sulla possibilità di concederlo nuovamente senza condizioni (art. 165 c.p.).
  • L'astensione dalle udienze proclamata dai sindacati professionali di difensori non è sempre operativa: il difensore non può astenersi quando ciò comprometta diritti sostanziali legati alla prescrizione o al decorso di termini, e il rifiuto può essere considerato improprio dal giudice.
  • In sede di impugnazione, è fondamentale indicare con precisione quali prove si chiedono e perché sarebbero decisive; domande vague o non documentate sono destinate al rigetto.

Testo integrale

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