Cassazione Penale, Sentenza n. 22906/2023 del 25/05/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Palermo che aveva confermato la loro responsabilità per: (a) associazione per delinquere finalizzata a rapine e ricettazioni (art. 416 c.p.); (b) plurime rapine e tentativi di rapina ai danni di furgoni per il trasporto di tabacchi; (c) ricettazione di un'autovettura rubata. Le censure principali erano: insufficiente motivazione e violazione di legge sulla configurazione dell'associazione a delinquere (pochezza della prova della stabilità e dell'indeterminatezza del progetto criminoso; contributi episodici e limitati nel tempo); vizio di valutazione circa desistenza volontaria (art. 56 c.p.) e reato impossibile (art. 49 c.p.) per alcuni tentativi di rapina; carenza della prova dell'elemento soggettivo della ricettazione (art. 648 c.p.), lamentata rilevanza indebita del silenzio e mancanza di domande specifiche; mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.); e contestazioni sul trattamento sanzionatorio e sul riconoscimento della continuazione fra reati.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto, limitatamente al tema della sussistenza del reato associativo (capo 1), i ricorsi proposti in favore di: Bronzellino Onofrio, Bronzellino Salvatore, Bronzellino Vincenzo, Ferrante Roberto, Ferrara Serafino, Parlatore Michele, Patricolo Manuel e Unniemi Cesare, annullando la sentenza impugnata per quel capo e rinviando per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Palermo. Per il resto i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili o manifestamente infondati: la conferma delle responsabilità per i reati diversi dall'associazione (rapine, tentativi, ricettazione) è divenuta irrevocabile per gli odierni appellanti; le censure relative a desistenza e reato impossibile sono state ritenute infondate o inammissibili alla stregua della giurisprudenza richiamata; le doglianze sulla ricettazione sono state rigettate richiamando il principio per cui la mancata giustificazione del possesso è indizio della conoscenza dell'illiceità; i motivi reiterativi o generici (mancanza di specificità) sono stati dichiarati inammissibili. Il ricorso di Salvatore Bronzellino è per la maggior parte inammissibile; i ricorsi di Carmelo Mattarelli e Giovanni Scalavino sono stati dichiarati inammissibili e gli stessi condannati al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 ciascuno alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
La Corte richiede per l'associazione per delinquere prova della stabilità del vincolo e dell'indeterminatezza del programma criminoso; la serialità dei reati fine da sola non basta a dimostrare l'autonomia organizzativa del consorzio.
La desistenza volontaria esige una scelta libera, non imposta da fattori esterni; la percezione della presenza delle forze dell'ordine che determini l'abbandono del proposito esclude la desistenza volontaria e, al più, può integrare il recesso attivo.
Il reato impossibile è configurabile solo quando l'inesistenza dell'oggetto sia originaria e assoluta; la valutazione va fatta con prognosi ex ante sulla base delle conoscenze dell'agente.
Per la ricettazione la mancata giustificazione del possesso è indizio significativo della consapevolezza della provenienza illecita; il silenzio del detentore può essere valorizzato come elemento probatorio senza invertire l'onere della prova.
Le circostanze attenuanti generiche richiedono elementi positivi di merito e non sono dovute automaticamente per l'assenza di elementi negativi; la gravità o la professionalità della condotta possono ostare al riconoscimento.
Richiamati dai ricorrenti in relazione al trattamento sanzionatorio e alla continuazione; la Corte ha ritenuto le questioni assorbite dall'annullamento con rinvio sul capo associativo o inammissibili se reiterative.
art. 56, 628 cod. pen.; artt. 624, 628 cod. pen. (rapina e circostanze)
La giurisprudenza citata distingue atti preparatori da atti idonei diretti a commettere la rapina; la presenza di atti idonei e non equivoci consente la configurazione del tentativo anche se poi l'evento non si verifica per cause estranee alla volontà.
art. 581 e 591 c.p.p. (specificità dell'appello)
L'appello deve essere specifico nel denunciare le ragioni di fatto e diritto contestate; la genericità o la mera reiterazione di motivi giustifica l'inammissibilità del gravame.
Massime di principio
- La mera ripetizione di reati 'scopo' non è sufficiente per qualificare un'associazione per delinquere: occorre dimostrare stabilità del vincolo, indeterminatezza del programma criminoso e ruoli chiari al suo interno.
- La desistenza volontaria richiede una decisione libera e autonoma: l'intervento o la mera percezione della presenza delle forze dell'ordine che interrompe l'azione esclude la desistenza e non produce estinzione del reato.
- Il reato impossibile trova applicazione solo quando l'oggetto manchi in modo originario e assoluto; la valutazione è una prognosi ex ante basata sulle conoscenze dell'agente al momento dell'azione.
- Nella ricettazione la mancata giustificazione del possesso è un elemento probatorio rilevante per la consapevolezza della provenienza illecita; il silenzio può valere come indizio ma non inverte l'onere della prova.
- Le circostanze attenuanti generiche non sono automatiche: occorrono elementi positivi che giustifichino la loro concessione e non bastano l'assenza di precedenti o il comportamento processuale corretto.
- In Cassazione non è consentita una nuova valutazione di merito sulla capacità dimostrativa delle prove: i motivi devono indicare specificamente il travisamento di fatti o prove per essere ammissibili.
- Motivi di ricorso generici o meramente reiterativi delle censure già proposte nei gradi precedenti saranno probabilmente dichiarati inammissibili; l'impugnazione deve enucleare i punti di dissenso con riferimento puntuale alla motivazione impugnata.
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