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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30275/2024 del 23/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva confermato il decreto ministeriale di applicazione del regime 41-bis, sostenendo la violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.: contestava l'attribuzione di un ruolo di vertice nel clan Mazzarella (affermazione che non risulterebbe da sentenze definitive), riteneva irrilevanti le condotte persecutorie verso la moglie come elemento camorristico, e chiedeva che la sua confessione (ammissione di responsabilità in appello) venisse valutata per dimostrare dissociazione. Denunciava inoltre la mancanza di elementi specifici che dimostrassero l'attuale inclusione organica nel clan e la capacità di mantenere contatti rilevanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha valutato che il sindacato di legittimità è limitato alla violazione di legge o alla totale carenza di motivazione e che l'ordinanza impugnata non soffriva di tale vizio: era motivata in modo logico e coerente, fondandosi su informative della DDA di Napoli e sul parere della DNAA, sulle precedenti condanne e su elementi oggettivi (periodo di latitanza da agosto 2017 a febbraio 2018, elevato tenore di vita senza fonti lecite, e condotte persecutorie dal carcere commesse avvalendosi di affiliati e di telefono illecito). Tali elementi, considerati congiuntamente, dimostrano la perdurante intraneità del ricorrente al clan e la sua capacità di mantenere contatti e impartire ordini, giustificando l'applicazione del 41-bis anche se non sussiste una sentenza definitiva che abbia qualificato formalmente un ruolo apicale. La confessione tardiva non è stata ritenuta sufficiente a provare una reale dissociazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 41-bis Ord. Pen.

    Limita il sindacato della Cassazione sulle ordinanze di Tribunale di sorveglianza relative al 41-bis alla sola violazione di legge; la motivazione deve essere valutata nella sua concretezza e completezza, non censurabile per mera presunta illogicità salvo carenza totale o mera apparenza

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod.proc.pen.

    Motivo di ricorso per la cassazione relativo alla motivazione della decisione impugnata; nel caso valutato, la Corte ha ritenuto il motivo infondato perché l'atto impugnato non presentava vizio di legge o carenza totale della motivazione

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione delle ordinanze sul 41-bis è limitato al sindacato di legittimità: si può censurare solo la violazione di legge o la totale mancanza/mera apparenza della motivazione, non la semplice opinabilità o apparente illogicità
  • Relazioni investigative (DDA, DNAA) e elementi di fatto oggettivi (periodi di latitanza, elevato tenore di vita non giustificato da redditi leciti) costituiscono indici rilevanti dell'attuale appartenenza e utilità di applicare misure come il 41-bis
  • Condotte poste in essere dal carcere, soprattutto mediante telefoni illeciti e l'avvalersi di affiliati per dare ordini o rintracciare persone, sono fortemente indicative della persistenza di vincoli associativi e della capacità di mantenere rapporti con l'organizzazione
  • Una confessione tardiva o un'ammissione non dispongono automaticamente la revoca del regime speciale: è necessaria una concreta e verificabile interruzione dei rapporti e una rivisitazione critica dell'attività criminale per provare la dissociazione
  • L'assenza di una sentenza definitiva che accerti formalmente un ruolo apicale non esclude che il giudice valuti complessivamente posizioni di rispetto o capacità di influenzare affiliati sulla base di condotte e circostanze concrete
  • Per contestare con successo l'applicazione del 41-bis è efficace dimostrare specifici errori di fatto o di diritto nella motivazione (es. assenza totale di elementi probatori, valutazioni arbitrarie) più che sollevare argomentazioni di mera discrepanza interpretativa

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