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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41851/2025 del 31/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduceva violazione di legge per omessa applicazione, da parte del Tribunale di Macerata, della pena accessoria prevista dall'art. 29 cod. pen. (interdizione temporanea dai pubblici uffici per cinque anni), dovuta in ragione dell'entità della pena principale inflitta (tre anni e quattro mesi di reclusione) per il reato di estorsione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente all'omessa irrogazione della pena accessoria. La Corte ha disposto l'applicazione della pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata di anni cinque. Nella motivazione la Corte ha richiamato il principio secondo cui l'omessa applicazione di una pena accessoria predeterminata nella durata costituisce vizio di legge soggetto ad annullamento senza rinvio ai sensi dell'art. 620, lett. l) c.p.p., e ha escluso la possibilità di ricorrere alla rettificazione di cui all'art. 619, comma 2, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 29 cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che, in presenza di una pena principale la cui entità comporta l'applicazione ex lege della pena accessoria, l'omessa irrogazione di quest'ultima costituisce violazione di legge e deve essere sanata.

  • art. 608 cod. proc. pen.

    Consente al Procuratore della Repubblica e al Procuratore generale di proporre ricorso per cassazione avverso sentenze che abbiano omesso l'applicazione di pene accessorie; la Corte ha richiamato tale regola come fondamento della legittimazione a ricorrere.

  • art. 620, lett. l) cod. proc. pen.

    Autorizza la Corte di cassazione ad annullare senza rinvio quando rilevi l'illegittima omessa applicazione di pena accessoria predeterminata nella durata; la Corte ha applicato tale previsione per disporre l'annullamento senza rinvio.

  • art. 619, comma 2, cod. proc. pen.

    La Corte ha escluso l'uso della rettificazione prevista da tale norma perché essa è concepita per emendare solo la specie o la qualità della pena, non per colmare l'omissione di una disposizione essenziale come la pena accessoria.

  • Sez. U, n. 47502 del 29/09/2022 (Galdini)

    Rv. 283754-01 / Rv. 283754-02

    Giurisprudenza di legittimità richiamata per il principio consolidato secondo cui l'omessa applicazione di pena accessoria prescritta e predeterminata nella durata è vizio rilevabile in cassazione e meritevole di annullamento senza rinvio, con applicazione diretta della sanzione accessoria.

Massime di principio

  • Se la legge collega l'applicazione di una pena accessoria all'entità della pena principale, l'omessa irrogazione di tale accessorio costituisce una violazione di legge e può essere impugnata in cassazione.
  • Il Procuratore della Repubblica (e il Procuratore generale) ha legittimazione a proporre ricorso per cassazione quando sia stata omessa l'applicazione di una pena accessoria obbligatoria.
  • La Corte di cassazione, quando rileva l'omessa applicazione di una pena accessoria la cui durata è predeterminata dalla legge, può annullare senza rinvio e applicare direttamente la pena accessoria (art. 620, lett. l) c.p.p.).
  • Non è possibile sanare l'omissione di una pena accessoria mediante la 'rettificazione' di cui all'art. 619, comma 2, c.p.p.; tale strumento è limitato a correzioni della specie o qualità della pena.
  • In situazioni analoghe, difensore e giudice di merito devono verificare espressamente l'eventuale obbligo di applicazione di pene accessorie al momento della determinazione della pena principale, per evitare vizio di legittimità.
  • Per il ricorrente pubblico, la strategia corretta è dedurre la violazione di legge basata sull'omessa applicazione dell'accessorio e chiedere, se ricorribile, l'annullamento senza rinvio con applicazione della sanzione accessoria quando la durata sia predeterminata.

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