Cassazione Penale, Sentenza n. 1684/2022 del 17/01/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Lazzari ha impugnato la sentenza d'appello che, riformando parzialmente la sentenza abbreviata, ha revocato la sospensione condizionale della pena e confermato la condanna per rapina impropria e lesioni. I motivi di ricorso denunciavano: violazione di legge e vizio di motivazione sulla riconoscibilità della condotta e dell'elemento psicologico (dolus), illegittimità della qualificazione del fatto (si sarebbe trattato al più di furto), insufficienza probatoria fondata su presunzioni, errata applicazione dell'art. 530 c.p.p. con riferimento al nesso teleologico tra sottrazione e violenza, mancato riconoscimento dell'attenuante della riparazione integrale ex art. 62 n.6 c.p., vizio nella determinazione della pena e illegittima revoca della sospensione condizionale della pena in assenza di impugnazione da parte dell'accusa (art. 597 c.p.p.).
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondate o generiche le censure: la condotta contestata è risultata coincidente con il capo di imputazione e provata, con sussistenza dell'elemento soggettivo per la rapina impropria; le critiche generiche sull'insufficienza probatoria non soddisfacevano i requisiti di specificità del gravame; la qualificazione giuridica come rapina impropria è corretta alla luce della violenza/mminaccia esercitata per assicurarsi il possesso del cellulare; il nesso teleologico aggravante tra rapina impropria e lesioni è applicabile quando la violenza è immediatamente successiva e finalizzata al possesso/impunità; il risarcimento non è stato considerato "integrale" dal giudice e pertanto l'attenuante ex art. 62 n.6 non va riconosciuta; la determinazione della pena è stata adeguatamente motivata nel rispetto dei criteri di proporzionalità; la revoca della sospensione condizionale è legittima perché dichiarativa (art. 168 c.p.) e non configura una reformatio in peius. Il ricorrente è condannato alle spese e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
"... in particolare dapprima Lazzari Luca si faceva consegnare il telefono dal Pirolo con un pretesto (dicendo che doveva telefonare alla propria madre); poi avendo il Pirolo capito le intenzioni del Lazzari, gli si avvicinava per chiederne la restituzione, ma veniva aggredito al fianco dal El Rbii e dal terzo soggetto ignoto; quest'ultimo con due violenti schiaffi al viso faceva rovinare a terra il Pirolo, e poi lo colpiva dandogli un violento calcio alla gamba sinistra; a quel punto, mentre Squeri cercava di aiutare il Pirolo, Lazzari Luca estraeva un bastone di metallo con il quale cercava di colpire i due senza riuscirvi; inoltre il Lazzari spingeva per terra lo Squari e poi lo colpiva con diversi calci alla spalla destra"
La Corte ha ritenuto che la condotta contestata rientri nella fattispecie della rapina impropria: la violenza e la minaccia sono state usate per assicurarsi il possesso del bene e per scoraggiare la reazione della vittima, con sussistenza dell'elemento soggettivo.
Le condotte di aggressione e le lesioni sono state considerate provate e valutate autonomamente come reato di lesioni commesso in concorso, con possibile influenza sulla determinazione della pena.
art. 585 cod. pen. (lesioni personali, aggravate)
Applicata in combinato disposto con l'art. 582 per le conseguenze lesive e in relazione al concorso di persone.
art. 533 cod. proc. pen. (termini e modalità dell'impugnazione)
Invocato dalla difesa nell'ambito della questione sulla legittimità del contraddittorio e della difesa, ma la Corte ha ritenuto che non sussistesse alcun pregiudizio alla difesa né difformità tra imputazione e decisione.
art. 27 Cost.
Richiamato dalla difesa in tema di garanzie costituzionali; la Corte non ha ritenuto violati i diritti fondamentali del ricorrente con le valutazioni di merito.
La difesa sosteneva che il fatto andasse qualificato come furto; la Corte ha escluso questa ricostruzione in presenza di violenza o minaccia finalizzate al possesso.
art. 530 cod. proc. pen. (improcedibilità)
La difesa ha invocato l'improcedibilità per mancanza di nesso teleologico; la Corte ha ritenuto invece configurabile l'aggravante teleologica tra rapina impropria e lesioni.
art. 62, n.6 cod. pen. (attenuante per aver partecipato alla riparazione del danno)
Per l'applicazione dell'attenuante occorre riparazione integrale del danno; la valutazione della corrispondenza fra transazione e danno spetta al giudice, che può ritenere la riparazione non integrale anche se la parte lesa la giudica congrua.
artt. 132 e 133 cod. pen. (determinazione della pena e criteri)
La Corte territoriale ha applicato i criteri di individuazione della pena e del suo trattamento, motivando la scelta nel rispetto della proporzionalità e del potere discrezionale.
art. 597, comma 5 cod. proc. pen. (divieto di reformatio in peius)
La Corte ha ritenuto che la revoca della sospensione condizionale non costituisce una reformatio in peius nel caso di provvedimento di carattere dichiarativo che accerta il venir meno di condizioni previste dalla legge.
art. 168 cod. pen. (effetti della sospensione condizionale)
La revoca della sospensione è considerata atto ricognitivo/dichiarativo degli effetti 'ope legis' e non attività discrezionale che possa configurare peggioramento vietato.
art. 616 cod. proc. pen. (spese e ammende per ricorso inammissibile)
Usato per fondare la condanna del ricorrente al pagamento di una somma alla cassa delle ammende per inammissibilità del ricorso dovuta a colpa nell'impugnazione.
Massime di principio
- La qualificazione tra furto e rapina (propria o impropria) dipende dalla presenza e dalla finalità della violenza/minaccia: se la violenza è immediatamente connessa alla sottrazione o al mantenimento del possesso del bene, si configura la rapina impropria.
- La difformità terminologica tra capo di imputazione e motivazione non determina di per sé violazione del diritto di difesa se la descrizione fattuale contestata è coincidente e il fatto è stato adeguatamente descritto e provato.
- Le censure generiche sull'insufficienza della prova o su presunzioni devono essere articolate specificamente nel ricorso di legittimità: è richiesto un confronto puntuale con la motivazione impugnata ai sensi dell'art. 591 c.p.p.
- Per ottenere l'attenuante prevista dall'art. 62 n.6 c.p. occorre una riparazione integrale del danno e la relativa valutazione spetta al giudice, che può non ritenere sufficiente anche una transazione accettata dalla parte offesa.
- La revoca della sospensione condizionale può essere legittimamente disposta in sede d'appello anche in mancanza di impugnazione da parte dell'accusa quando si tratti di accertamento dichiarativo del venir meno delle condizioni che legittimavano il beneficio (non configura necessariamente reformatio in peius).
- Nella formulazione dell'impugnazione è essenziale indicare in modo specifico e motivato le critiche alla valutazione delle prove: motivi vaghi o ripetitivi sono frequentemente dichiarati inammissibili.
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