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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29244/2024 del 18/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale per l'espiazione della pena residua relativa alla condanna definitiva per detenzione illecita di hashish aggravata per l'ingente quantità. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 47 (commi 1-4) dell'ordinamento penitenziario, lamentando motivazione carente circa l'insufficienza di un'osservazione inframuraria di sei mesi (sostiene che la legge preveda un minimo di un mese) e l'inesistenza di ragioni ostative data la sua condotta successiva al reato (2018). Contesta inoltre la mancata valutazione del grave pregiudizio derivante dalla protrazione della detenzione (perdita del lavoro e sostentamento familiare).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che, ai fini della concessione della misura alternativa, non sia sufficiente l'assenza di fattori negativi (assenza di reati ostativi o di superamento dei limiti di pena) ma siano necessari elementi positivi che consentano un giudizio prognostico favorevole circa la rieducazione e la prevenzione della recidiva. La Corte ha confermato la motivazione del Tribunale di sorveglianza che, pur riconoscendo l'assenza di condanne pregresse, la regolare condotta inframuraria e l'idoneità del domicilio, ha evidenziato elementi ostativi: la gravità del reato, l'appartenenza del soggetto a un contesto criminale del quartiere casal bruciato con amicizie con persone pregiudicate, l'assenza di un'adeguata e approfondita osservazione inframuraria nel breve periodo decorso e il fatto che la pena non sia prossima alla conclusione. Pertanto l'affidamento in prova è stato ritenuto prematuro e non concedibile. Per effetto del rigetto la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 47, commi 1-4, l. 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    art. 47, commi 1, 2, 3 e 4 I. 26 luglio 1975, n. 354 (Ord. pen.)

    La norma richiede, per l'ammissione a misure alternative quali l'affidamento in prova, non solo l'assenza di ostatività e il rispetto dei limiti quantitativi della pena, ma anche elementi positivi che consentano un giudizio prognostico favorevole sulla rieducazione e sulla prevenzione della recidiva; nel caso concreto il Tribunale ha ritenuto tali elementi insufficienti.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali per il ricorrente quando il ricorso è rigettato; applicata dalla Corte alla parte ricorrente.

Massime di principio

  • L'ammissione a un'affidamento in prova richiede elementi positivi di rieducazione e di prevenzione della recidiva: l'assenza di condanne ostative o il rispetto dei limiti di pena non sono di per sé sufficienti.
  • Il giudice valuta con particolare attenzione il comportamento del soggetto dopo i fatti e il contesto sociale (amicizie, inserimento in contesti criminali) per stimare il rischio di recidiva.
  • Un periodo di osservazione inframuraria breve può essere ritenuto insufficiente se non permette di verificare una concreta revisione critica del passato delinquenziale; il minimo legale (es. un mese) non garantisce automaticamente l'ammissione alla misura.
  • La gravità del reato e la distanza dalla fine della pena possono giustificare il diniego della misura alternativa anche di fronte a pregiudizi personali del detenuto (perdita del lavoro), che saranno valutati in rapporto al rischio di recidiva.
  • In sede di cassazione le censure basate su una diversa lettura dei fatti non sono efficaci se non dimostrano l'insufficienza o la illogicità della motivazione: la verifica riguarda la correttezza, la coerenza e la completezza delle ragioni date dal giudice di merito.

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